La scuola è antifascista. “Agorà. La Filosofia in Piazza”: più di 4000 firme contro il necrologio di Mussolini

La scuola è antifascista
La scuola è antifascista
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A seguito delle polemiche sulla pubblicazione del necrologio dedicato a Mussolini sul Giornale di Vicenza, come abbiamo evidenziato anche noi con il nostro articolo del 27 aprile, un gruppo di docenti ha promosso la stesura di una lettera da indirizzare al GdV per esprimere indignazione rispetto alla questione, diventata anche un caso nazionale con articoli su fanpage e Repubblica.

La lettera ha girato per giorni su whatsapp, raccogliendo più di 4000 firme, ne rilanciamo il testo integrale.

Gentile Direttore,
a scriverle è un gruppo di docenti di Vicenza (e non solo, visto che si sono mobilitati insegnanti da tutta Italia per firmare questa lettera). Pur avendo letto le sue “considerazioni a titolo personale”, apparse a seguito della polemica sulla pubblicazione del necrologio dedicato a Benito Mussolini, ci sentiamo, a maggior ragione, in dovere di esprimere la nostra indignazione, come educatori ed educatrici. È amareggiante constatare che il principale quotidiano della provincia di Vicenza si presti a celebrare un dittatore e un regime che hanno umiliato con sangue, oppressione, violenza e vergogna il nostro Paese. In qualità di insegnanti c’impegniamo a testimoniare quotidianamente cosa sia l’antifascismo: educazione al pensiero critico e al pluralismo, rispetto della Costituzione e dei suoi valori fondanti. Assieme agli studenti e alle studentesse leggiamo il vostro giornale, distribuito nelle scuole: non avete riflettuto sul tipo di messaggio che state trasmettendo, attraverso il necrologio, alle nuove generazioni?
Da tempo è in corso, nel nostro paese, una subdola legittimazione storica, progressivamente più esplicita, del passato regime. I protagonisti di questo fenomeno si appellano a una “pacificazione”, auspicabile solo allorché non significhi riabilitazione. Se il rispetto è doveroso per ogni dolore, ciò non vuol dire però che tutti i dolori siano uguali: non si devono annullare le differenze fra i motivi e i valori che hanno provocato le tante ferite di cui si compone la storia del nostro Paese.
Siamo insegnanti, ci dedichiamo alla conoscenza e alla sua trasmissione: non possiamo fingere di non sapere che l’Italia ha attraversato la sanguinosa dittatura fascista; che ci sono stati morti, torture, repressione; che c’è stata un’occupazione militare alla quale ha risposto la popolazione stessa organizzandosi.
Da docenti, non possiamo rassegnarci al luogo comune che gli italiani abbiano la memoria corta e, forse ingenuamente, ci piacerebbe che le istituzioni democratiche e costituzionali che ci rappresentano fossero in grado di tener viva la memoria virtuosa del nostro Paese. Del resto, ci chiediamo, come sia possibile insegnare ai giovani il rispetto delle istituzioni e della nostra Costituzione, se alcuni esponenti delle stesse istituzioni si fanno beffe di questi valori – ad esempio recandosi nella giornata della Festa della Liberazione a commemorare l’uccisione di 14 nazisti? Ci sembra un terribile esempio per i nostri studenti e studentesse. Così come cantare “faccetta nera” o alzare il braccio in un saluto romano.
D’altronde, riteniamo che l’attualità della Resistenza sia legata indissolubilmente a quanto è ancora da realizzare di quei valori cui s’ispirarono le donne e gli uomini che vi presero parte: la realizzazione di una società in cui tutti i cittadini possano godere di pari diritti e libertà, contro ogni sfruttamento della libertà e del lavoro dell’essere umano.
La celebrazione nostalgica di un sistema politico dittatoriale e di un’ideologia totalitaria è la negazione di tutto ciò che quotidianamente cerchiamo di insegnare alle nostre studentesse e ai nostri studenti, proprio qui, a Vicenza, città insignita della medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza.
Non basta, per pacificare, mettere tutto sullo stesso piano. Pensare che morire per un ideale sia una cosa buona a prescindere. Parole come onore e fedeltà non significano nulla senza un riferimento al CONTENUTO che si tiene in onore, al quale si è fedeli. Anche gli “uomini d’onore”, infatti, hanno un loro “onore” e una loro” fedeltà”, e noi li biasimiamo proprio per l’oggetto del loro onore e della loro fedeltà (la cosca, la “famiglia”).
Affinché non debba mai più esserci in futuro la necessità di una Liberazione, ribadiamo dunque l’importanza di congiungere sempre, alla conoscenza, la memoria storica, intesa come mezzo per la trasmissione viva di valori, di un dibattito collettivo, di libertà espressiva, e non come strumento di affermazione nostalgica, di pregiudizi ideologici e di posizioni revisionistiche. Solo così, questo contenuto cercato e a cui essere fedeli si riempie di valori positivi, di libertà, pace, giustizia, diritti, pluralismo, pari opportunità, senza i quali, appunto, ogni presunta “virtù” è nulla, anzi, dannosa.


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a cura di Michele Lucivero

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Michele Lucivero
Laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Bari e poi in Forme e Storia dei Saperi Filosofici presso l’Università degli Studi del Salento, dove ha conseguito anche il Dottorato di Ricerca in Etica e Antropologia. Storia e Fondazione. Ha conseguito anche il Diploma di Scienze Religiose presso l’Istituto “Italo Mancini” dell’Università degli Studi di Urbino. Abilitato all’insegnamento di Filosofia e Storia e specializzato nella Didattica per le Attività di Sostegno presso l’Università di Padova, attualmente è docente di ruolo nella scuola pubblica. Dirige con Michele Di Cintio la collana Pratiche Didattiche e Percorsi Interculturali presso la casa editrice Aracne di Roma, all’interno della quale ha pubblicato e curato diversi volumi di taglio didattico su argomenti storici, filosofici, antropologici e sociologici. Dopo aver trascorso gli ultimi dieci anni a respirare il profumo del muschio montano vicentino dal 2018 è tornato a bearsi dell’aroma della salsedine pugliese.