Una generazione privata della serenità. “Agorà. La Filosofia in Piazza”: sugli squilibri psicologici ed evolutivi della DaD

Sugli squilibri psicologici della DaDla DaD
Sugli squilibri psicologici della DaD
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Padova: nell’ultimo anno il 95% dei ricoveri nell’Unità operativa complessa di Neuropsichiatria infantile dell’azienda Ospedale-Università di Padova è avvenuto in situazioni d’urgenza e l’accesso agli ambulatori è aumentato del 150%, nella fascia 10-17 anni, lo stesso è successo per i servizi territoriali. Crescono i tentati suicidi, gli atti di autolesionismo e i casi di disturbi alimentari gravi. A soffrire soprattutto le ragazzine che rappresentano i due terzi dei bambini e degli adolescenti che si sono rivolti ai servizi e al pronto soccorso.

Roma: disturbi mentali tra giovani e giovanissimi in aumento, 500 ricoveri al Bambino Gesù. Non era mai successo che i posti letto di neuropsichiatria infantile risultassero tutti occupati.

Pavia: sono aumentate di oltre il 50% rispetto all’anno scorso le richieste di ricovero alla Neuropsichiatria della Fondazione Mondino IRCCS di Pavia per adolescenti in grave difficoltà.

Questi sono solo alcuni degli articoli apparsi in queste ultime settimane, su alcuni quotidiani, ma l’elenco potrebbe continuare all’infinito, perché la situazione di disagio di molti bambini e adolescenti è trasversale in tutto il Paese, da Nord a Sud. Non c’è soltanto l’aumento del disagio a preoccupare, ma anche l’età sempre più bassa. Chi ha sviluppato resilienza riesce a trovare strategie efficaci per affrontare gli eventi che causano stress, mentre chi ha fragilità vede un aggravarsi delle proprie difficoltà.

Nelle nostre migliori intenzioni abbiamo la volontà di crescere bambini sereni e forti, cerchiamo di proteggerli dalla frustrazione, cerchiamo di trattarli con i guanti, ma poi la realtà dei fatti risulta piuttosto sconfortante, si parla di altro, la politica in primis che annuncia: «apertura delle scuole fino alla prima media, anche in zona rossa» e gli altri?

Se da un lato il governo ha chiari i numeri dei contagi non altrettanto si può dire sulla consapevolezza dei numeri che segnano il disagio psichico di bambini e adolescenti, come per F., una ragazzina delle medie, con disturbo dell’apprendimento, che arriva nel mio studio disorientata sui giorni della settimana e con una regressione rispetto ai livelli raggiunti, dopo solo due settimane di DaD. Oppure c’è la mamma che mi chiede una consulenza preoccupata per l’apatia in cui versa suo figlio, e ancora il papà che mi racconta quel venerdì 12 marzo quando i bambini della classe primaria di suo figlio sono usciti da scuola con le lacrime agli occhi sapendo che il successivo lunedì  non sarebbero rientrati a scuola.

Loro sono i veri dimenticati della pandemia. Dei bambini e degli adolescenti non ne parla nessuno: durante il primo lockdown si parlava addirittura dei runner e dei diritti dei cani. E loro? Dimenticati. Non a caso Papa Francesco ha affidato proprio a loro le meditazioni della Via Crucis del Venerdì Santo.

Li abbiamo trattati come untori, perché si accalcano, abbiamo pensato fossero contenti di starsene sul divano di casa e non andare a scuola, gli abbiamo negato i concerti, il cinema, le discoteche, le cene e i compleanni con gli amici, di sognare un viaggio o una vacanza e di fare sport. Li abbiamo immersi in una condizione di buio e di solitudine.

Sono stati privati della loro autonomia e di quel naturale bisogno di distanziamento dai genitori, necessario in adolescenza per costruirsi una propria identità[1], con il rischio di fare un passo indietro, verso un processo di infantilizzazione, tornando ad essere bambini sotto l’ombrello protettivo e onnipresente dei genitori.

La pandemia ha fatto “saltare” regole prestabilite e schemi consueti (perdita di routine, riduzione delle possibilità educative e ludico/esplorative all’aperto), ha fatto “respirare” un clima di ansia/paura e incertezza per il futuro.

Poi li abbiamo obbligati alla didattica digitale, che come pedagogista e psicologa considero “una sorta di palliativo all’apprendimento” nonostante i pregi può andare avanti solo per alcuni mesi, perché per apprendere, serve la relazione. Le relazioni online sono molto diverse da quelle faccia a faccia e queste, alla lunga, creano un senso di disorientamento e di disagio. Anche la loro efficacia è inferiore, perché non si riesce attraverso un PC a creare una relazione tra docente e studente, una relazione che passi anche attraverso la comunicazione non verbale. E lo stesso vale per il gruppo classe, non si riesce attraverso la DaD a ricreare una relazione che supporti l’attività didattica.

Di fronte a questa emergenza nell’emergenza, sembrerebbe naturale chiedere più posti disponibili negli ospedali, ma non è certo in questo modo in cui si può risolvere il problema, perché i veri interventi si realizzano con la prevenzione rinforzando i servizi territoriali, con più psicologi, più educatori, lavorando con le famiglie e nelle scuole.

In questo paese egoista, che invecchia e fa debiti per chi nasce, dovremo ascoltare e occuparci di una generazione privata della normalità della sua evoluzione. C’è bisogno di scuole aperte, di palestre, di scuole di danza e di musica, di piscine aperte.

Attenzione però, non si chiede di soprassedere alle norme di sicurezza, ma, nella consapevolezza che il rischio 0 non esiste in nessun luogo, di valutare e di sperimentare possibili alternative (sull’esempio di altri paesi europei), di considerare i diritti dei ragazzi e delle ragazze in un futuro immediato!

A questo proposito, segnaliamo un’importante iniziativa: “Telefono amico” del mensile «Il Basso Vicentino». Una linea nata per fornire, in modo gratuito e del tutto anonimo, un sostegno a chi sta affrontando condizioni di smarrimento o di paura, di ansia o di depressione in questo difficile periodo di pandemia. Un supporto psicologico aperto il lunedì mattina dalle 10 alle 12 e il sabato pomeriggio dalle 13 alle 14, al numero 3402750306.

[1] Fabio D. Fiorelli, L’identità tra individuo e società. Erik H. Erikson e gli studi su io, sé e identità, Armando Editore, Roma 2007.


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a cura di Michele Lucivero

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