LR Vicenza, sprofondo (bianco)rosso: dopo la sconfitta al Menti contro la maglia nera Entella è ora di un esame di coscienza

LR Vicenza De Carlo seconda sconfitta consecutiva Vicenza Entella Serie B
LR Vicenza De Carlo seconda sconfitta consecutiva Vicenza Entella Serie B
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È ora di cambiare. Prima che sia troppo tardi. Finiamola con le autoassoluzioni (“c’è stata la prestazione ma non il risultato”), con le illusioni (“siamo una squadra da play off”), con la fiducia incondizionata (“il Vicenza non è questo, risorgeremo”). Bisogna prendere atto con lucidità e serietà che, dopo più di un terzo di campionato, i biancorossi edizione 2020-2021 non sono né ammazzagrandi né da top ten. Se non si parte da qui, non si fa il bene del Vicenza.

È giusto comunque riconoscere prima di tutto che un fattore imprevedibile ha contribuito, forse più del dovuto, al declino della squadra culminato nella sconfitta al Menti contro l’Entella. Mi riferisco, ovviamente, ai contagi Covid che hanno colpito undici giocatori e agli infortuni che si sono affiancati alla prima emergenza. Il virus ha messo fuori squadra molti titolari e interrotto o modificato per un periodo medio-lungo la loro preparazione. Era stato evidentemente pianificato un lavoro diverso, parametrato anche all’inconsueto e prolungato periodo di allenamento pre-campionato. La inattività e l’isolamento hanno modificato questa pianificazione, privilegiando come obbiettivo il recupero urgente dei negativizzati e la loro omogeneizzazione con i compagni risparmiati dal Covid. Il che significa allenamenti differenziati, carichi di lavoro diversi, preparazione delle partite condizionata. Il Vicenza non è stata l’unica squadra colpita pesantemente dal virus ma altre sfortunate (come il Cittadella) hanno fatto fronte meglio all’emergenza.

A rendere più complicata la fase ci sono stati gli infortuni: da quelli dei lungodegenti Pontisso e Ierardi, a quelli meno gravi ma incisivi di Beruatto, Bruscagin, Nalini, Vandeputte, ecc. Queste assenze hanno menomato soprattutto la parte più qualitativa della squadra, gli esterni, che è quella su cui aveva puntato l’area tecnica per improntarne il gioco. Come ha fatto ben vedere il campo, usciti di scena i titolari, con le riserve il gioco dei biancorossi è scaduto e un centrocampo più portato all’interdizione che alla costruzione e un attacco che fa una gran fatica a fare gol, si sono dovuti accollare un diverso peso che non è stato però all’altezza del cambiamento.

Riconosciute queste attenuanti, c’è da evidenziare una serie di errori e scelte sbagliate che hanno contribuito a portare alla attuale situazione deficitaria. Non si capisce bene, intanto, quale sia la linea della società davanti a quanto sta accadendo. In via Schio parlano tutti pochissimo, le uniche voci sono quelle del presidente e del socio di maggioranza (Stefano e Renzo Rosso) nei dopo partita e le loro dichiarazioni sono sempre limitate al commento dei 90 minuti. Tace il ds Magalini, tace il dg Bedin, tace – e questo è davvero incomprensibile – anche la dozzina dei soci di minoranza che sembrava dovesse avere un ruolo centrale nel futuro dell’LR Vicenza e che invece è sparita dai radar.

Magari qualcuno di questi dirigenti spiegherà qualcosa prima o poi, ma il silenzio sui propositi e sugli obbiettivi della sessione di gennaio del calciomercato non è un buon segnale. Immagino che, in questo campionato anomalo senza biglietti e abbonamenti, la società si senta meno in dovere di spiegarsi con i tifosi, ma rischia così facendo di allontanarli e di renderli meno solidali con la proprietà.

Entrando nel profilo tecnico, ormai errori e deficit sono palesi e indiscutibili. Si comincia, per forza di cose, dalla scelta di confermare in Serie B gran parte della rosa che era al primo posto del girone di Lega Pro allo stop (ma mancava ancora un terzo del calendario alla fine del campionato), giudicandola adeguata alla categoria superiore. Si continua con un calciomercato estivo basato inizialmente soprattutto su prestiti e svincolati e conclusosi in extremis con l’acquisto di due attaccanti a corto di preparazione e dal curriculum non propriamente di goleador.

