Senzatetto, migranti e carcerati, le statistiche: l’altra faccia del lockdown da Covid in Veneto

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Non avere un’abitazione in cui stare è una condizione esistenziale già di per sé precaria e insicura, che necessita di supporto quotidiano: trovare un luogo dove farsi una doccia, dove recuperare vestiti puliti, dove poter dormire o mangiare. Ma anche avere un luogo, dove oltre a queste cose, si possa anche stare sufficientemente da soli e isolati è importante, ed è emerso con forza proprio nel 2020 a causa del Coronavirus. Le misure di sicurezza contro l’epidemia di Covid hanno pesato per la minore possibilità di erogare servizi da parte delle strutture che normalmente li forniscono: mense e dormitori hanno impiegato del tempo per riorganizzare i servizi in sicurezza. L’ultima indagine Istat del 2014 stima in 50.724 le persone
senza fissa dimora che in Italia utilizzano un servizio di mensa o accoglienza notturna, 9.149 delle quali sono nel Nord-est, di cui quasi 3.400 in Veneto.

Se il virus si diffonde più velocemente tra individui che stanno a stretto contatto, vivere in strutture condivise con altre persone e con operatori che vi entrano ed escono rappresenta un elemento di ulteriore vulnerabilità. Tra le forme delle convivenze collettive strutturate soggette alle criticità dell’epidemia da Covid-19, si includono i Cas, Centri di accoglienza straordinaria per richiedenti asilo e protezione internazionale. Al 31 luglio 2020 nei Cas del
Veneto risiedono 4.701 persone; altre 631 persone sono ospitate nel sistema Siproimi, composto dalla rete degli enti locali che operano in collaborazione con il privato sociale e i soggetti del terzo settore per l’accoglienza di seconda istanza, con percorsi di inclusione e avviamento all’autonomia.

Nel complesso, si tratta di 5.332 persone, il 6% del totale nazionale. Un’indagine dell’INMP1, condotta tra febbraio e giugno 2020, ha rilevato che nella nostra regione in 10 strutture vi erano ospiti contagiati per un totale di 36 persone, evidenziando come i contagi fossero più frequenti nelle strutture più affollate. Anche gli istituti penitenziari, avendo le caratteristiche di convivenze strutturate ancorché coatte, soffrono le stesse criticità; in Veneto, all’inizio della pandemia, nei nove istituti penitenziari erano presenti 2.638 persone. Il tasso di sovraffollamento complessivo era di 135,8 detenuti ogni 100 posti, più elevato rispetto a 5 anni fa, ma con situazioni più critiche a Venezia e a Verona. Tutto questo si traduce in
condizioni di vita in carcere molto difficili, anche da un punto di vista igienico. Gli interventi di alleggerimento del Ministero hanno portato a un relativo miglioramento e oggi si contano 120 detenuti ogni 100 posti.

 

(Fonte:Statistiche Flash-Regione del Veneto)

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