L’oblio delle scienziate, Poncina per Agorà: “Una donna alla Schola medica salernitana, Trotula de Ruggiero”

Trotula e la Scuola medica salernitana
Trotula e la Scuola medica salernitana
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In un precedentemente appuntamento di Agorà. La filosofia in piazza abbiamo accennato alla figura di una donna medico e scienziata salernitana di nome Trotula de Ruggiero, di cui adesso cercheremo di conoscere qualche particolare in più sulla sua vita e sulla sua opera.

Anche se sappiamo poco di lei, si è detto come non si possa dubitare della sua esistenza, troppi i rimandi concreti alla sanatrix salernitana e i riferimenti alla sua grande dottrina che si riscontrano in secoli successivi nei testi più disparati, dalla Storia ecclesiastica del monaco anglo-normanno Orderico Vitale (XII sec.), al Dit de l’Herberie del trovatore parigino Rutebeuf (XIII sec.), ai Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer (XIV sec.) e altri ancora, fino al Rinascimento e oltre[1].

Vissuta a Salerno nel cuore dell’XI secolo, probabilmente tra il 1030 e il 1097, la famiglia di Trotula de Ruggiero attraversa senza traumi, così come la propria città, il passaggio dalla dominazione longobarda a quella normanna, conservando ricchezza e prestigio. Bisogna ricordare che il regno longobardo fu cancellato dai territori del Nord Italia in seguito alla sconfitta subita ad opera di Carlo Magno nel 774, ma sopravvisse al Sud, dove ebbe in Benevento il suo centro maggiore, sostituita poi da Salerno, l’Opulenta Salernum, nel IX secolo. Il passaggio alla dominazione normanna avvenne nel 1053, quando Roberto il Guiscardo sposò la figlia del Principe di Salerno.

La sua nobile famiglia, di origine longobarda, consente a Trotula di dedicarsi agli studi di medicina in una città che fin dal IX secolo ospitava la prima istituzione medica dell’Europa cristiana. E qui, a proposito dei consolidati pregiudizi che, contrapponendo barbari e latini e danno per scontata l’inferiorità dei primi sui secondi, dobbiamo sottolineare come nella “barbara” società longobarda la donna condivideva con l’uomo responsabilità sociali, politiche, religiose, addirittura in alcuni casi militari, e poteva disporre di denaro, circostanza che a distanza di 900 anni Virginia Woolf lamentava in Inghilterra a proposito dello stato di inferiorità in cui le donne versavano anche nelle famiglie delle classi sociali più alte a causa della loro dipendenza economica dal padre o dal marito.

Carla Poncina, Direttrice ISTREVI
Carla Poncina, Direttrice ISTREVI

Trotula godeva di una condizione ben superiore rispetto al mondo latino e si può dire che fu fortunata a nascere in quel luogo e in quel tempo. Salerno fu, infatti, per alcuni secoli, a partire dal IX, la città del Sud in cui le contaminazioni culturali produssero i più splendidi effetti sullo sviluppo civile e intellettuale della società e la Schola Medica salernitana, la prima di questo genere in Europa, ne dà testimonianza, antesignana delle università che di lì a poco sorgeranno nel vecchio continente.

Lo statuto della Schola non precludeva, come si è detto, l’accesso alle donne, e non solo in nell’ambito della ginecologia. Tuttavia, anche in altri contesti nazionali si attesta la tradizione di donne attive in medicina: è risaputo che lo stesso Re Sole, Luigi XIV, ebbe tra i medici di corte una donna, conosciuta e stimata fin da quando, assai giovane, accompagnava il padre a corte aiutandolo nella cura del sovrano.

Le origini della Schola salernitana sono fatte risalire leggendariamente a un pellegrino greco e a tre viandanti: un romano, un arabo e un ebreo. Si tratta di una storia affascinante e molto significativa in questi nostri tempi di risorgenti nazionalismi, imprevedibilmente rinnovatisi all’inizio del terzo millennio con il nome di sovranismi. Oltre mille anni fa uomini di diverse provenienze e culture avevano compreso assai meglio di noi “moderni” quanto siano fecondi gli incontri tra mondi diversi. A Salerno, infatti, nella Hippocratica civitas, si insegnava medicina in latino, greco, arabo ed ebraico.

Figura simbolo di questo fecondo sincretismo culturale fu Costantino l’africano, la cui vita scorre quasi parallela a quella di Trotula. Nato a Cartagine attorno al 1020, per oltre trent’anni viaggiò in Persia, in Etiopia e forse in India, apprese molte lingue e studiò varie discipline, approdando, infine, a Salerno, ben accolto prima dall’ultimo principe longobardo della città, Gisulfo, e poi da Roberto il Guiscardo, che aveva sposato Sichelgaita, sorella di Gisulfo.

Costantino divenne il più insigne dei maestri della famosa scuola di medicina. Nella terra che era stata romana, bizantina e longobarda due nuovi immigrati, un principe normanno e un sapiente africano accrebbero di molto il prestigio e la fama di quell’istituzione cittadina. Questo straniero, conoscitore di molti idiomi, fattosi cristiano e monaco in età adulta, tradusse un gran numero di libri dall’arabo al latino, libri greci o di altre più antiche civiltà che, a loro volta, gli intellettuali islamici avevano convertito nella loro lingua, rendendoli così accessibili all’Europa latina.

Trotula conobbe certamente Costantino l’africano e trasse giovamento dai suoi insegnamenti, cui aggiunse le sue competenze in campo ginecologico, ampliando così l’ambito della scienza medica.

Nel Medioevo la salute delle donne era affidata solo a mani femminili, per cui Trotula, accanto alla pratica di levatrice, praticò ginecologia, ostetricia, pediatria, in modo scientifico e con un approccio psicologico che giustifica la grande fama giunta non senza accidenti fino a noi, giacché ebbe la grande intuizione, a differenza di altre donne rimaste sconosciute, di rendere tramandabile il suo insegnamento attraverso la scrittura delle opere.

Tuttavia, il suo nome e la sua opera hanno subito una peculiare alternanza di successo e oblio per lunghissimo tempo a causa di un avvicendarsi di pregiudizi dovuti al suo essere donna, che, però, non inficiarono assolutamente, nel pieno del Medioevo e nei secoli immediatamente successivi, la sua fama nel corso di una vita che la vide universalmente ammirata e onorata. È significativo che l’ostilità nei suoi confronti si sia piuttosto intensificata, paradossalmente, dopo il Rinascimento e la Rivoluzione Scientifica del XVII secolo e non è un caso…

[1] Cfr. P. Greco, Trotula. La prima donna medico d’Europa, L’asino d’oro, Roma 2020, p. 31.


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a cura di Michele Lucivero

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Carla Poncina è stata docente di storia e filosofia al Liceo Pigafetta di Vicenza, Supervisore SSIS per l’indirizzo di Scienze Umane e docente a contratto di Didattica della Storia presso l’Università di Padova. È stata Direttrice, Presidente e Vicepresidente dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Vicenza. Ha tra l’altro pubblicato: L’idea di Europa tra utopia e radicamento (Cleup 2006), Insegnare filosofia oggi (Ed. Sapere 2008), Insegnare filosofia tra disciplinari età e interdisciplinarietà (Ed. Sapere 2009), L’Etica della Responsabilità al femminile (Lampi di Stampa 2010).