Sia fra i confermati, poi, che fra le new entry troppe scommesse: Grandi, Vandeputte, Pontisso, Beruatto, Da Riva, Gori sarebbero stati all’altezza? Senatori come Rigoni e Meggiorini avrebbero retto gli impegni ravvicinati di un calendario convulso? La super difesa della Serie C si sarebbe confermata tale confrontandosi con gli attaccanti ben più pericolosi della B? Le risposte finora non sono state univoche e i risultati per la maggior parte sono negativi. Riconosciuto il successo dell’acquisto di Dal Monte e dell’inserimento di Beruatto, non altrettanto si può dire del rendimento di Longo e Jallow o della tenuta della difesa. I ruoli centrali di centrocampo sono stati quelli più messi alla prova: appena quattro gli uomini a disposizione, di cui uno (Rigoni) gravato da tempi di recupero consoni all’età e un altro giovane e inesperto (Da Riva), con il solo oggetto misterioso Scoppa dotato delle caratteristiche di play maker, il reparto si è dimostrato meno efficace nella fase offensiva.
Alcuni reduci della C finora non si sono dimostrati degni della cadetteria: da Giacomelli, Marotta e Guerra, da Bizzotto e Bruscagin ci si aspettava qualcosa di più. Belle sorprese invece sono state la disponibilità di Zonta a coprire vari ruoli e la crescita di Pontisso, interrotta dallo sfortunato incidente.

Qualche complicazione se l’è cercata anche Di Carlo. Dal ricorso esasperato al turn over anche quando non dettato da contagi e infortuni, alla poca duttilità della squadra nel passare dal consueto 4-4-2 a moduli più offensivi, al continuo cambio di interpreti nella coppia di attaccanti, l’allenatore in più di un’occasione è sembrato indeciso e insicuro nelle sue scelte. Anche perché le stesse sono state condizionate dai fattori già ricordati, ma non solo. Il mantra di Di Carlo è che tutti i giocatori sono titolari ma, in un campionato come la Serie B, non si può prescindere dalla qualità e mettere in campo certi giocatori che ne hanno meno ha un prezzo, come si è visto. All’allenatore è poi da imputare il calo agonistico della squadra nel secondo tempo: è lui che deve impostare gli obbiettivi che il preparatore atletico deve realizzare. E infine a Mimmo non si può perdonare l’illusione del vamos a ganar prima della partita a Lecce. La consapevolezza dei propri limiti è una delle armi per salvarsi.

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Gianni Poggi
Gianni Poggi risiede e lavora a Vicenza. È iscritto all’Ordine dei giornalisti. Le sue principali esperienze giornalistiche sono nel settore radiotelevisivo. È stato il primo redattore della emittente televisiva vicentina TVA Vicenza, con cui ha lavorato per news e speciali ideando e producendo programmi sportivi come le telecronache delle partite nei campionati del Lanerossi Vicenza di Paolo Rossi, i dopo partita ed il talk show «Assist». Come produttore di programmi e giornalista sportivo ha collaborato con televisioni locali (Tva Vicenza, TeleAltoVeneto), radio nazionali (Radio Capital) e locali (Radio Star, Radio Vicenza International, Rca). Ha scritto di sport e di politica per media nazionali e locali ed ha gestito l’ufficio stampa di manifestazioni ed eventi anche internazionali. È stato autore, produttore e conduttore di «Uno contro uno» talk show con i grandi vicentini della cultura, dell’industria, dello spettacolo, delle professioni e dello sport trasmesso da TVA Vicenza. Ha collaborato con la testata on line Vvox per cui curava la rubrica settimanale di sport «Zero tituli». Nel 2014 ha pubblicato «Dante e Renzo» (Cierre Editore), dvd contenente le video interviste esclusive a Dante Caneva e Renzo Ghiotto, due “piccoli maestri” del libro omonimo di Luigi Meneghello. Nel 2017 ha pubblicato per Athesis/Il Giornale di Vicenza il documentario «Vicenza una favola Real» che racconta la storia del Lanerossi Vicenza di Paolo Rossi e G.B. Fabbri, distribuito in 30.000 copie con il quotidiano. Nel 2018 ha pubblicato il libro «Da Nobile Provinciale a Nobile Decaduta» (Ronzani Editore) sul fallimento del Vicenza Calcio e «No Dal Molin – La sfida americana» (Ronzani Editore), libro e documentario sulla storia del Movimento No Dal Molin. Nel 2019 ha pubblicato per Athesis/Il Giornale di Vicenza e Videomedia il documentario «Magico Vicenza, Re di Coppe» sul Vicenza di Pieraldo Dalle Carbonare e Francesco Guidolin che ha vinto nel 1997 la Coppa Italia.