Presidi per la Pace in Medio Oriente: se chi ha più vittime è il più buono allora tedeschi 2ª guerra mondiale erano più buoni degli americani?

Il rene di Yigal Yehoshua ucciso in un linciaggio da arabi israeliani a Lod fa vivere Randa Avis, araba di Gerusalemme. La figlia di Randa, ha detto "abbiamo aspettato 9 anni una donazione e quando abbiamo ricevuto la chiamata dal centro trapianti non ci credevamo. Perché mia madre ricevesse un rene umano, Ygal doveva morire così crudelmente? Mi ha fatto molto male. Non auguro a nessuno di morire così crudelmente, voglio incontrare la famiglia di Yigal."

Donna araba salvata dal rene di un ebreo in seguito alle ferite riportate durante un linciaggio da parte di arabi
Donna araba salvata dal rene di un ebreo in seguito alle ferite riportate durante un linciaggio da parte di arabi
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Oggi a Vicenza alle ore 18 c’è stato un presidio dal titolo “Pace giusta a Gerusalemme”. Già il titolo è fuori luogo: senza ripercorrere un percorso storico molto articolato e noioso per il lettore, arrivo dritta al 2000 quando i palestinesi non hanno accettato l’offerta, a mio avviso anche troppo generosa, del gen. Barak che prevedeva la nascita di uno stato palestinese con una parte di Gerusalemme come capitale.

E un altro presidio, ”Manifestazione della Resistenza Palestinese”, si è svolto in Campo Marzio…

VISTA SU GAZA 2021
VISTA SU GAZA 2021

Tutte queste organizzazioni senza fini di lucro, politiche, apolitiche e anche pro palestinesi, sono specializzate in commemorazione di ebrei il 27 gennaio, giorno in cui s’incontrano, con lo sguardo da pesce lesso (da non confondersi con l’occhio da triglia, che è un’altra cosa) e poi, il giorno dopo si accaniscono contro Israele (Israele e ebrei sono inscindibili) ma non manifestano mai per gli arabi morti in Siria, in Iraq, nel Medio Oriente, Yemen, per le donne cristiane, curde e iazide assassinate non prima di essere state stuprate… Morti che è difficile contabilizzare e spesso solo i loro familiari ne sanno, a volte nemmeno loro perché tutte le famiglie vengono sterminate e buttate in fosse comuni, senza nome e senza traccia…. Contro Israele si protesta sempre e a prescindere. Perché? Non è antisemitismo questo?

Del resto viviamo in uno stato democratico che consente la libera manifestazione, ma io mi oppongo solo alle manifestazioni autorizzate fuori fiera o fuori dai supermercati o che invitano a boicottare il prodotto israeliano, sapendo che in caso di riduzione di vendite, il primo a perdere il posto di lavoro è il lavoratore. Manifesto, però, dissenso per Prefetti e Questori, umili servitori dello Stato che, in un clima come quello attuale, autorizzano presidi e cortei. Capisco che molti di loro si adeguano ai diktat ministeriali, fomentando così, inconsapevolmente l’odio antisemita. Per combattere l’antisemitismo ci vuole anche il coraggio di opporsi a direttive sbagliate.

In un’intervista rilasciata a Oriana Fallaci nel novembre del 1972 Golda Meir disse: “In ogni capitale europea esistono uffici di cosiddetti movimenti di liberazione e voi sapete benissimo che non si tratta di uffici innocui. Però non fate nulla contro di loro. Ve ne pentirete. Grazie alla vostra inerzia e alla vostra condiscendenza, il terrore si moltiplicherà e anche voi ne farete le spese.

Mentre sto scrivendo gli uomini di Hamas stanno gridando “abbiamo vinto, abbiamo vinto…”, perché questo è quello che Hamas racconta ai propri proseliti. Se questa è una vittoria! In ogni guerra si perde sempre.

Una parte del mondo si indigna di fronte a Israele perché difende la sua gente, ma è uno stato di diritto. Qualche giorno fa un uomo è morto in seguito alle ferite riportate durante un linciaggio da parte di arabi, la moglie ha consentito l’espianto degli organi e un rene è stato donato a una donna araba: questa è Israele. Se Israele è una potenza militare, lo è per difendere la sua gente. Pagherà anche il tributo delle morti “palestinesi da autogol”, quelle dei missili difettosi ritornati alla base o quelli intercettati, perché essere Israele e essere ebreo è essere colpevoli, a prescindere.

Non è che noi e per noi intendo ebrei, amici di  Israele e  persone che in un modo o nell’altro sono unite da comuni ideali che noi non abbiamo i mezzi, i giornali e la Tv… è che siamo solo in 15 milioni contro miliardi di persone, abbiamo una cultura raffinata, non siamo intellettuali da supermercato discount, non siamo attori, siamo persone che amiamo le nostre radici, la nostra cultura e la Terra di Israele patria ebraica e anche cristiana.

Nessuna guerra è mai vincente, ma la comunicazione grossolana, falsata, di impatto assume un ruolo prevaricante su quella discreta anche se quest’ultima è più corretta e più coerente. L’attuale comunicazione avvalora la tesi che chi subisce più vittime è il più buono, il più mite, l’oppresso. Allora volete dirmi che durante la seconda guerra mondiale i tedeschi erano “più miti” perché sono morti in 5 milioni mentre gli americani, gli oppressori, perché sono morti in quattrocentomila?

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Nata a Vicenza il 25 gennaio 1954, studentessa mediocre, le bastava un sette meno, anche meno in matematica, ragazza intelligente, ma poca voglia di studiare, dicevano i suoi professori. Smentisce categoricamente , studiava quello che voleva lei. Formazione turistica, poi una abilitazione all’esercizio della professione di hostess di nave, rimasta quasi inutilizzata, un primo imbarco tranquillo sulla Lauro, un secondo sulla Chandris Cruiser e il mal di mare. Agli stipendi alti ha sempre preferito l’autonomia, ha lavorato in aziende di abbigliamento, oreficeria, complemento d’arredo, editoria e pubbliche relazioni, ha girato il mondo. A trent’anni aveva già ricostruito la storia degli ebrei internati a Vicenza, ma dopo qualche articolo, decise di non pubblicare più. Non sempre molto amata, fa quello che vuole, molto diretta al punto di apparire antipatica. Dove c’è bisogno, dà una mano e raramente si tira indietro. E’ generosa, ma molto poco incline al perdono. Preferisce la regia alla partecipazione pubblica. Frequenta ambienti ebraici, dai riformisti agli ortodossi, dai conservative ai Lubavitch, riesce nonostante il suo carattere a mantenere rapporti equilibrati con tutti o quasi. Sembra impossibile, ma si adegua allo stile di vita altrui, in casa loro, ovviamente.