Regole “no kebab”: Vicenza urla, urtisti a Roma “muoiono”. Veri casi vicentini di Leggi razziali: giunta e opposizioni stop, firmate per la Memoria!

Urtisti a Roma e leggi razziali: da sinistra Giuseppe Di Porto, Rubino Romeo Salmoni, Raimondo Di Neris (urtista) mostrano l’avambraccio con il numero marchiato (Foto 1978, Raccolta privata Gigli Fabio)
Urtisti a Roma e leggi razziali: da sinistra Giuseppe Di Porto, Rubino Romeo Salmoni, Raimondo Di Neris (urtista) mostrano l’avambraccio con il numero marchiato (Foto 1978, Raccolta privata Gigli Fabio)
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La polemica sulla regolamentazione del commercio in centro a Vicenza, balzata alle cronache anche nazionali come “anti kebab”, è strumentalizzata: via subito i riferimenti con le Leggi Razziali, sì al confronto sul tema complessivo del rilancio del centro storico!

L’insediamento degli esercizi commerciali ha un quadro normativo complesso e un po’ farraginoso, iniziato nel 1926 con il Regio Decreto – Legge n. 2174, convertito in legge 18 dicembre 1927, n. 2501 che introduceva un regime autorizzatorio corredato da un sistema di controlli e licenze di polizia a tutela dell’ordine pubblico e dell’ambiente. La legge è stata stravolta e variata di continuo fino al 2011 con questa premessa “costituisce principio generale dell’ordinamento nazionale la libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi natura, esclusi quelli connessi alla tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente, ivi incluso l’ambiente urbano e dei beni culturali”

Mi pare chiaro che nulla si può fare contro l’eventuale decisione comunale (eventuale perchè ancora allo stadio di proposta) come nulla hanno potuto fare gli urtisti di Roma contro la decisione della sindaca Virginia Raggi di sopprimere le storiche licenze. La legge dice, in breve, aprite attività commerciali, dove volete, senza considerare la concorrenza, ma non dove non voglio io! Rimane salda la radice base del 1927, utilizzata da tutti, destra, sinistra, centro e anarchici.

La prima volta che sentii parlare di urtisti, fu a Roma all’inizio degli anni ’70, un amico mi disse “sono figlio di un urtista”. Non sapevo esattamente di che cosa si trattasse, mi vergognavo a chiedere, capii che il termine era legato agli “urti”. L’urtista è un ambulante, il termine deriva dal piccolo urto che con la cassetta piena di santi, papi, madonne e rosari portata al collo con una cinghia di tela, veniva dato ai pellegrini di piazza San Pietro per attrarre la loro attenzione.

Sono per lo più ambulanti ebrei che hanno attraversato 150 anni di storia di Roma. La loro esistenza è datata prima dell’Ottocento. A disciplinarla, una bolla papale che autorizzava le licenze ai commercianti di religione ebraica, a quel tempo ancora confinati all’interno del Ghetto. Il loro Essere Ebrei non consentiva il commercio fuori dal loro territorio e lo Stato Pontificio concesse loro il permesso di vendere rosari ai pellegrini, perché i cattolici non volevano farlo.

Durante il fascismo fu loro assegnata una divisa. Sul loro berretto c’era l’acronimo SFVA, Sindacato Fascista Venditori Ambulanti e per tutto il ventennio resistettero nonostante il clima attorno si facesse anno dopo anno più pesante. A metterne a rischio l’esistenza, l’arrivo dei nazisti in città che li dichiararono abusivi, ma quelli che non furono identificati e deportati diversificarono il loro lavoro vendendo sigarette ai tedeschi. Ed ecco che arriva la Virgi e decine di persone perdono il loro lavoro, senza che la Comunità Ebraica sia potuta intervenire e senza che nessun politico abbia fatto qualcosa per gli urtisti. Così la Virginia ha proposto a sessantenni non pronti per la pensione la licenza di tassista! E tutto il mondo politico muto!

L’accostare la decisione, che ancora decisione non è per la precisione, del Comune di Vicenza alle leggi Razziali del ventennio è qualcosa di deplorevole e offensivo alla Memoria, e palese dimostrazione che alcuni politici e tanti radical chic che si riempiono bocca e portafoglio non sanno che cosa siano state le leggi razziali.

Ecco alcuni documenti riguardanti ebrei nel vicentino durante il periodo delle Leggi Razziali, quando le stesse erano più morbide, ovvero prima dell’8 settembre 1943, di fatto solo qualche esempio di regole riservate agli ebrei internati “quando erano liberi”, prima che la situazione precipitasse.

doc. 1 Il provveditore agli studi Ugo Zannoni, chiedeva alla Questura, il 16 settembre 1941, se il Sig. Mazliach Bikic, poteva iscrivere il figlio a scuola “Perché, secondo informazioni, sembra che il suddetto appartenente alla razza ebraica e lo stato razziale ariano è condizione indispensabile per l’ammissione alle scuole pubbliche”.

