Trump ha creato un focolaio di Covid alla Casa Bianca. Vice di Biden all’attacco: “a lui cure gratis, agli americani no”

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Paolo Mastrolilli su La Stampa

Poche ore prima del dibattito di ieri sera tra i candidati alla vice presidenza Katie Miller, portavoce di Mike Pence, ha lasciato improvvisamente Salt Lake City. Motivo: suo marito Stephen, architetto delle politiche di Trump sull’immigrazione, era risultato positivo al Covid. Un fatto drammatico, che però ha messo la sfida con Kamala Harris nel suo inevitabile contesto. La Casa Banca è diventata un focolaio di infezione, non per caso, ma per le scelte dell’amministrazione che pendono verso l’immunità di gregge. Di questo la vice di Biden ha chiesto conto al vice di Trump, anche perché lui è il capo della task force che in teoria avrebbe dovuto fermare il virus, e invece ha lasciato morire oltre 210.000 americani.

L’ex procuratrice californiana è andata all’attacco come se fosse ancora in tribunale: «Quale messaggio manda il presidente alle famiglie americane che hanno perso i loro cari per il Covid, quando dice che non dovrebbero temerlo?». È facile dire agli altri di stare tranquilli, quando tu vieni curato gratis all’ospedale militare Walter Reed da dieci dottori, ricevendo terapie sperimentali non disponibili per gli altri americani. Ma perché mai la gente normale, che rischia di restare senza assicurazione sanitaria per l’attacco ad Obamacare che sta per scattare nella Corte Suprema con la nuova maggioranza conservatrice, dovrebbe dargli retta? E ancora: «Ad aprile lei aveva detto: se guardiamo alla tendenza di oggi, per il Memorial day a fine maggio avremo questa epidemia alle spalle. Come spiega un errore di valutazione e di gestione così clamoroso?».

Kamala doveva apparire rispettosa e calma, perché Trump è un anziano di 74 anni malato, e perché è radicato il pregiudizio che le donne nere siano arrabbiate e minacciose. Però non poteva rinunciare alla determinazione, tanto nell’attaccare il governo, quanto nel difendere Biden e sé stessa.
La linea a Pence invece l’aveva data lo stesso Trump, con un tweet pubblicato di prima mattina: «Lei è molto più a sinistra di Bernie il pazzo (ossia Sanders ndr). Biden non durerebbe un mese». Quindi accusare Harris di essere un cavallo di Troia della sinistra estrema, che la usa per entrare alla Casa Bianca e prenderne possesso, quando l’età o la salute costringeranno Joe a farsi da parte. Infatti Mike ha obbedito, rinfacciando a Kamala di essere stata favorevole a “Medicare for All”, ossia la sanità pubblica che eliminerebbe le assicurazioni private. Pence però, dopo aver accettato controvoglia di essere separato dal plexiglas sul palco, sapeva che non poteva evitare il Covid. Perciò già ieri mattina il Gop aveva indicato così la linea ai surrogati: «Come capo della Coronavirus White House Task Force, il vice presidente conosce di prima mano le sfide fronteggiate dalla nostra nazione nella lotta al Coronavirus. Ha dedicato innumerevoli ore ad individuare la strategia per sconfiggere il virus con gli esperti medici. Perciò merita di combattere altri quattro anni».

Sullo sfondo si è imposta anche la disputa riguardo come aiutare i cittadini sul piano economico, dopo che martedì Trump ha annunciato la fine dei negoziati con i democratici per altri stimoli. Poi ci ha ripensato, dicendosi favorevole ad aiuti diretti per 1.200 dollari, ma forse è tardi per convincere gli elettori della sua sincerità.
Pence è stato dal principio la polizza assicurativa dei conservatori repubblicani, dopo che Trump aveva sequestrato il partito conquistandone la base. Harris grosso modo ha la stessa missione tra i liberal democratici. Gli americani però hanno guardato il dibattito come una prova generale, perché viste le condizioni e l’età di Donald e Joe, nel giro di qualche mese uno di loro due potrebbe essere presidente.

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