Inchiesta Autostrade, arresti e imminente accordo Atlantia con governo: Mion pensa di rimettere il mandato ai Benetton

Gianni Mion intercettato sulle manutenzioni soft di Castellucci & c.: fanno bene agli utili dei Benetton (immagine Dagospia)
Gianni Mion intercettato sulle manutenzioni soft di Castellucci & c.: fanno bene agli utili dei Benetton (immagine Dagospia)
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Inchiesta Aspi, Mion valuta di mettere a disposizione il mandato di presidente in Edizione. Mentre il cda di Atlantia, ieri sera, aggiornava i conti al 30 settembre e decideva di sospendere il pagamento degli importi residui, legati all’uscita, all’ex ad Giovanni Castellucci, chiedendogli indietro anche quanto già pagato, il clima intorno alla holding infrastrutturale che ha nella Edizione della famiglia Benetton il socio di riferimento rimaneva difficile. La questione resta il clamore suscitato dagli arresti nel nuovo troncone d’inchiesta in Autostrade per l’Italia sulle barriere fonoassorbenti, nata da quella madre sul crollo del Ponte Morandi di Genova. Con il contorno politico dei fautori della linea dura sulla revoca della concessione ad Aspi che tornano a farsi sentire, proprio nel passaggio decisivo della trattativa che sta definendo l’uscita di Atlantia da Aspi, per la via «ragionevolmente probabile di un accordo con il governo», come ha sostenuto ieri il cda di Atlantia.

Clamore poi alimentatosi sulle intercettazioni telefoniche che i magistrati hanno messo alla base del nuovo giro di vite giudiziario, che ha portato agli arresti domiciliari l’ex manager di Aspi e Atlantia, Giovanni Castellucci, e messo nei guai altri cinque dirigenti. Comprese le conversazioni di Gianni Mion, lo storico manager di Edizione richiamato alla presidenza poco più di un anno fa, dopo la scomparsa di Gilberto Benetton, per guidare la delicata fase di transizione del comando affidato alla seconda generazione dei Benetton e della ricerca del nuovo amministratore delegato.

L’intercettazione chiave è quella in cui Mion parla in via confidenziale il 2 febbraio scorso con Giorgio Brunetti, l’economista che conosce dai tempi dell’università, divenuto tra i primi membri esterni dei cda delle aziende dei Benetton fin dai tempi del boom negli anni Ottanta. «Il vero problema – dice – è che le manutenzione le abbiamo fatte in calare, più passava il tempo e meno facevamo… così distribuiamo più utili. E Gilberto e tutta la famiglia erano contenti».

Frasi, quelle di Mion, finite nell’ordinanza del Gip per giustificare una linea imprenditoriale spregiudicata. Quando, da quel che si può ricostruire, si limitavano a rileggere ex post la fase finale guidata da Castellucci negli ultimi tre anni, quella degli utili che restavano elevati anche a scapito delle manutenzioni. E non certo per rivendicare una scelta strategica che da parte degli azionisti di Treviso non ci sarebbe mai stata. Tenendo conto poi che ogni anno il ministero delle Infrastrutture approvava gli aumenti tariffari, mettendo sul conto i livelli di manutenzione concordati.

Nel mirino, in sostanza, c’era la linea condotta senza troppi scrupoli da Castellucci, anche nel coprire agli azionisti il quadro reale della gestione e dei rischi che si correvano. In questo senso andrebbero inquadrati anche gli sfoghi di Mion, con giudizi che suonano come duri verso i Benetton, ad iniziare dall’«incompetenza» di Gilberto. Dove il senso era la difficoltà di comprendere la situazione reale, oltre la versione «confezionata» da Castellucci. Linea con cui si comprenderebbe la frase «Lui (inteso come Castellucci, ndr) può darsi che abbia detto tre o quattro cazzate e Gilberto chissà cosa ha capito». E anche l’irritazione che Mion mostra per le notizie del tentativo di Castellucci di far passare la linea che Gilberto Benetton sapesse.

Tant’è. Ma la frittata, comunque sia, è fatta. Tra l’altro in giorni difficili per la trattativa Aspi-governo. E con il risultato di alzare la temperatura nei rapporti tra i quattro rami della famiglia. È in questo clima che si starebbe facendo largo l’idea del manager di rimettere a disposizione della famiglia Benetton il mandato di presidente. Interpellato, il presidente rifiuta qualsiasi commento. Ma i rumors secondo cui Mion, certamente rammaricato per la vicenda, starebbe meditando di togliere di mezzo una presenza che rischia di diventare un ostacolo per l’azienda, s’infittiscono.

Niente dimissioni o passi affrettati. Tantomeno che suonino come ammissioni di colpe. E tuttavia ci sarebbe l’ovvia disponibilità, vista la situazione creatasi, di riconsegnare il mandato alla famiglia. Da far valere quando dovesse giungere a dama l’attuale fase di riflessione sull’assetto del gruppo e la scelta del nuovo amministratore delegato, destinato a prendere in pianta stabile le redini di Edizione (le indiscrezioni danno come favorito l’ex numero uno di Terna Luigi Ferraris, esperto di infrastrutture e di un settore regolato, rispetto al banchiere di Goldman Sachs Diego De Giorgi). Un passo che sarebbe compiuto anche per mettere al sicuro il delicato lavoro dei manager che hanno impostato il nuovo corso, come il numero uno di Autostrade, Roberto Tomasi, e l’ex dg di Edizione, Carlo Bertazzo, mandato a Roma a presidiare Atlantia da amministratore delegato, impregnati nel chiudere la difficile partita dell’uscita da Aspi.

Federico Nicoletti sul Corriere della Sera

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