Senso e valori, senso e lavoro, Mario D’Angelo per Agorà: senza pane non si vive, ma non si vive di solo pane

Senso e valori
Senso e valori
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C’è il problema, gravissimo, di chi il lavoro non ce l’ha; c’è il problema, gravissimo, di chi il lavoro ce l’ha, ma è precario e pagato troppo poco; e c’è il problema di chi il lavoro ce l’ha, magari è anche stabile e pagato dignitosamente, ma è insoddisfatto del proprio lavoro, non è appagato dal proprio lavoro. Anche questo è un grave problema, considerato che interessa milioni di persone e che è causa di grande sofferenza per esse. È su quest’ultima situazione che mi concentrerò e su cui voglio proporre una breve riflessione.

In un articolo del giornalista tedesco Kolja Rudzio si riportano i risultati di alcune ricerche secondo le quali «Molte persone sono scontente o stanche del lavoro che fanno. Spesso non lo cambiano perché non ne hanno la possibilità o gli manca il coraggio […] Tre lavoratori su quattro si limitano a fare il minimo indispensabile, in modo diligente e puntuale, ma senza entusiasmo […] Chi non cambia mai, ogni anno che passa diventa un po’ più insoddisfatto»[1].

Il punto è, ed è questa la mia tesi, che senza pane non si vive, ma non si vive di solo pane: vivere solo per il pane, per i soldi, è un ben misero vivere, che prima o poi rende insoddisfatti, inappagati, infelici. Infatti, come ci ha insegnato lo psichiatra e filosofo austriaco Viktor Frankl, quando anche abbiamo soddisfatto i nostri bisogni fisici, psichici e sociali, rimane necessario, per noi esseri umani, vivere l’esperienza del senso di quello che facciamo, altrimenti soffriremo di un “disagio esistenziale”, di un “vuoto esistenziale”, perché la nostra più umana e più fondamentale esigenza è appunto quella di senso. E, d’altra parte, l’esperienza del senso ci mette anche in grado di sopportare durissime situazioni materiali e/o sociali, in cui non avremmo mai voluto trovarci, persino situazioni-limite: tutto ciò Frankl non lo ha solo teorizzato, ma lo ha anche dimostrato con la sua stessa vita, sopportando l’esperienza del lager di Auschwitz, in cui era stato internato in quanto ebreo e a cui è sopravvissuto, dando senso alle sue giornate, per esempio aiutando gli altri, e testimoniandolo nello splendido libro Uno psicologo nei lager [2]. Del resto, la tesi fondamentale di Frankl della possibilità e della necessità di vivere l’esperienza di senso è anche alla base della Logoterapia e analisi esistenziale, da lui fondata, ed è sostenuta in molte opere, tra cui, oltre a quella appena citata, anche Senso e valori per l’esistenza e Logoterapia e analisi esistenziale[3].

L’esperienza del senso la viviamo solo se siamo consapevoli del perché facciamo quello che facciamo e se questo “perché” non si riduce al pane, ai soldi: l’esperienza di senso la viviamo se con quello che facciamo realizziamo valori, se “il perché” di quello che facciamo consiste in valori come, per esempio, l’amore, l’amicizia, la libertà, la creatività, la bellezza, l’intraprendenza, la solidarietà, la giustizia, ecc. Certo, la questione di cosa sono i valori è complessa e ha una lunga storia filosofica: su di essa sono illuminanti, direi fondamentali, oltre alle pagine di Frankl, quelle della filosofa italiana Roberta De Monticelli[4].

Ecco, questa esperienza di senso è fondamentale viverla nel proprio lavoro, a cui dedichiamo così tante ore della nostra giornata, per cui è importante che tali ore siano appunto sensate, siano ore in cui appunto viviamo e non ore in cui sospendiamo l’esistenza in attesa di vivere solo dopo il lavoro. Se il lavoro che facciamo è quello che ci piace, quello che avremmo voluto fare e che abbiamo scelto, allora siamo fortunati ed è bene non sprecare questa fortuna, essendo sempre consapevoli, appunto, del perché ci piace e lo facciamo, di quali valori realizziamo facendolo. Se il lavoro che facciamo è quello che avremmo voluto fare e che ci piaceva, ma ora non ci piace più, perché è possibile che noi nel tempo si cambi; oppure se il lavoro che facciamo non lo abbiamo scelto e non ci è mai piaciuto: allora, se possiamo cambiare lavoro, l’articolo suddetto di Rudzio racconta le esperienze positive e di successo di chi, anche a età avanzata e anche rischiando, ha cambiato completamente lavoro.

