Osservazioni di un lettore di “Agorà, la filosofia in piazza” sul liberalismo: «Siamo liberi oggigiorno di farci fregare?»

Sul discrimine tra cartomanzia e ciarlataneria
Sul discrimine tra cartomanzia e ciarlataneria
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Notoriamente non ci occupiamo in questa rubrica di questioni riguardanti il Diritto né tantomeno di processi presso il TAR, ma il punto è che uno dei nostri articoli, in particolare quello sul liberalismo, ha suscitato interesse in un lettore esperto di questioni giuridiche. Le nostre considerazioni, ridotte all’osso, riguardavano il limite esistente tra le libertà soggettive, che devono essere garantite dallo Stato, e la libertà che il soggetto vorrebbe prendersi proprio dallo Stato, nel momento in cui avverte lo Stato come opprimente.

Sebbene tale meccanismo possa sembrare complesso da spiegare a parole, la giurisprudenza, che, del resto, non è che abbia un linguaggio così chiaro, deve districarsi tra casi concreti di persone che cercano di dirimere controversie su questioni specifiche della vita quotidiana. È per questo motivo che, devo confessarlo, rimango sempre timidamente affascinato da programmi televisivi come Forum, i quali nonostante siano notoriamente delle spettacolarizzazioni esagerate ad uso e consumo del palinsesto televisivo di persone di età media, come il sottoscritto, purtuttavia mettono in scena fattispecie verosimili la cui sentenza riflette il punto di vista fattuale della giurisprudenza italiana. Basterebbe un po’ di ironia e un po’ di passione per le riviste di cronaca nera e cronaca rosa per comprendere che, talvolta, la realtà va ben oltre la finzione.

Ad ogni modo, il nostro lettore, inviandoci per sms la «Rassegna dell’Avvocatura dello Stato», anno LXXII – n. 2 aprile-giugno 2020, ci invita a riflettere sull’articolo a pag. 141 dal titolo Interpretatio abrogans dell’art. 121 TULPS. Il discrimine tra attività di cartomanzia e ciarlataneria di Wally Ferrante accompagnato da un lapidario, «Siamo liberi oggigiorno di farci fregare

La questione, che risulta estremamente interessante in relazione agli sviluppi sociali, per non parlare di quelli politici, della facoltà di farsi fregare, verte intorno ad un ricorso al Consiglio di Stato contro una società di cartomanzia e poi alla sentenza che ne dispone il legittimo funzionamento. Il riferimento giuridico è l’art. 121 del Testo Unico Legge di Pubblica Sicurezza, il quale recita espressamente che «è vietato il mestiere di ciarlatano», per poi precisare all’art. 231 del relativo regolamento di esecuzione specifica del 1940 che «sotto la denominazione di mestiere di ciarlatano si comprende ogni attività diretta a speculare sull’altrui credulità o a sfruttare altrimenti l’altrui pregiudizio, come gli indovini, gli interpreti di sogni, i cartomanti, coloro che esercitano giochi di sortilegio, incantesimi, esorcismi o millantano o affettano il pubblico grande valentia nella propria arte o professione, o magnificano ricette o specifici, cui attribuiscono virtù straordinarie o miracolose».

Capiamo bene che già a questo punto saremmo tentati di attribuire il mestiere del ciarlatano a qualche soggetto, tratto non dalla cronaca nera e nemmeno da quella rosa, ma dalla cronaca politica, che pretende di speculare sull’altrui credulità o di sfruttare l’altrui pregiudizio, anche apparendo pubblicamente con amuleti, santini e ammennicoli di ogni sorta, ma poi ci rendiamo conto che, in quel caso, anche solo parlare dell’esercizio di un mestiere vorrebbe dire sovrastimarne le capacità.

