Zafarana: “Difendere gli aiuti di Stato dalle mani delle mafie”. la Repubblica intervista il comandante generale della Guardia di finanza

Zafarana (comandante GdF) col presidente Mattarella (foto la Repubblica)
Zafarana (comandante GdF) col presidente Mattarella (foto la Repubblica)
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Di Giuliano Foschini, da la Repubblica. Poco meno di 50mila indagini in corso in tutta Italia. Ottocento milioni di euro di beni confiscati, sequestri proposti per 4,4 miliardi. Ma, soprattutto, la Guardia di finanza si presenta al 247esimo anniversario dalla sua fondazione dopo un anno intenso, difficilissimo, passato ad aiutare il Paese a uscire dalla pandemia da Covid. E a combattere chi pensa di poter lucrare proprio sull’emergenza.
Comandante generale Giuseppe Zafarana, partiamo da qui. Di questo anno resteranno, oltre al dolore per i nostri 121mila morti, le centinaia di milioni di euro spesi in nome dell’emergenza. Su molte di queste procedure (ospedali temporanei, acquisti di materiale contraffatto dall’estero) la Guardia di finanza ha in piedi diverse indagini. Che idea si è fatto dell’utilizzo del denaro pubblico in un momento drammatico come quello che abbiamo vissuto?
«Purtroppo, vicende come quella che abbiamo vissuto, così come altre in precedenza, sono viste, direi inevitabilmente, come un’opportunità dalla criminalità economica, anche di tipo organizzato, che può trovare ulteriore vantaggio sia dalle condizioni di emergenza in cui, in tali frangenti, si trova a operare la pubblica amministrazione, sia dalla condizione di debolezza del tessuto economico. In questo quadro si realizzano truffe, fenomeni corruttivi, manovre speculative, condotte collusive, abusi sia nella fase di accesso che di utilizzo delle risorse messe in campo, come è emerso dalle tante indagini alle quali ha fatto riferimento. Quello che occorre fare, come la Guardia di finanza — anche in raccordo con i soggetti responsabili delle procedure e dell’attuazione dei presidi di prevenzione — sta già facendo, è monitorare costantemente e in modo strutturale il dispiegarsi degli interventi di spesa e di sostegno, intervenendo tempestivamente sui fenomeni fraudolenti che li colpiscono, mutevoli quanto diversi sono gli strumenti adottati».
Se l’emergenza ha rappresentato per qualcuno un business, per molti lo è sicuramente la ripartenza. A partire dalla gestione del denaro che arriverà con il Recovery fund.
Che strumenti di prevenzione avete messo in atto? E soprattutto ritiene che le leggi attuali rappresentino un ostacolo o siano, invece, garanzia del rispetto delle regole?
«La gestione dell’ingente flusso di risorse pubbliche connesse al Recovery fund imporrà un delicato e non semplice bilanciamento tra semplificazione e regolazione che trova già un iniziale punto di equilibrio nell’attuale sistema normativo. Da un lato, “semplificazione” per garantire rapidità nell’erogazione della spesa e nell’esecuzione dei progetti che devono assicurare la ripresa; dall’altro, “regolazione” per prevenire abusi e favorire il sistema dei controlli. Ritengo che la scelta preferibile sia quella attuata proprio con il Piano nazionale ripresa e resilienza, il Pnrr: disciplinare la governance introducendo, al contempo, misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure. Semplificazione normativa, quindi, accompagnata però da un rafforzamento dei presidi di legalità, affidati alle amministrazioni responsabili delle misure e, a valle di questi ultimi, alla Guardia di finanza. D’altronde, il Recovery è un’opportunità straordinaria, purtroppo, anche per le imprese criminali. Ci saranno centinaia di gare d’appalto: serve prevenzione e repressione. In tempi velocissimi».
A proposito di ripartenza: in questi giorni si è parlato di alcuni abusi relativi al reddito di cittadinanza. Quanti ne avete riscontrati?
«Il lavoro con l’Inps ci ha consentito di intervenire tempestivamente sulle frodi, che abbiamo riscontrato essere basate sulla presentazione di autocertificazioni false.
Solo in questo ambito, le indagini dei reparti hanno permesso di rilevare, lo scorso anno, circa 63 milioni di euro di somme indebitamente percepite o richieste e non ancora riscosse. E di denunciare circa 5.900 persone. Ci sono evasori totali, intestatari di ville e autovetture di lusso, nuclei familiari falsamente costituiti, esponenti di associazioni criminali di stampo mafioso, già condannati in via definitiva. Numeri significativi in valore assoluto, ma che vanno letti, naturalmente, alla luce della vasta platea dei nuclei familiari beneficiari e, dunque, dell’elevata percentuale di coloro che legittimamente hanno avuto accesso alla misura. In sintesi: ritengo che questa esperienza, che ci ha visto lavorare con l’Inps, dimostri l’efficacia del dispositivo integrato tra semplificazione, audit interno e controllo di polizia. È la ricetta che dovremo usare anche per gestire i fondi del Recovery».
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