Libertà di stampa, la battaglia di VicenzaPiù insieme a giornalisti, politici e uomini liberi

Mazzaro tra gli ospiti al convegno di VicenzaPiù su libertà di stampa e banche
Mazzaro tra gli ospiti al convegno di VicenzaPiù su libertà di stampa e banche
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C’è chi si è fatto 370 km per essere presente, come Silvano Trucco, ex dg di Bene Banca che ha raccontato in apertura il commissariamento “preventivo di una banca che andava… bene” e gli strani rapporti intrecciati dal commissario con Banca Popolare di Vicenza; o come le persone tra il pubblico della sala di Apindustria arrivate anche dal Friuli. E c’è chi invece ha dato forfait, come la politica vicentina del Partito Democratico Alessandra Moretti, per una riunione improvvisa col nuovo Segretario Nicola Zingaretti.

In occasione del convegno sulla libertà di stampa e banche organizzato dalla testata giornalistica VicenzaPiù al suo tredicesimo anno di vita, il direttore e fondatore Giovanni Coviello ha ripercorso la storia delle sue battaglie personali e attraverso il giornale, portate avanti nel fin come “voce unica alternativa” del Vicentino.

Qui tutti noi non abbiamo le fasine al coverto” ha fatto presente nel suo intenso intervento, con un pizzico di dialetto veneto, il noto politico ora con Fratelli d’Italia Sergio Berlato, ricordando quei “pazzi” che vanno contro il sistema. Gli ospiti del convegno, in effetti, sono tutti un esempio di queste lotte, applaudite dal numeroso pubblico in sala.

Ma spicca l’assenza di praticamente tutti i politici (ci sono Isabella Dotto, assessore di FdI, Giovanni Rolando, consigliere PD, Giorgio Langella, segretario regionale del PCI, e… nessun altro) e di tutti i giornalisti locali e regionali, tutti rigorosamente invitati per tempo e tutti assenti, dai rappresentanti dell’Ordine a quelli del sindacato, nonostante la presenza contemporanea oltre a Renzo Mazzaro di due calibri del giornalismo d’inchiesta come Nicola Borzi e Francesco Bonazzi, tutti rigorosamente “braccati” non da cronisti vogliosi di sapere e, magari, i più giovani, imparare ma da magistrati che assomigliano tanto a inviati speciali di chi non vuole che si sappia.

C’è, come detto, Renzo Mazzaro storico giornalista del Mattino di Padova, che ha portato l’esempio della paradossale “contestazione” pubblicata da Il Giornale di Vicenza di un articolo critico sulla BPVi pubblicato lo stesso giorno da l’Espresso. e di una condanna subita, su iniziativa della Gemmo, dall’allora pm padovano Cappelleri, poi cancellata dopo anni di battaglie per manifesta insussistenza dei suoi presupposti.

Il senatore del Movimento 5 Stelle Elio Lannutti ha, invece, raccontato di quando nel 2008 gli portano le carte sulle azioni gonfiate della banca di Gianni Zonin, lui che a causa delle querele temerarie è stato costretto a chiudere il suo giornale e ora combatte in parlamento per la nuova legge a tutela del lavoro giornalistico.

Infine memorabili sono i due appassionati interventi dei giornalisti nazionali Nicola Borzi e Francesco Bonazzi, entrambi certi da tempo che un vero giornalismo si possa fare solo con editori liberi, indipendenti dai poteri forti e privi di interessi economici che non siano quelli dell’editoria.

Siamo vittime di un sistema accusa Bonazzi, che ha scritto per primo dei preoccupanti incroci tra Servizi Segreti e Banca Nuova, la “banca più sputtanata della Sicilia, il cui acquisto da parte della BPVi è stato esaltato sui grandi giornali” gli fa eco Borzi, che sul tema fake news aggiunge: “non ci sono solo le notizie false, ma a far male solo soprattutto quelle manipolate o taciute”.

La chiosa è dell’avvocato Marco Ellero, il legale che tutela il nostro direttore, Giovanni Coviello, in quelli che ad oggi sono dieci procedimenti tra penali e civili per la sua costante attività di inchiesta e denuncia: “ci sono un numero spropositato di richieste per risarcimento danni enormemente superiori a qualsiasi parametro giurisprudenziale”.

La ciliegina sulla torta di un paese agli ultimi posti per libertà di informazione.

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