Morti sul lavoro, ogni giorno è una strage. Io accuso

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Ieri, 10 maggio 2021, si sono svolti i funerali di Luana D’Orazio la giovane operaia uccisa in modo straziante mentre lavorava. Un infortunio sul lavoro, uno dei tanti che finiscono in tragedia. Morti per infortunio, decessi per malattie professionali. Una carneficina ogni anno, ogni giorno. Prima e dopo la tragedia che ha colpito Luana. Una tragedia che muove a particolare dolore e sofferenza soprattutto perché era giovane e mamma. In questi giorni molto si è scritto e parlato di lei, dei suoi sogni, delle sue speranze, delle sue aspirazioni troncate brutalmente e non da una macchina infernale ma da un sistema tremendo e inumano per il quale si possono togliere e spegnere le sicurezze, basta “stare attenti”.

Ci è voluta la morte di Luana per smuovere qualcosa. Ma io voglio lanciare il mio “j’accuse”.

Io accuso gli indifferenti, chi minimizza, chi si gira dall’altra parte, chi tace e nasconde le notizie su queste tragedie. Accuso anche gli ipocriti, quelli che solo da qualche giorno si battono il petto, costernati e apparentemente affranti. Io accuso quelli che, solo adesso, si indignano e che sono pronti già da domani a dimenticare tutto. Quelli pronti a tornare a dire e pensare che questa carneficina sia solo una tragica fatalità, quelli che si oppongono a regole e pene che potrebbero garantire maggiore sicurezza nel lavoro perché costano, quelli che sostengono che non si possano eliminare il precariato e la competizione tra chi lavora aumentando, così, la loro alienazione e fatica …

Io accuso i politicanti che pensano ad altro, i giornalisti che non scrivono, i cattivi sindacalisti che chiudono gli occhi …

Io accuso anche chi, oggi, piange la morte di Luana e non dice nulla sul fatto che nei primi dieci giorni di maggio sono morte 28 persone per infortunio nei luoghi di lavoro …

Io accuso chi ha, di fatto, taciuto la morte di 20 lavoratrici e lavoratori avvenuta dal giorno nel quale è stata uccisa Luana …

Io accuso (e ritengo non si possa perdonare, ma che si debba lottare).

(i dati sono tratti dal sito cadutisullavoro.blogspot.com)

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Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.