Teatro Comunale di Vicenza, il 10 e 11 aprile l'”Otello” in prima regionale

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Si conclude con uno spettacolo cult nella drammaturgia di tutti i tempi la Stagione di prosa al Teatro Comunale di Vicenza: sarà “Otello” di William Shakespeare, prodotto dal Teatro dell’Elfo, regia di Elio De Capitani e Lisa Ferlazzo Natoli, in programma in prima regionale, martedì 10 e mercoledì 11 aprile alle ore 20.45 a far calare il sipario sulla fortunata (e molto partecipata) stagione teatrale del Comunale. II dramma della gelosia di una delle più celebri opere shakespeariane, sarà dunque il protagonista del finale di stagione, tragedia riletta e basata sulla nuova traduzione di Ferdinando Bruni.

Gli interpreti daranno Elio De Capitani nel ruolo principale, con Emilia Scarpati Fanetti in quello di Desdemona, Federico Vanni nei panni di Jago, e ancora Alessandro Averone (Roderigo/Buffone), Cristina Crippa (Emilia), Angelo Di Genio (Cassio), Carolina Cametti (Bianca), Gabriele Calindri (Barbanzio/Graziano), Massimo Somaglino (Doge/Montano), Michele Costabile (Ufficiale/Lodovico). Per le due date di Vicenza dell’ “Otello” restano ancora dei biglietti.

Come di consuetudine nella stagione di prosa del Comunale, lo spettacolo sarà preceduto dall’Incontro a teatro che si terrà nella Sala del Ridotto, martedì 10 e mercoledì 11 aprile alle 19.30; l’Incontro sarà condotto da Cristina Grazioli, docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo e di Storia della Regia Teatrale all’Università di Padova, che accompagnerà il pubblico alla scoperta dell’intenso testo shakespeariano nell’importante rilettura realizzata dai registi del Teatro dell’Elfo. Parteciperanno all’Incontro anche alcuni degli attori in scena.

I due registi di questo “Otello” contemporaneo, Elio De Capitani e Lisa Ferlazzo Natoli realizzano la messa in scena della tragedia, che ha debuttato a Milano nell’autunno del 2016, come un racconto di suspense che diventa un po’ alla volta dramma della gelosia e del sesso, dei rapporti inter-razziali e culturali, del dubbio e del potere conturbante delle parole. Contribuiscono a creare il clima tragico, quasi sospeso, le scene di Carlo Sala con la dicotomia di chiari e scuri, di luci e ombre moltiplicate attraverso le grate, gli ori e le trasparenze di grandi sipari, e l’importante e sensibile contributo musicale di Silvia Colasanti.

Con questa nuova produzione del Teatro dell’Elfo, De Capitani prosegue il lavoro su Shakespeare; dopo “Sogno di una notte di mezza estate”, “Amleto” e “Il Mercante di Venezia” mette in gioco anche il suo talento d’attore, andando in scena attorniato dall’ensemble dell’Elfo, ma anche da numerose giovani promesse. Protagonista assoluto della tragedia, rappresentata per la prima volta nel 1604, il nodo indissolubile tra l’io e l’altro, tra il simile e il dissimile, il dubbio e la potenza manipolatoria delle parole, che danno fondamento e giustificazione alla propria xenofobia, misoginia e alle tante forme d’intolleranza sociale e privata di cui si compone la società, ieri come oggi. Un lavoro incalzante e senza respiro intorno ad una creatura innocente irretita e spinta ad una morte atroce in una camera in fondo ad una fortezza. Jago è certo un manipolatore, un ?untore ideologico’, ma in questo nuovo Otello nessuno sembra immune dal suo contagio e da quello di tutti i pregiudizi che condizionano le vite di tutti, fino a che, nel precipizio del dramma, sul corpo senza vita di Desdemona, Emilia farà una formidabile ?uscita dal copione’ di Jago, svelandone pubblicamente la macchina di odio, gelosia e menzogne.
Dell’intenso spettacolo, i due registi scrivono “Mettere in scena Otello oggi è un modo per fare i conti con la singolare attrazione che la vicenda del Moro esercita in tutti noi, come un congegno misterioso messo lì per ‘innescare’ una risposta emotiva sui presupposti ideologici e i fantasmi dell’inconscio collettivo con cui una società costruisce i propri parametri proiettando ‘fuori di sé’, sullo straniero, tutto ciò che ha di inconfessabile”.

La forza dell”attualità dell’opera shakespeariana ci riporta così ai peggiori episodi di cronaca di oggi: il grande bardo, che vede tutto, scrive in “Otello” la tragedia del femminicidio, la violenza che il maschio esercita sulla donna per il puro piacere di reprimerne la presenza in se stesso e nel mondo. “Ciò che colpisce nella messinscena di Otello è un tono diffuso di tragica normalità, quella del protagonista, un generale disorientato che più che cadere nelle trappole di Jago, frana in se stesso nelle sue debolezze, nei dubbi che lo porteranno a vedere il marcio in un’essenza di purezza, quale prima considerava Desdemona. La normalità di Jago, risiede nel fatto che egli è semplicemente il male, gratuito, fine a sé stesso, che stupefà e spaventa perché può abitare in chiunque. E ogni mossa pesa sull’ordito fitto dei sentimenti fino a distruggerlo” (Magda Poli).
Per le due date dell’Otello del Teatro del’Elfo a Vicenza (durata 3 ore) restano ancora dei biglietti.

I biglietti per lo spettacolo sono in vendita alla biglietteria del Teatro, in Viale Mazzini, 39 ([email protected], tel. 0444.324442), aperta dal martedì al sabato dalle 15.00 alle 18.15, e un’ora prima dello spettacolo; online sul sito del teatro tcvi.it, in tutte le filiali di Intesa Sanpaolo ex Banca Popolare di Vicenza e dalla App TCVI.
Costano: 29 euro il biglietto intero, 23 euro il ridotto over 65 e 15 euro il ridotto under 30.

 

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