Ma, concludo io, se il lavoro che facciamo non ci piace più o non ci è mai piaciuto, e se per ipotesi non possiamo cambiare lavoro, è necessario ma anche possibile dare a questo lavoro comunque senso, trovando comunque il modo di realizzare valori facendolo, per esempio relazionandosi ai colleghi o ai clienti in un certo modo, oppure mettendo comunque a frutto le proprie capacità e realizzando valori come per esempio la competenza, la affidabilità, l’intraprendenza, la collaborazione, ecc. Come ha ben argomentato Alberto Peretti nel libro I giardini dell’Eden[5], sostenendo in modo approfondito e articolato la tesi secondo la quale il lavoro può e deve essere riconciliato con l’esistenza, ogni lavoro può, e deve, se nel lavoro vogliamo veramente vivere e non sospendere la nostra esistenza, essere una occasione di senso.

[1] K. Rudzio, Che bello cambiare vita, «Internazionale», n. 1355, 2020, pp. 56-59.

[2] V.E. Frankl, Uno psicologo nei lager, Ares, Milano, 1999.

[3] V.E. Frankl, Senso e valori per l’esistenza, Città Nuova, Roma, 1998; V.E. Frankl, Logoterapia e analisi esistenziale, Morcelliana, Brescia, 2001

[4] R. De Monticelli, La questione morale, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2010; R. De Monticelli, Al di qua del bene e del male, Einaudi, Torino, 2015.

[5] A. Peretti, I giardini dell’Eden. Il lavoro riconciliato con l’esistenza, Liguori Editore, Napoli, 2008.


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Prof. Mario D’Angelo

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Docente di ruolo di Storia e Filosofia presso il Liceo Statale “Corradini” di Thiene (VI); docente a contratto di Linguistica e Filosofia del linguaggio per il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova (Corso di Laurea in Logopedia); Direttore della SAFICOF – Scuola di Alta Formazione in Counseling Filosofico; Vice-Presidente dell’Associazione Pro Senectute di Vicenza; counselor filosofico, certificato da AssoCounseling – Associazione Professionale di Categoria (con la qualifica di Supervisor Counselor e Trainer Counselor); operatore di Training Autogeno, certificato da ICSAT – Italian Committee for the Study of Autogenic Therapy and Autogenic Training. Esperto di tematiche relative alla mente, al linguaggio, alla comunicazione, al rapporto tra pensieri ed emozioni e al disagio esistenziale. Autore di diversi articoli pubblicati su riviste specializzate e co-curatore del volume Counseling filosofico e ricerca di senso (Liguori Editore, 2008). È convinto che la filosofia possa e debba vivere anche fuori dal Liceo e dall’Università, incontrando le persone e accompagnandole nella loro ricerca di senso, nella loro ricerca di chi sono e di chi vogliono essere, nel loro desiderio di stare meglio con se stesse e con gli altri. È titolare di Modus in Rebus – Studio di Counseling Filosofico, a Vicenza. Il suo blog è https://mariodangelo.wordpress.com/

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Docente di ruolo di Storia e Filosofia presso il Liceo Statale “Corradini” di Thiene (VI); docente a contratto di Linguistica e Filosofia del linguaggio per il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova (Corso di Laurea in Logopedia); Direttore della SAFICOF – Scuola di Alta Formazione in Counseling Filosofico; counselor filosofico, certificato da AssoCounseling; operatore di Training Autogeno, certificato da ICSAT. Autore di diversi articoli pubblicati su riviste specializzate e co-curatore del volume Counseling filosofico e ricerca di senso (Liguori Editore, 2008). È convinto che la filosofia possa e debba vivere anche fuori dal Liceo e dall’Università, incontrando le persone e accompagnandole nella loro ricerca di senso, nella loro ricerca di chi sono e di chi vogliono essere, nel loro desiderio di stare meglio con se stesse e con gli altri. È titolare di Modus in Rebus – Studio di Counseling Filosofico, a Vicenza. Il suo sito internet è https://profmariodangelo.it/