USA, Trump non molla e aizza i Proud Boys: “elezioni truccate in Georgia, difendiamo America”

Trump e guerra
Trump
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“Siete l’ultima linea per difendere l’America. Se vincono i due senatori democratici, con la maggioranza al Senato Joe Biden aprirà le frontiere all’immigrazione, aumenterà le tasse, taglierà i fondi alla polizia”. Donald Trump torna a fare il pienone in un mega-comizio elettorale. E’ a Dalton, nella Georgia settentrionale, nell’ultima serata prima del voto che in questo Stato assegnerà due seggi cruciali per la maggioranza al Senato. La folla dei fan è tornata in massa, è quella delle grandi occasioni, pigiata, senza distanziamento, con poche mascherine, tanti berretti rossi Make America Great Again. Trump rilancia le sue accuse sulle frodi: “Hanno truccato e rubato l’elezione presidenziale. Qui in Georgia avevo vinto io, hanno fatto votare i morti, i giovani sotto i 18 anni, hanno fatto sparire schede con il mio nome. Non lasciate che facciano lo stesso anche domani. Se vincono qui, non ci sarà mai più un’elezione regolare”. Poche ore prima il manager responsabile del sistema elettorale in Georgia – Stato governato dai repubblicani – in una conferenza stampa aveva confutato punto per punto tutte le accuse di Trump, dimostrandone l’infondatezza.

Trump si esibisce in un equilibrismo spericolato: molti repubblicani temono che le sue accuse sulle frodi finiscano per demotivare alcuni elettori di destra, riducendo l’affluenza alle urne. Ma lui riesce a sostenere i due opposti: che le elezioni sono truccate, e che bisogna andare a votare lo stesso, “per salvare questa grande nazione”. Kelly Loeffler, senatrice uscente e candidata repubblicana, è con lui sul palco e lo sostiene senza riserve: “Mercoledì quando si riunisce il Congresso a Washington per convalidare l’elezione, io mi opporrò”.

La Loeffler ha fatto la sua scelta di campo: contro la maggioranza dei senatori repubblicani, contro il capogruppo Mitch McConnell, decide di non riconoscere la vittoria di Biden. La stessa scelta l’ha fatta l’altro candidato repubblicano in Georgia, David Perdue, assente da questo comizio di Trump perché è positivo al Covid.

Tutti e due i candidati locali hanno temuto la vendetta del presidente uscente, hanno temuto di perdere consensi tra i suoi irriducibili. E’ una prova dell’influenza enorme che Trump continua a esercitare sulla base del partito, e che espone a emorragie di voti chi non si allinea con lui. Qui in Georgia il voto anticipato vede i democratici in vantaggio. Potrebbero riuscire a ripetere il miracolo del 3 novembre, quando Biden strappò per 12.000 voti la Georgia, Stato del Sud tradizionalmente conservatore. Se dovessero vincere i due candidati democratici, il reverendo Raphael Warnock erede di Martin Luther King, e il 33enne Jon Ossof, tutti gli equilibri nazionali cambierebbero: il Senato passerebbe ai democratici dando a Biden un margine di manovra per realizzare la sua agenda di governo. Perciò Trump è venuto in soccorso ai due repubblicani, perché vuole un Senato “che dica no, no, sempre no a Biden e ai suoi piani socialisti”.

La divisione in campo repubblicano è ormai esasperata. A livello locale e in tutta l’America. Qui in Georgia Trump ha fatto pressione sul segretario di Stato, il repubblicano Brad Raffensperger, perché alterasse la conta dei voti ormai certificata ufficialmente. La telefonata di pressioni e minacce è stata pubblicata integralmente dal Washington Post. Raffensperger ha tenuto duro, come altri repubblicani che hanno certificato la vittoria di Biden in diversi Stati-chiave. Nel comizio Trump lo attacca duramente: “Quel pazzo del vostro segretario di Stato”. La spaccatura nel Grand Old Party è drammatica a livello nazionale. Dieci ex ministri della Difesa, tra cui dei notabili repubblicani come Dick Cheney e Donald Rumsfeld, hanno firmato un appello per diffidarlo pubblicamente dalla tentazione di usare le forze armate in un colpo di mano finale. Contro i senatori e deputati repubblicani che si apprestano a “tradire” il loro capo, è in arrivo a Washington una manifestazione proprio in coincidenza con la seduta del Congresso mercoledì 6. Si temono violenze, e stasera nella capitale è stato arrestato un capo dei Proud Boys, gruppo estremista pro-Trump. La sindaca di Washington ha mobilitato la Guardia Nazionale per prevenire disordini. In questo clima infuocato si distingue la calma di Biden. E’ stato anche lui in Georgia oggi: ad Atlanta, poche ore prima del comizio di Trump, il presidente-eletto ha parlato in un evento molto più contenuto, un comizio drive-in. Ha accusato Trump di “pensare solo a se stesso, non alla nazione stremata dalla pandemia”. Ha fatto una sola allusione indiretta alla telefonata-galeotta col presidente e agli ultimi tentativi di inficiare l’elezione: “Negli Stati Uniti il potere deriva dalla volontà popolare, nessuno può sequestrarlo”.

Trump invece mette sotto pressione anche il proprio vice, Mike Pence, che in base alla Costituzione presiederà i lavori del Congresso mercoledì: “Deve stare dalla nostra parte”. C’è poco che Pence possa fare, però, visti i numeri che sembrano escludere un golpe parlamentare dell’ultima ora per ribaltare il verdetto degli elettori.

Federico Rampini su Repubblica

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