Mafia in Veneto, Felice Maniero dal carcere torna a farsi sentire per “beneficiare” del Covid? I “dubbi” di Aldo Di Giacomo e Enzo Guidotto

Felice Maniero
Felice Maniero
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La crisi Covid con annesso lockdown ha creato, nel periodo più duro, anche una “questione carceri” in cui si infila Felice Maniero: sommosse e rivolte dei detenuti, peraltro sostenute da un movimento esterno di militanti politici facenti riferimento all’area libertaria, che hanno visto un seguito mediatico relativamente rapido ma diffuso.

Dopo questi fatti si sono visti trasferimenti agli arresti domiciliari di numerosi detenuti per condanne inerenti l’associazione mafiosa, oppure in attesa di giudizio per reati compiuti nello stesso ambito ed erano iniziate rivolte gestite (ad arte?) per avviare una trattativa.

Una “querelle” tra giornali (da un lato “La Repubblica” sosteneva la pista mafiosa sull’organizzazione di queste rivolte, mentre altri giornali (Il Dubbio, Il Riformista) non la reputavano credibile) mette momentaneamente in dubbio il fatto che effettivamente ci sia stata una regia occulta delle sommosse.

Sia come sia, la questione del lockdown e del Covid unito ai processi per mafia ha toccato anche il Veneto. Per citare un esempio del quale avevamo già parlato, Adriano Biasion è finito dal carcere ai domiciliari, assieme a numerosi altri detenuti, alcuni condannati in via definitiva.

Adesso Biasion è alle battute finali del suo processo, la pm ha chiesto 3 anni di reclusione, seimila euro di multa e 5,2 milioni di euro di confische. Biasion fa parte di quel numero non indifferente di imprenditori che hanno collaborato con i clan della ‘Ndrangheta qua nel Veneto, nel suo caso i referenti locali della potente ‘ndrina Grande Aracri.

In questa situazione caotica anche Felice Maniero, ex boss e fondatore della Mala del Brenta, la prima mafia autoctona del nord italia, ha fatto sentire la sua voce. Seguendo il costume tipico del suo personaggio, in maniera abbastanza singolare ed appariscente.

Maniero è detenuto dal 18 ottobre del 2019 per violenze domestiche sulla compagna. Il 16 aprile 2020 l’Ansa pubblica un piccolo stralcio di una lettera inviata a più soggetti ed alla stessa agenzia stampa da lui stesso, detenuto a Voghera.

In questa lettera, che riporta i contenuti di un esposto e che viene ripresa dal “Mattino di Padova” il 19 settembre di quest’anno e da La Repubblica(stesso gruppo editoriale) il giorno dopo in maniera più estesa, si legge un attacco alla direzione carceraria, la quale sarebbe colpevole di mancanze molto pesanti nei confronti dei detenuti, e non solo, durante la fase peggiore della pandemia da Covid 19: nessun disinfettante utile distribuito, nessuna limitazione nei contatti personali, addirittura il divieto imposto agli agenti della Polizia Penitenziaria di utilizzare la mascherina per evitare di allarmare i detenuti.

Aldo Di Giacomo, segretario generale del S.PP. (Sindacato di Polizia Penitenziaria)
Aldo Di Giacomo, segretario generale del S.PP. (Sindacato di Polizia Penitenziaria)

Aldo Di Giacomo, segretario generale del S.PP. (Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria), che non ha avuto problemi a criticare la gestione della pandemia nelle carceri italiane, è stato uno dei destinatari della lettera/esposto di Felicetto.

Pur concedendo a Felice Maniero di aver descritto problematiche forse reali, non usa toni teneri: “La lettera rientra in un chiaro piano di destabilizzazione del sistema penitenziario… fa specie che detenuti di calibro delinquenziale notevole si ergano a difensori dei poliziotti penitenziari e del sistema penitenziario..”

Maniero del resto ha scritto questa lettera co-firmandola assieme ad altri detenuti, alcuni con una storia criminale non indifferente, legata alla camorra napoletana.

Enzo Guidotto, esperto di mafia
Enzo Guidotto, esperto di mafia

Raggiunto da ViPiù Enzo Guidotto, esperto in questioni di Mafia in Veneto e non solo, ha esposto la sua opinione riguardo la reazione del S.PP. alla lettera: “Felice Maniero, a detta dei magistrati che lo hanno conosciuto e ci hanno parlato, è un uomo definibile di intelligenza superiore. Quando agisce, lo fa con uno scopo ben preciso. Se il sindacato di polizia penitenziaria ha preso una tale posizione netta, c’è da credere al sindacato”

L’avvocato difensore di Felicetto, Luca Broli, dichiarava a giugno, quindi posteriormente all’invio della lettera accusatoria, che aveva già fatto istanza per i domiciliari e voleva inoltrare una seconda richiesta.

Se, come dice l’avvocato Broli, Maniero versa in condizioni di salute non ottimali, è ovviamente giusto e legittimo fare richieste che puntino a migliorare la qualità di vita del detenuto, oltre al voler evitare che possa ammalarsi in maniera grave.

Ricordiamo però che Maniero, specialmente dopo i servizi di Report, si è lamentato molto delle “ingiustizie” alle quali era sottoposto, lasciando anche intendere di essere perseguitato dal pregiudizio verso di lui come ex criminale.

Nell’intervista rilasciata a Roberto Saviano per la trasmissione “Kings of crime” il nostro Faccia d’Angelo dichiarava di aver voluto fare il bandito anche per non fare quaranta o cinquanta anni da operaio, una vita dura e pagata poco, con tutta una serie di conseguenze per la salute. Però anche una vita passata a rapinare e gestire traffico e spaccio di droga in tutta la regione ha delle conseguenze.

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Dennis Vincent Klapwijk
Dennis Vincent Klapwijk, nato nel '90 a Den Haag, è laureato in Beni Culturali e laureando in Scienze Storiche. Attivo in politica fin dai 15 anni passa attraverso collettivi, gruppo di tifosi antirazzisti, Unione degli universitari e sindacato NIDIL CGIL, per giungere al PCI e alla FGCI dove è responsabile nazionale del Lavoro.