Documento del provveditore agli studi Ugo Zannoni
Documento del provveditore agli studi Ugo Zannoni

Doc. 2 del 30 gennaio 1943 è ben chiaro l’iter che Rosa Redis deve seguire per giungere a Vicenza da Campobasso.

l’iter che Rosa Redis deve seguire per giungere a Vicenza da Campobasso
l’iter che Rosa Redis deve seguire per giungere a Vicenza da Campobasso

Doc. 3 29 luglio 1943, nel quale Halavasch Elena, chiede alla Questura il permesso di andare a mangiare da Montecchio a Tavarnelle, permesso concesso dai carabinieri il 3 agosto (doc.4), ma solo per il pasto a mezzogiorno.

Richiesta di Halavasch Elena di spostarsi per consumare un pasto da Montecchio Maggiore a Tavernelle dove soltanto c'è un esercizio "adatto"
Richiesta di Halavasch Elena di spostarsi per consumare un pasto da Montecchio Maggiore a Tavernelle dove soltanto c’è un esercizio “adatto””
Autorizzazione a Halavasch Elena per spostarsi per consumare un pasto da Montecchio Maggiore a Tavernelle ma... solo per il pranzo
Autorizzazione a Halavasch Elena per spostarsi per consumare un pasto da Montecchio Maggiore a Tavernelle ma… solo per il pranzo

Prima di fare riferimenti inopportuni e offensivi alla Memoria, fermatevi, studiate e riflettete.

A giunta e opposizione, considerato che con i riferimenti razziali, vuoi per un verso o per l’altro vanno a braccetto, suggerisco un lavoro congiunto: firmare assieme il documento  “Definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto”.

 

Coalizione civica per Vicenza si richiama alle tragiche Leggi razziali contro il regolamento proposto da Giovine che, nel frattempo ricorda le "cose buone" di Mussolini
Coalizione civica per Vicenza si richiama alle tragiche Leggi razziali contro il regolamento proposto da Giovine che, nel frattempo ricorda le “cose buone” di Mussolini

Ecco, solo così si vede chi sfrutta o meno le circostanze, diversamente calate il sipario e riacquistate una maggiore dignità. E lasciate fuori dai vostri giochi il dolore della Memoria, perché dal vostro comportamento si evince che non vi appartiene; il suo utilizzo a meri fini politici dovrebbe essere proibito. Avete lavorato “bene” e in accordo sulla targa alla Memoria dei Deportati, ora traslocatela dove dovrebbe essere e cioè al Teatro Eretenio. Nessuna opposizione per il Tempietto del Cimitero Acattolico, ora ridate al Tempietto la giusta dimensione rimuovendo il cotto della siora Gigia e ripristinando lo scolo delle acque. Se volete fare le cose bene, o male, assieme, avete dimostrato di esserne capaci.

 

Commento di VicenzaPiù: siamo semplicemente d’accordo con la “nostra” Paola Farina e abbiamo… firmato

Il direttore

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Paola Farina
Nata a Vicenza il 25 gennaio 1954, studentessa mediocre, le bastava un sette meno, anche meno in matematica, ragazza intelligente, ma poca voglia di studiare, dicevano i suoi professori. Smentisce categoricamente , studiava quello che voleva lei. Formazione turistica, poi una abilitazione all’esercizio della professione di hostess di nave, rimasta quasi inutilizzata, un primo imbarco tranquillo sulla Lauro, un secondo sulla Chandris Cruiser e il mal di mare. Agli stipendi alti ha sempre preferito l’autonomia, ha lavorato in aziende di abbigliamento, oreficeria, complemento d’arredo, editoria e pubbliche relazioni, ha girato il mondo. A trent’anni aveva già ricostruito la storia degli ebrei internati a Vicenza, ma dopo qualche articolo, decise di non pubblicare più. Non sempre molto amata, fa quello che vuole, molto diretta al punto di apparire antipatica. Dove c’è bisogno, dà una mano e raramente si tira indietro. E’ generosa, ma molto poco incline al perdono. Preferisce la regia alla partecipazione pubblica. Frequenta ambienti ebraici, dai riformisti agli ortodossi, dai conservative ai Lubavitch, riesce nonostante il suo carattere a mantenere rapporti equilibrati con tutti o quasi. Sembra impossibile, ma si adegua allo stile di vita altrui, in casa loro, ovviamente.