Shoah, Paola Farina e le pietre d’inciampo “che non ci saranno mai, come a Giado. Ebrei dimenticati dopo il 27”

Victor Hasson norto a dieci anni a Giado, foto Yad Vashem
Victor Hasson norto a dieci anni a Giado, foto Yad Vashem
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Le Pietre di Inciampo che non ci saranno. Mai. Pochi sanno del progetto hitleriano che si spinse fino al Nord Africa, e volto a minare una delle più antiche comunità ebraiche della diaspora: la comunità degli ebrei libici. Ebrei libici che avevano creduto nell’Italia e nel duce in camicia nera e che furono poi vittime delle leggi razziali. Io penso anche a questi ebrei che non avranno mai le Pietre di Inciampo, e che sono morti in Paesi che non vengono mai condannati dalle Nazioni Unite, nemmeno se sequestrano marinai padri di famiglia.

Agiv e ida Yehudit, morti a Giado, foto Yad Vashem
Agiv e ida Yehudit, morti a Giado, foto Yad Vashem

Uno di questi Paesi è proprio la Libia con il suo record di 712 ebrei (come dalla memoria prodotta). Uno strazio che ha colpito più gli ebrei bengasini di quelli tripolini e allora vorrei chiedere, anche se non so a chi, se posso iniziare una ricerca per posare le pietre, ma so già quale potrebbe essere la risposta visto che Gheddafi ha costruito autostrade sopra i cimiteri ebraici, chi profana o rende edificabili aree cimiteriali non ha rispetto né per la religione, né per la memoria. Dovrei confrontarmi con gli attuali Governi di Tripoli e di Bengasi e con lo stato Islamico IS e Ansar al Shari a Tuareg, lontani dalle condanne dell’ONU. A chi possano interessare, se non ai familiari, queste Pietre di Inciampo? E dove non c’è largo interesse, non c’è aiuto.

Victor Hasson norto a dieci anni a Giado, foto Yad Vashem
Victor Hasson norto a dieci anni a Giado, foto Yad Vashem

Ritornerò in questi giorni sulle vittime dimenticate di Giado, sto raccogliendo delle testimonianze e se non lo farò per il 27 gennaio, lo farò in un giorno qualsiasi, perché per me, la memoria è ricordo tutti i giorni. Agire sulla memoria degli Ebrei morti nel campo di Concentramento di Giado, congiungendola all’infinito percorso geografico di tutte le vittime del nazismo è un dovere morale, al quale chi insegna la Shoà nelle scuole non può sottrarsi. Non si è trattato di esistenze bruciate in un universo separato, è lo stesso universo che le ha accompagnati verso la morte.

 

Le pietre d’inciampo sono posate in memoria delle vittime del nazismo, indipendentemente da etnia e religione. La prima, per esempio, fu posata a Colonia in ricordo di mille tra Sinti e Rom deportati nel maggio del 1940. Premetto che il mio pensiero sulle Pietre di Inciampo è cambiato nel corso degli anni: mi piaceva il progetto all’inizio, quando era vera Memoria ed erano dedicate a Ebrei, Zingari, Testimoni di Geova e inermi cittadini. Se una persona mi chiede di aiutarla nella ricerca e nella pratica, non mi sottraggo dall’aiuto e lo faccio a titolo gratuito, indipendentemente dalla sua religione.

Naim Abraham deceduto a Giado, foto Yad Vashem
Naim Abraham deceduto a Giado, foto Yad Vashem

Esiste un protocollo per la posa, anche se mi sembra si sia allargato molto negli ultimi anni. Forse troppo. Preferivo le prime pose, quando i diktat erano più stringenti e quando prevaleva la Memoria pura e non l’interesse di Istituzioni e Associazioni, spesso politicizzate, o della politica. Già quella politica salamelensa che ama gli ebrei il 27 gennaio e li dimentica tutti gli altri giorni dell’anno. Quella politica che continua a dichiararsi amica degli Ebrei e di Israele ma vota all’Onu risoluzioni a gogò contro Israele. Nel 2020 Israele è stato condannato per vari crimini 17 volte ma sulla situazione dei diritti umani in Cina, Venezuela, Arabia Saudita, Turchia, Pakistan, Vietnam, Algeria o in altri 175 paesi nessuna condanna. Una vergogna.

Se non ci fosse stata la Shoah forse non ci sarebbe Israele e se ci fosse stato Israele, forse non ci sarebbe stata la Shoah o ci sarebbe stata comunque, perché gli effetti della cattiveria umana sono irrefrenabili, ma con molte meno vittime. E adesso arriva il Giorno del riscatto, il rilancio della comprensione con Manifestazioni e Pose di Pietre di Inciampo…per favore, rispettate la Memoria, quella con la M maiuscola che sembra non appartenervi. Il sindaco di Milano arriva a paragonare Greta Thunberg ad Anna Frank, proprio in un’Italia “molto sensibile” alle manifestazioni per la Memoria, con calendari ricchi di programmi, eccellenti patrocini, i cui enti patrocinanti non si accorgono nemmeno che non patrocinano il Giorno della Memoria, ma la giornata, anzi le giornate. Perché, in realtà, il 27 gennaio è il “Giorno” della memoria, non la “giornata”. Anche io una volta sbagliavo, però crescendo ho imparato. Come dovremmo fare tutti. Abbiate fiducia nelle Istituzioni perché dopo il 27 gennaio del 2021, arriverà il 27 gennaio del 2022.

 

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Paola Farina
Nata a Vicenza il 25 gennaio 1954, studentessa mediocre, le bastava un sette meno, anche meno in matematica, ragazza intelligente, ma poca voglia di studiare, dicevano i suoi professori. Smentisce categoricamente , studiava quello che voleva lei. Formazione turistica, poi una abilitazione all’esercizio della professione di hostess di nave, rimasta quasi inutilizzata, un primo imbarco tranquillo sulla Lauro, un secondo sulla Chandris Cruiser e il mal di mare. Agli stipendi alti ha sempre preferito l’autonomia, ha lavorato in aziende di abbigliamento, oreficeria, complemento d’arredo, editoria e pubbliche relazioni, ha girato il mondo. A trent’anni aveva già ricostruito la storia degli ebrei internati a Vicenza, ma dopo qualche articolo, decise di non pubblicare più. Non sempre molto amata, fa quello che vuole, molto diretta al punto di apparire antipatica. Dove c’è bisogno, dà una mano e raramente si tira indietro. E’ generosa, ma molto poco incline al perdono. Preferisce la regia alla partecipazione pubblica. Frequenta ambienti ebraici, dai riformisti agli ortodossi, dai conservative ai Lubavitch, riesce nonostante il suo carattere a mantenere rapporti equilibrati con tutti o quasi. Sembra impossibile, ma si adegua allo stile di vita altrui, in casa loro, ovviamente.