Zaia e la supercazzola dei 200 metri di… “prossimità”: il suo pragmatismo inizia a vacillare?

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Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia si è sempre vantato, e del resto gli è sempre stato riconosciuto, di essere una persona pragmatica, concreta. Nelle conferenze stampa di Pasqua e Pasquetta non ha esitato a bacchettare il governo per quello che ha definito «finto lockdown» o «lockdown soft», cioè una chiusura che non è veramente tale, e un’apertura che a sua volta non è, per fortuna diciamo noi, totale.

Cioè un provvedimento né carne né pesce che rivela, ha sottolineato sempre Zaia, diverse incongruenze e ambiguità. Alcune attività che riaprono non sono indispensabili: per esempio, i gommisti sono aperti, ma non si può uscire di casa solo per farsi cambiare le gomme anche se dal 15 aprile scatterebbe l’obbligo di pneumatici estivi.

Zaia ha fatto finta di subire il decreto del governo ma ovviamente sotto sotto è ben felice di allentare il cordone e, per esempio, non ha fatto come Lombardia e Campania che non hanno recepito il dcpm e hanno tenuto chiuse le librerie, ma lo ha contingentato in due soli giorni la settimana, con il rischio di affollamento in quei due giorni.

E ancora, con una certa ironia, Zaia ha sottolineato e sbeffeggiato i paradossi del decreto governativo: «La pasticceria non può aprire, il panificio che vende paste può aprire. Uno va a comprarsi il basilico perché ha fame, ma è difficile dire che sia un motivo indifferibile. Anche un libro non è un motivo indifferibile, a meno che tu non sia uno studente che deve fare un esame» E su vivai e fioristi: «Cosa dici al poliziotto che ti ferma per strada? Sto andando a comprare na campanea de fiori?».

Nell’ordinanza di Pasquetta, però, Zaia ha tolto il divieto che imponeva di rimanere, se si esce per una passeggiata, nel perimetro dei 200 metri. Bene, allentiamo il cordone, torniamo a fare le passeggiate. Da soli, con mascherina, ma andiamo a camminare. E invece no. Zaia ha parlato di «atto di grande fiducia» riferendosi ai 200 metri, che i veneti hanno sempre rispettato, lui stesso lo ammette «i veneti i 200 metri li contano col metro». Benissimo, e adesso, qual è il nuovo limite? «201, 202, 203 metri – ha detto Zaia – ma non 4 o 5 chilometri» perché «rimane il principio della prossimità alla propria abitazione». Qua sembra che il pragmatismo di Zaia inizi a vacillare e che l’ambiguità che egli rinfaccia al governo riguardi anche la sua nuova ordinanza.

Posto, che, come ricordato dal professor Burgio, è molto raro prendere il virus per strada, mentre i luoghi più rischiosi sono ascensori, uffici, etc. (in ogni caso meglio evitare le “vasche” con tante persone, ma se uno va a camminare per agros, “solo et pensoso come Petrarca”, dovrebbe essere ok, basta non affollare il Livelòn o gli argini del Bacchiglione) i veneti, proverbialmente molto precisi, potrebbero andare in confusione.

Ricapitoliamo: si può andare a camminare, ma anche a correre, individualmente, ma con distanza di due metri tra persona e persona, e con obbligo di mascherina e guanti. Zaia ha detto che si può uscire per «sgranchirsi le gambe, ma non prepararsi per la maratona». Ma quindi, qual è il senso di togliere il divieto dei 200 metri? Dov’è il vantaggio? Da 200 a 300 cosa cambia? Zaia aumenterà di 100 metri la nostra passeggiata ogni settimana fino al 3 maggio e oltre? E, per citare lui stesso, cosa diremo al poliziotto che ci fermerà a 500 metri da casa e vorrà farci la multa? «Guardi, la vede quella? È casa mia, sono in prossimità, finché non scompare all’orizzonte sono in prossimità». E se ci fermerà a «201, 202, 203 metri» e la casa non si vede più?

Sono comprensibili lo stress e la difficoltà di dover gestire l’emergenza avendo sul groppone la responsabilità che deriva dal grande potere di un presidente di Regione, ma è altrettanto comprensibile chiedere un po’ di coerenza a chi predica pragmatismo e sbertuccia il governo, che ha la stessa, anzi di più, responsabilità sul groppone, e poi se ne esce con queste disposizioni che rischiano di creare solo una confusione che in questi delicati frangenti è pericolosa. Concludendo, dato che a Zaia piacciono le citazioni in veneto, questa volta, caro Presidente, “xe pezo el tacòn del buso”.


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Tommaso De Beni
Giornalista pubblicista nato nel Basso Vicentino nel 1987, laureato in Teoria e critica letteraria. Ex presidente dell'associazione culturale e redattore della rivista "ConAltriMezzi". Ho pubblicato racconti nelle raccolte "Write not die" ed "Escape" e poesie in siti vari e "Pagine". Ospite della trasmissione televisiva "MattinaInFamiglia" nel 2013. Ex collaboratore di PopcornTv, Notizie.it, BlastingNews e Vvox