Magistratura e riforma della Giustizia: il punto di vista dell’ex magistrato Giovanni Schiavon sul sistema elettorale per il CSM

Una seduta del CSM
Una seduta del CSM
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Un altro problema, dopo quello delle toghe in politica, che necessita di immediata soluzione nell’ambito della riforma del Sistema Giustizia, impostaci dall’Europa, è quello del sistema elettorale  per il CSM. Il grosso rischio che qualsiasi auspicata riforma dovrebbe sforzarsi di evitare è quello dell’influenza delle correnti e, con esso, della lottizzazione e della spartizione delle nomine dei magistrati nei posti direttivi o semidirettivi.

Le opzioni riformistiche sono varie e molto complesse, ma non mi sembrano tali da evitare il pericolo del controllo e dell’influenza delle correnti che, ormai, sono diventate veri e propri centri di potere in grado di condizionare importanti scelte politiche del Paese.

Giudice Giovanni Schiavon, ex presidente tribunali di Treviso e di Belluno, ex vice presidente di Veneto Banca "post Consoli"
Giudice Giovanni Schiavon, ex presidente tribunali di Treviso e di Belluno

Si sta facendo sempre più strada l’idea della nomina dei componenti “per sorteggio”,  sulla scia dell’analogo orientamento che si va formando a proposito della scelta dei componenti delle commissioni di esame nei concorsi di magistratura; perché anche su di essa le correnti sono riuscite ad esercitare una subdola influenza, favorendo la nomina di membri (di magistrati togati) più ad esse vicini (se non proprio loro iscritti, sulla scia della solita logica spartitoria).

Ma il sistema del sorteggio ha tante controindicazioni; prima ancora incontra un ostacolo di fondo, non facilmente superabile, se non con una preliminare riforma costituzionale, derivante dal rilievo che l’art. 104 della Costituzione prevede che i membri del CSM siano composti da membri eletti, per due terzi, da tutti i magistrati ordinari  tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta  comune…(comma 4°). 

Le espressioni “eletti”, “elettori” , “rieleggibili” usate dalla Corte costituzionale non lasciano dubbi circa l’effettiva sua volontà di pretendere che i membri togati debbano essere, individuati non attraverso il ricorso ad un fattore aleatorio, come il sorteggio, bensì a seguito di una precisa scelta di un corpo elettorale, formato da tutti i portatori di un diritto di elettorato passivo (i magistrati ordinari … appartenenti alle varie categorie). Se si potesse ricorrere alla tecnica del sorteggio, costoro subirebbero una designazione (la nomina dei membri del CSM) di cui, invece, dovrebbero essere gli autori, secondo il dettato costituzionale.

Ne consegue che l’utilizzazione  del sorteggio, da tempo sempre più auspicata nel mondo politico (ma anche nell’opinione pubblica), dovrebbe essere preceduta da un procedimento di revisione costituzionale.

Ma, anche a prescindere da ciò, questa soluzione comporterebbe anche altri problemi sotto altri aspetti.

Anzitutto, ci sarebbe il rischio che i sorteggiati non siano tecnicamente all’altezza del loro non facile compito. E non tutti sarebbero disposti a svolgere un ruolo al CSM (magari anche per motivi personali, per non volersi spostare dalla propria casa, per non coinvolgere le loro organizzazioni familiari o per carattere o per molte altre ragioni) e neppure tutti sarebbero affidabili per lo svolgimento di funzioni non giurisdizionali.

Senza contare che una legge che prevedesse la nomina  dei membri del CSM a mezzo sorteggio (anche a prescindere dalla lunghezza dei tempi necessari per la necessità di superare l’ostacolo del dettato costituzionale) finirebbe per screditarne eccessivamente l’immagine e per danneggiare la rappresentatività di un organo di rilievo costituzionale, relegandolo ad un ruolo di soggetto preposto praticamente  solo alla gestione amministrativa della categoria.

Una soluzione si dovrà pur trovare in breve tempo, perché così non si può continuare, dovendo essere spezzato, senza indugio, il malefico nesso di contiguità tra politica e correnti dell’Associazione Nazionale Magistrati. Quale potrebbe essere, dunque, il rimedio ?

Condivido le perplessità espresse da alcuni giuristi sulla praticabilità di una formula ibrida, suggerita dalla Commissione Luciani, di “voto singolo trasferibile”, che permetterebbe all’elettore di esprimere più preferenze, indicando anche l’ordine dei candidati. Infatti, anche a prescindere da altri problematici aspetti, ritengo che un tale sistema, pur migliorativo di quello attuale, non riuscirebbe comunque a garantire davvero l’eliminazione del pericolo del controllo delle liste dei candidati e non assicurerebbe neppure l’impossibilità di poterle pilotare.

Azzardo un’idea, lasciandola alla riflessione dei lettori: si potrebbe prevedere un sistema elettorale nazionale, strettamente proporzionale, che finisca per individuare i candidati togati in un numero triplo rispetto ai posti disponibili (sessanta su venti). Poi, con un successivo sorteggio tra i 60 per la scelta dei 20 e, per rendere più difficile la formazione dei gruppi di potere, si potrebbe prevedere la cessazione dalla carica alla scadenza del biennio, con sorteggio tra i restanti 40. Mi pare che, così, il sistema elettivo (voluto dalla Costituzione) si combini meglio con quello casuale.

On. vicentino Pierantonio Zanettin (foto da membro del CSM)
On. vicentino Pierantonio Zanettin (foto da membro del CSM)

In ogni caso, mi viene spontaneo (da cittadino veneto) sottoporre al legislatore (mi permetto, qui, di riferirmi soprattutto all’on. Zanettin, pure lui veneto, ma anche avvocato e già membro laico del CSM) il suggerimento di trarre ispirazione dal sistema elettorale escogitato dalla Serenissima Repubblica di Venezia, per la nomina del Consiglio dei Dieci, ricordando che il suo governo, anche grazie all’avvedutezza dell’ordinamento che aveva costruito, è durato più di un millennio. Il meccanismo elettorale per scegliere i componenti dell’organo destinato a sorvegliare sulla sicurezza della Repubblica era costituito da un complesso (e non pilotabile) succedersi di votazioni e di ballottaggi a sorte che anticipavano la scelta degli elettori finali: in sostanza, era prevista una compresenza di organi diversi per il bilanciamento dei poteri.


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Anche se, ai tempi della Serenissima, la base elettorale era oligarchica e tale situazione facilitava la scelta degli organi, c’è, comunque, modo di trarre insegnamento da un glorioso passato.

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Nato a Treviso nel 1940 è stato magistrato dal 1967, svolgendo funzioni di giudice presso il Tribunale di Venezia , di consigliere presso la Corte di Appello di Venezia, di presidente di sezione del Tribunale di Treviso, di presidente del Tribunale di Belluno, di Capo dell’Ispettorato del Ministero della Giustizia, di Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, di presidente del Tribunale di Treviso. A partire dall’anno accademico 1989-1990, ha assunto l’incarico di docente presso la Cattedra di Diritto Fallimentare della Facoltà di Scienze Economiche e Bancarie dell’Università di Udine. E’ stato nominato componente della commissione ministeriale per l’elaborazione dei principi di riforma del diritto concorsuale e in seguito, membro della ristrettissima Commissione per la redazione della stessa legge di riforma. E’ stato componente della commissione Disciplinare della Federazione Ciclistica Italiana, componente della Commissione Nazionale Antidoping del CONI, presidente di una società professionistica ciclistica.