Nagorno-Karabakh, Erdogan e Putin si godono la pace tra Armenia e Azerbaijan. Europa non pervenuta

Nagorno Karabakh
Nagorno Karabakh, zona di conflitto tra Armenia e Azerbaijan
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Turkan Hasanova è una studentessa azera a Venezia, che in questi mesi si è battuta molto per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana ed eruopea sul conflitto tra Armenia e Azerbaijan per la regione del NagornoKarabakh. Oggi su Facebook cita il presidente turco Erdoğan: ′Stamattina è stato firmato l’accordo sul Centro congiunto turco-russo per il controllo del cessate il fuoco”. Nona Mikhelidze è invece una ricercatrice armena dell’Istituto Affari Internazionali (Iai) che oggi sulla stampa spiega quanto l’accordo giovi soprattutto alla Russia di Putin, non senza l’aiuto della Turchia che tra l’altro non può che gioire della crisi politica armena e delle proteste di piazza contro l’accordo siglato dal governo che porteranno alle dimissioni di quello che la Mikhelidze stessa ad Adnkronos definisce “il presidente più democratico mai avuto”. In tutto questo, aggiungiamo noi, l’Europa pare proprio non essere pervenuta.

Nona Mikhelidze (PhD Head of the Eastern Europe and Eurasia Programme Instituto Affari Internazionali (IAI)) su LaStampa.it (Traduzione di Carla Reschia) 

Martedì l’Azerbaigian, l’Armenia e la Russia hanno firmato un accordo per porre fine allo scontro militare sul Nagorno-Karabakh. Tutti i territori circostanti (7 regioni) occupati dall’Armenia saranno restituiti all’Azerbaigian, mentre gli sfollati e i rifugiati azeri torneranno alle loro case sotto la supervisione dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati. In adempimento dell’accordo forze di pace russe saranno schierate lungo la linea del fronte nel Nagorno-Karabakh e nel corridoio di Lachin tra la regione e l’Armenia. La durata del loro incarico è di cinque anni con proroga automatica di altri cinque. In questo modo Mosca, che ha già basi militari a Gyumri (Armenia), rafforza ulteriormente la sua presenza nel Caucaso meridionale.

L’accordo negoziato con la Russia consegna l’Armenia ai tumulti politici e la sua giovane democrazia a un futuro imprevedibile. In Armenia stanno scoppiando proteste di massa che etichettano l’accordo come un tradimento e chiedono le dimissioni del primo ministro Pashinyan. Se così sarà (e appare difficile che Pashinyan abbia un’alternativa) il Cremlino otterrà un doppio guadagno da questo accordo. L’Armenia è un partner strategico per la Russia, ma le relazioni bilaterali tra i due sono cambiate dal 2018 e precisamente dopo la rivoluzione che ha portato al potere il primo ministro Pashinyan. Le riforme democratiche che ha intrapreso e la sua lotta alla corruzione, conclusasi con l’incarcerazione di alcuni oligarchi affiliati alla Russia e dell’ex presidente filo-russo Kocharyan, non sono state apprezzate dal Cremlino. Adesso Putin può vendicarsi. Oltre a essere riuscita a fermare il timido percorso dell’Armenia verso un governo democratico, Mosca toglie di mezzo così anche il Gruppo di Minsk dell’OSCE, evidenziando ulteriormente l’ incapacità delle potenze occidentali (in particolare Francia e Stati Uniti) di esercitare una qualche influenza su un negoziato durato anni. L’accordo russo arriva dopo due cessate il fuoco falliti mediati prima dalla Francia e poi dagli Stati Uniti. Ultimo, ma non meno importante, le trattative trilaterali Russia, Azerbaijan, Armenia segnano una modesta vittoria anche per Ankara. Secondo l’accordo, l’Armenia dovrà fornire un corridoio tra l’Azerbaigian e la sua Repubblica autonoma di Nakhichevan, quindi un collegamento di trasporto diretto tra Turchia e Azerbaigian. (Traduzione di Carla Reschia)

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