In memoria di Emanuele Macaluso, lui disse: “Siamo passati dalla prospettiva di una città futura alla gestione dell’esistente”

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Si è spento ieri Emanuele Macaluso, protagonista della grande storia del Partito Comunista Italiano.

Direttore de L’Unità e ultimo rappresentante in vita di quella che è stata la Segreteria di Palmiro Togliatti, Macaluso ha mantenuto, ancora alla ragguardevole età di 96 anni, uno sguardo attento e lucido sull’oggi: una profonda cultura politica che aveva ed ha molto da insegnare anche a quanti, come noi, non condividevano gli orientamenti dell’area cosiddetta “migliorista”, di cui egli era autorevole rappresentante.

In una recente intervista al quotidiano “La Stampa”, così si esprimeva: “Del Partito Comunista Italiano è rimasto, purtroppo, molto poco nella politica di oggi. Si è rotto un rapporto tra politica e cultura, si è incrinata una concezione della politica intesa come ricerca di un’egemonia culturale. Ciò concerne il rapporto con le masse lavoratrici, escluse dalla vicenda democratica, e il loro inserimento nella vita dello Stato. Questa è stata una grande operazione del PCI. Oggi, invece, c’è una totale separatezza tra politica e cultura, un arretramento impressionante della cultura politica di massa. I partiti sono ripiegati nella gestione del potere a partire da quello locale: manca un’anima che dia respiro all’azione politica. Siamo passati dalla prospettiva di una città futura alla gestione dell’esistente”.

Questo diceva Emanuele Macaluso, fotografando una situazione politica degradata come l’attuale che rispecchia quella “Questione morale” che Enrico Berlinguer aveva denunciato quarant’anni orsono.

Riflettano su questo quanti oggi lo ricordano, così come quanti celebrano il centenario della nascita del PCI senza averne titolo e meriti.

Partito Comunista Italiano

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