Sotto razzi di Hamas è morta Nadine Awad, araba di Israele: testimonianza di Bassem Eid, fondatore Palestinian Human Rights Monitoring Group

Nadine Awad, araba cittadina di Israele
Nadine Awad, araba cittadina di Israele
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Quando si colpiscono con i razzi città per la maggior parte abitate da popolazione mista, è ovvio che i razzi non chiedono il documento d’identità, né la religione per colpire. È morta così una sedicenne, Nadine Awad, araba cittadina di Israele, con lei è morto anche il padre, un cinquantunenne. Arabi musulmani assassinati per mano di arabi musulmani, con colpi di missili partiti da cittadini musulmani della striscia di Gaza.

La casa di Nadin Awad (AP Photos/Heidi Levine)
La casa di Nadin Awad (AP Photos/Heidi Levine)

Anche Nadine, come qualsiasi adolescente nel mondo se n’è andata con la sua valigia di sogni. “So che suona come un clichè e dicono sempre che le persone migliori sono quelle che perdono la vita, ma Nadine era davvero una ragazza molto, molto speciale”, ha detto la sua preside  Shirin Natur Hafi a radio Reshet Bet. Il suo percorso di studio era indirizzato a chimica biologica ed era già coinvolta in progetti scientifici tra scuole ebraiche della zona e scuole americane, tramite lo Schneider Medical Center di Petah Tikva.

E questa è la traduzione della testimonianza di Bassem Eid, un palestinese di Gerusalemme Est, fondatore del Palestinian Human Rights Monitoring Group.

https://blogs.timesofisrael.com/this-has-nothing-to-do-with-sheikh-jarrah/

Bassem Eid, un palestinese di Gerusalemme Est, fondatore del Palestinian Human Rights Monitorin Group
Bassem Eid, un palestinese di Gerusalemme Est, fondatore del Palestinian Human Rights Monitorin Group

Mentre scrivo queste righe, piovono razzi da Gaza su Israele e vengono fomentate proteste violente nelle città del paese. Si contano già dei morti a causa di questa violenza insensata, e ne seguiranno sicuramente altri nei prossimi giorni.

Come palestinese che vive a Gerusalemme sono frustrato e infuriato, e non posso che incolpare Hamas. I fanatici che governano Gaza con pugno di ferro non sanno resistere all’opportunità di aizzare violenze anti-ebraiche per il loro tornaconto politico. Se nel farlo muoiono innocenti ebrei e musulmani, per loro è tanto di guadagnato.

Il pretesto per quest’ultimo fuoco di fila missilistico e per l’istigazione sui social network è Sheikh Jarrah, dove era prevista un’udienza in tribunale su una controversia legale di antica data: una questione privata tra ebrei in possesso di un vecchio atto di proprietà risalente al XIX secolo e gli abitanti arabi di quattro case che ci vivono da decenni e non vogliono pagare l’affitto. È il genere di causa che dovrebbe essere definita da un tribunale locale. Il che potrebbe accadere in qualsiasi altro paese senza alcun interessamento pubblico. Ma questa è Gerusalemme, quindi tutto deve essere visto nel contesto della situazione politica. E bisogna anche chiedersi: chi può trarre vantaggio dalla violenza politica in questo momento?

Bandiere di Hamas venerdì scorso nella spianata delle moschee sul Monte del Tempio a Gerusalemme

Dopo che il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha annullato le tanto attese elezioni, Hamas ha semplicemente intravisto un’occasione che non poteva lasciarsi sfuggire, sfruttando la situazione di Sheikh Jarrah in un’atmosfera già tesa tra la festività musulmana di Leylat Al Qadr e la Giornata di Gerusalemme. Hamas ha lanciato una campagna sui social network esortando i palestinesi a fomentare violenze durante le proteste a Gerusalemme e altrove. Spingono i giovani palestinesi a gettare via la loro vita lanciando pietre e ordigni incendiari contro la polizia.

I tumulti capeggiati da Hamas davanti dalla moschea di al-Aqsa dimostrano che non è la polizia israeliana quella che mette in pericolo i fedeli impedendo ai musulmani di pregare. Hamas ha aizzato le folle e ha provocato le violenze con il preciso intento di intrappolare Israele nell’accusa di pulizia etnica. Cosa ancora più eloquente, i capi di Hamas hanno poi ordinato il lancio di centinaia di razzi sulle principali città israeliane. Molti di loro lo hanno comodamente fatto dalle loro lussuose ville a Doha, Damasco o altrove, sapendo benissimo di essere al sicuro da qualsiasi contraccolpo. È importante ricordare che la propensione di Hamas per l’assassinio di innocenti è quasi pari alla sua inetta incompetenza, che è in parte la ragione per cui uno su tre dei loro razzi si schianta all’interno della striscia di Gaza, dove le uniche vittime possibili sono palestinesi. A quanto risulta, hanno anche bombardato Abu Ghosh, un antico villaggio arabo (e presso Lod hanno ucciso un padre e la figlia arabi musulmani ndr).

Questo scontro in realtà non è dovuto a quattro case a Gerusalemme est. E’ dovuto a Hamas, che vede la possibilità di tornare al centro della scena e aumentare la propria influenza e il proprio controllo sui palestinesi a Gerusalemme e altrove. Non bevetevi le loro notizie false, non permettetegli di minimizzare la loro responsabilità. Nelle prossime ore, purtroppo, è assai probabile che sia ebrei che musulmani moriranno perché Hamas ha individuato nella violenza il suo vantaggio politico. Non dimenticatelo.

(Da: Times of Israel, 12.5.21)

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Nata a Vicenza il 25 gennaio 1954, studentessa mediocre, le bastava un sette meno, anche meno in matematica, ragazza intelligente, ma poca voglia di studiare, dicevano i suoi professori. Smentisce categoricamente , studiava quello che voleva lei. Formazione turistica, poi una abilitazione all’esercizio della professione di hostess di nave, rimasta quasi inutilizzata, un primo imbarco tranquillo sulla Lauro, un secondo sulla Chandris Cruiser e il mal di mare. Agli stipendi alti ha sempre preferito l’autonomia, ha lavorato in aziende di abbigliamento, oreficeria, complemento d’arredo, editoria e pubbliche relazioni, ha girato il mondo. A trent’anni aveva già ricostruito la storia degli ebrei internati a Vicenza, ma dopo qualche articolo, decise di non pubblicare più. Non sempre molto amata, fa quello che vuole, molto diretta al punto di apparire antipatica. Dove c’è bisogno, dà una mano e raramente si tira indietro. E’ generosa, ma molto poco incline al perdono. Preferisce la regia alla partecipazione pubblica. Frequenta ambienti ebraici, dai riformisti agli ortodossi, dai conservative ai Lubavitch, riesce nonostante il suo carattere a mantenere rapporti equilibrati con tutti o quasi. Sembra impossibile, ma si adegua allo stile di vita altrui, in casa loro, ovviamente.