Npl, Ance in Commissione Banche: “Cedere Npl non funziona, meglio gestire i crediti deteriorati internamente alla banca”

Ance in Commissione Banche
Ance in Commissione Banche
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Cedere crediti deteriorati non risolve il problema, bisogna ripensare alle modalità di dismissione degli Npl (Non performing loans). Così è intervenuto questa mattina Rodolfo Girardi, vicepresidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), in Commissione bicamerale sul sistema bancario. (Qui sotto il video dell’audizione)

«La gestione avuta finora è stata inefficace» ha dichiarato il vicepresidente di Ance, spiegando anche che i problemi sono partiti con le ultime due crisi, quella del 2008 e quella del 2012. Periodi dopo i quali «sono uscite dal mercato 137mila imprese e 600mila persone hanno perso il lavoro». Secondo Girardi, le banche prima del 2008 hanno spesso valutato in maniera non corretta i rischi insiti in operazioni di sviluppo immobiliare: «sono stati concessi crediti anche anche soggetti non meritevoli e così si è sporcato il mercato ipotecario», denuncia.

Le politiche espansive messe poi in atto dalla Bce dal 2014 in poi avrebbero dovuto immettere liquidità – quasi 700 miliardi – per fare investimenti. Invece queste risorse, secondo un report di Bankitalia, sarebbero rimaste alle banche. «Tra il 2007 e il 2019 si è registrato un 70 per cento in meno degli investimenti delle costruzioni» nota il vicepresidente di Ance, passando da 52,5 miliardi nel 2007 ad appena 15 nel 2019. Le imprese del settore sono quindi state bollate con meriti creditizi rischiosi e «non meritevoli del credito bancario».

Le conseguenze si sono abbattute anche sul mercato privato. «Le famiglie non hanno più accesso ai finanziamenti per acquistare le abitazioni» e alle imprese è richiesto un rientro immediato dei fidi in essere. Le misure assunte per garantire la liquidità alle aziende quindi, secondo Girardi, avrebbero dovuto già operare nella crisi del 2008. L’enorme mole di crediti deteriorati, o Non performing loans, «hanno poi favorito soggetti speculativi e non l’economia reale».

Tra il 2015 e il 2020 sono stati ceduti più di 250 miliardi di Npl. Ma cedere non vuol dire risolvere il problema, ha sottolineato Ance, «è una scelta miope che ha creato problemi ai soggetti coinvolti». «Molte imprese cedute sono vive e continuano a lavorare sul mercato – analizza -, ma sono alle prese con richieste di piani di rientro insostenibili che le stanno condannando a morte». Quello che bisogna fare, sostiene Ance, è creare uno strumento pubblico per la ricapitalizzazione delle imprese e risolvere il problema dell’accesso al credito che ora impedisce gli investimenti.

C’è inoltre un problema di trasparenza nella cessione del credito. Ance riporta che sempre più spesso le imprese vengono a conoscenza della cessione «solo per il rifiuto del pagamento da parte della banca creditrice». Inoltre, sempre secondo i dati di Banca d’Italia, il tasso di recupero delle posizioni cedute è stato sempre inferiore rispetto a quello delle posizioni chiuse con ristrutturazioni interne alla banca. Nel 2019 il tasso di recupero delle sofferenze cedute è stato del 28%, contro il 44% delle sofferenze gestite internamente dalle banche. Converrebbe quindi procedere direttamente ad una ristrutturazione del finanziamento con il debitore.

Secondo i dati di Banca Ifis, è previsto un aumento di 37 miliardi di nuovi NPL nel 2021 e 29 nel 2020, soprattutto nel segmento delle imprese. Per Girardi sarà quindi necessario un intervento del legislatore. L’associazione ha quindi fatto sapere che sosterrà il Disegno di legge n. 79 sulla rinegoziazione dei crediti, ora in discussione in Commissione Finanze al Senato. . «Il debitore – spiega del Ddl 79 il vicepresidente di Ance – può concordare con la banca, o con l’intermediario finanziario, una transazione stragiudiziale per la restituzione al saldo e stralcio di quanto dovuto, per un importo non inferiore al valore di bilancio della propria esposizione al 31 dicembre 2019». Un intervento che «finalmente sposa il punto di vista del debitore», commenta infine.

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Francesco Ferasin
Nato a Vicenza il 1º febbraio 1997. Ho conseguito la maturità scientifica presso il Liceo Paolo Lioy e successivamente mi sono laureato in Scienze della comunicazione all’Università di Verona con una tesi sulla filosofia del linguaggio. Ora sto proseguendo gli studi in Strategie di comunicazione presso l’Università di Padova. Le mie passioni vanno dalla letteratura alla storia, dalla filosofia alla musica, ma tra queste spicca quella per il giornalismo, nata tra le pagine dei libri di Oriana Fallaci quando ancora la possibilità di scrivere mi sembrava lontana.