Inchiesta “tesoro” di Galan, procura Padova chiede processo per quattro commercialisti accusati di riciclaggio: difesi da avvocato Enrico Ambrosetti

Galan
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L’avvocato tra l’altro dell’ex presidente della Banca Popolare di Vicenza Enrico Ambrosetti sarà il difensore dei quattro commercialisti accusati dalla procura di Padova di concorso in riciclaggio nell’ambito di un’inchiesta sull’ex governatore del Veneto e ministro di Forza Italia Giancarlo Galan.

Sette anni dopo lo scandalo Mose, arriva al capolinea un’inchiesta che aveva preso avvio dal patrimonio di Giancarlo Galan, ex presidente della Regione Veneto ed ex ministro, ed era approdata alle attività di alcuni commercialisti operanti con la Svizzera. Un paio di anni fa era stato scoperto un giro di una ventina di milioni di euro finiti nelle banche elvetiche o in qualche paradiso fiscale, tra cui c’era anche un milione e mezzo di euro riconducibile all’esponente di Forza Italia. La Guardia di finanza ha seguito le tracce del denaro per arrivare al “tesoro” di Galan, ovvero i soldi delle tangenti accantonati all’estero e si è imbattuta nelle attività di un importante studio veneto.

Adesso la Procura di Padova ha chiuso l’inchiesta e chiede il processo per quattro persone. Si tratta di Guido e Christian Penso, padre e figlio di 79 e 52 anni, nonché di Paolo Venuti e della moglie Alessandra Farina, di 64 e 62 anni, tutti difesi dall’avvocato Enrico Ambrosetti . Sono i soci di PVP, studio di commercialisti di Padova.

La contestazione del sostituto procuratore Luisa Rossi è di concorso in riciclaggio. L’accusa non si riferisce solo al denaro riconducibile a Galan, ma anche a quello proveniente da evasione fiscale di numerosi imprenditori, che hanno quasi tutti regolato la propria posizione con la giustizia o con il fisco, avendo poi fatto rientrare i capitali in Italia grazie a scudi o condoni fiscali. Una parte delle evasioni nel frattempo è stata prescritta.

La movimentazione di denaro scoperta raggiunge quasi i 20 milioni di euro, anche se il sospetto è che fosse cominciata ancora negli anni Novanta. Nel 2019 la Procura di Venezia ordinò un maxi-sequestro di denaro riferito alle somme di clienti gestite da PVP tra il 2000 e il 2015. La somma oggetto di sequestro venne poi ridotta, per quanto riguardava i professionisti, e circoscritta all’entità delle parcelle percepite dallo studio, anziché al volume del denaro movimentato.

L’elenco dei fruitori venne trovato in un documento elettronico di un professionista svizzero, che riguardava nobili, imprenditori e professionisti europei. Restando al sistema PVP, è emerso che il trasporto di denaro era avvenuto anche con contanti contenuti in scatole da scarpe. Era attivo, infatti, il classico sistema degli “spalloni” che attraversavano materialmente la frontiera con la Svizzera nascondendo i contanti, poi depositati in conti di transito, per raggiungere le destinazioni finali, a disposizione dei clienti.

La Finanza aveva ricostruito una ragnatela di passaggi di denaro, partendo dal conto “Memoria”, intestato ad Alessandra Farina, la moglie del commercialista Venuti. Era sempre a quello studio che Galan aveva chiesto l’intestazione fiduciaria di parte delle azioni di Adria Infrastrutture, una società poi finita nell’inchiesta per le tangenti del Mose. Nel corso dell’udienza preliminare il giudice dovrà considerare anche le valutazioni difensive in merito alla normativa che riguarda gli effetti dello “scudo fiscale” sulle attività professionali dei commercialisti.

Giuseppe Pietrobelli sul Fatto Quotidiano

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