Il punto chiave sta nel fatto che il Consiglio di Stato, con parole cariche di considerazioni di ordine storico, antropologico, sociologico molto discutibili, dispone il legittimo funzionamento delle attività di cartomanzia, così come ritiene che la popolazione italiana sia sufficientemente acculturata e libera per comprendere il discrimine tra la ciarlataneria e il sostegno psicologico alla disperazione nell’ambito del libero mercato:

«Nonostante la crisi economica, infatti, da anni si registra un fenomeno allarmante e in continua crescita: sempre più italiani si rivolgono a maghi e cartomanti con la speranza di trovare una soluzione ai propri problemi o, semplicemente, un po’ di conforto. Disperazione e vulnerabilità vanno ad alimentare un giro d’affari ingente che in molti casi nasconde truffe e manipolazioni psicologiche. […] Deve invero osservarsi che nell’ambito di un ordinamento giuridico imperniato, come quello vigente, sul principio di libera determinazione degli individui, in cui lo Stato ha pressoché dismesso ogni funzione latamente paternalistico-protettiva e di orientamento etico nei confronti dei consociati, anche le dinamiche di mercato sono tendenzialmente affidate, dal lato della domanda e dell’offerta, alla libera interazione dei suoi protagonisti. […] Del resto, proprio la complessità del mondo attuale, generatrice di incertezza e smarrimento, fa sì che la cartomanzia, con la sua aspirazione a trovare un ordine invisibile in una realtà frammentata e incoerente, assuma una funzione (non solo non dannosa, ma) anche – socialmente o individualmente – utile, fornendo (o tentando di fornire), a chi non sappia o voglia trovarlo su più affidabili terreni, riparo dalle paure e dalle contraddizioni della modernità. […] Inoltre, è evidente che se in un contesto sociale di bassa alfabetizzazione, quindi di maggiore esposizione del pubblico alle lusinghe di spregiudicati imbonitori, quale era quello degli inizi del secondo ventesimo, la soglia della difesa sociale era opportunamente fissata ad un livello inferiore, questa non potrebbe che attestarsi ad un punto più avanzato una volta che la stessa società, grazie al processo di diffusione culturale realizzatosi nei decenni successivi (fino a raggiungere l’acme nel tempo attuale), ha generato gli “anticorpi” necessari a proteggere i suoi componenti dalla tentazione di cedere alle fragili quanto illusorie speranze di precognizione del futuro: ciò che induce a ritenere che chi si rivolge al cartomante non è necessariamente mosso da ingenua credulità (ma, ad esempio, da semplice curiosità o desiderio di svago) né fatalmente abdica al proprio spirito critico, abbandonandosi remissivamente alle sue suggestioni».

Insomma, per il Consiglio di Stato non siamo mica in uno Stato etico, anzi, siamo diventati così acculturati e intelligenti da discernere e da capire che la libertà, nell’epoca del capitalismo avanzato, si manifesta nella totale indifferenza davanti ad ogni tipo di attività che ha un valore economico e si piazza sul mercato secondo la legge della domanda e dell’offerta. Del resto, crediamo e investiamo nelle lotterie della befana e nei gratta e vinci, perché non dovremmo credere e farci fottere dagli utili cartomanti?


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a cura di Michele Lucivero

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Michele Lucivero
Laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Bari e poi in Forme e Storia dei Saperi Filosofici presso l’Università degli Studi del Salento, dove ha conseguito anche il Dottorato di Ricerca in Etica e Antropologia. Storia e Fondazione. Ha conseguito anche il Diploma di Scienze Religiose presso l’Istituto “Italo Mancini” dell’Università degli Studi di Urbino. Abilitato all’insegnamento di Filosofia e Storia e specializzato nella Didattica per le Attività di Sostegno presso l’Università di Padova, attualmente è docente di ruolo nella scuola pubblica. Dirige con Michele Di Cintio la collana Pratiche Didattiche e Percorsi Interculturali presso la casa editrice Aracne di Roma, all’interno della quale ha pubblicato e curato diversi volumi di taglio didattico su argomenti storici, filosofici, antropologici e sociologici. Dopo aver trascorso gli ultimi dieci anni a respirare il profumo del muschio montano vicentino dal 2018 è tornato a bearsi dell’aroma della salsedine pugliese.