Referendum giustizia, gruppi minoranza Veneto (PD, M5S, Europa Verde e Veneto che vogliamo): “no a sei quesiti”

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“Abbiamo il massimo rispetto per l’istituto referendario, ma il nostro voto non può che essere contrario per l’uso strumentale che viene fatto e che gli fa torto. La Lega lo sta brandendo come un’arma impropria. Utilizzare il referendum nel momento in cui c’è già un percorso avviato per arrivare a una riforma condivisa, che è una priorità per il Paese, da parte di un partito politico che sta contemporaneamente in maggioranza all’opposizione è un metodo inaccettabile. Oltretutto il luogo deputato a questa discussione è il Parlamento, non le aule dei Consigli regionali”. Lo sostengono in una nota i consiglieri regionali di minoranza di Partito Democratico Veneto (con il capogruppo Giacomo Possamai e i colleghi Vanessa Camani, Anna Maria Bigon, Jonatan Montanariello, Andrea Zanoni e Francesca Zottis), Veneto che Vogliamo (Elena Ostanel), Europa Verde (Cristina Guarda), Movimento Cinque Stelle (Erika Baldin) e lo speaker della minoranza Arturo Lorenzoni. “Non entriamo neanche nel merito delle tesi esposte nei sei quesiti, su alcune parti si può ragionare, su altre invece siamo fortemente contrari. Ma è ancora una volta il metodo ad essere sbagliato. Una parte della riforma ha già avuto un voto favorevole in Consiglio dei ministri, perché la Lega vuole sabotare tutto? L’affidabilità e la responsabilità si misurano anche in questi momenti. Come istituzione – sottolineano – dovremmo sostenere in primo luogo il percorso di riforma organico portato avanti dal Governo auspicando un dibattito franco in sede parlamentare invece che tenere fermo il Consiglio per un’intera seduta per una serie di quesiti che di organico hanno ben poco. Forse sarebbe più utile dedicare il nostro tempo a discutere finalmente la legge di riforma delle Ipab o il Piano Paesaggistico che il Veneto attende da decenni: sarebbe un modo migliore per adempiere al compito che i cittadini ci hanno affidato”.

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