Imprese orafe vicentine, ricerca del Centro Produttività Veneto

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Anche il settore orafo ha visto grandi cambiamenti negli ultimi anni, in termini di mercati di riferimento, assortimento di prodotti, tecnologie di produzione e strumenti di marketing. Un’evoluzione che può essere affrontata solo investendo nelle competenze, a livello delle singole aziende e di distretto, e proprio i nuovi fabbisogni di formazione e professionalità delle imprese orafe vicentine sono il tema della ricerca realizzata dalla Fondazione Centro Produttività Veneto su input della Regione Veneto e in collaborazione con il Tavolo Intercategoriale per il Settore Orafo e Italian Exhibition Group.

L’indagine, presentata oggi in Fiera a Vicenza nell’ambito di Vicenzaoro, è stata fortemente voluta dall’Assessore Regionale Elena Donazzan ed è condotta su un campione di 200 imprese del Distretto Orafo Vicentino su un totale delle 574 iscritte al registro imprese della Camera di Commercio con codici Ateco pertinenti (32.12.1: Fabbricazione di oggetti di gioielleria ed oreficeria in metalli preziosi o rivestiti di metalli preziosi, e 32.12.2: Lavorazione di pietre preziose e semipreziose per gioielleria e per uso industriale). «Questo progetto ha una particolare valenza perché indaga in profondità le esigenze di un distretto strategico della nostra provincia, anche se la crisi lo ha profondamente cambiato. Non solo, ma approfondisce diversi ambiti nei quali CPV è impegnato in prima persona: la formazione secondaria per il settore orafo con la Scuola d’Arte e Mestieri, l’attività costante che viene svolta – e non solo per il distretto orafo – di incrocio tra domanda di competenze e offerta di formazione specifica, e ancora la sfida delle nuove professionalità richieste dall’Industria 4.0. Mettiamo i risultati a disposizione del territorio, delle associazioni di categoria e delle istituzioni – sottolinea il Presidente di CPV Alessandro Testolin – ma saranno uno strumento utile anche per noi, per sviluppare percorsi di studio e di aggiornamento professionale sempre più mirati ed efficaci per il settore orafo».

Le figure professionali tradizionali

Più in dettaglio, il 37,5% delle aziende intervistate ha dichiarato di avere bisogno per il futuro di figure professionali tradizionali, ma questo dato risulta molto variabile a seconda delle dimensioni aziendali e dell’età dell’azienda. Per quanto riguarda il primo aspetto, è molto più elevato tra le aziende con più di 9 addetti (63%), mentre è al di sotto della media nelle microaziende fino a 2 addetti (29,4%), da 3 a 5 addetti (30,6%) e da 6 a 9 addetti (26,7%). Analogamente, il fabbisogno è maggiore nelle imprese più recenti, nate dopo il 2010, con il 65,4%, crolla al 25% per quelle sorte tra il 2001 e il 2010 e risale leggermente tra quelle con una storia ancora più consolidata (38,3% per le aziende nate tra il 1990 e il 2000 e 37,5% tra quelle ancora antecedenti).
Tra queste figure tradizionali, al primo posto delle richieste troviamo il tecnico addetto all’assemblaggio (26,8%), seguito da lustraresse (21,4%), modellista in cera e metallo (12,5%), preparatore (7,5%) e capifabbrica (7,1%). E poi ancora troviamo addetti alle vendite (6,9%), incastonatore (5,4%), catenista (4%) e altre figure ancora.

Le figure professionali innovative

Un maggiore interesse viene dichiarato invece per il potenziamento dell’organico con figure innovative: pensa di averne bisogno il 39,3% delle aziende e questo dato appare più uniforme a prescindere dalla dimensione aziendale (si oscilla tra il 33,3% per le aziende da 3 a 5 addetti al 46,7% per quelle da 6 a 9 addetti). Inoltre, sono soprattutto le aziende più giovani, sorte dopo il 2010, a ricercarle (62,5%), mentre negli altri casi la percentuale oscilla tra il 37 e il 38%.
Ma quali sono queste figure innovative? In primis il tecnico addetto alla progettazione 3d (37,5%), quindi il tecnico addetto alla saldatura laser (20,3%), designer (18,8%), addetti al controllo di qualità (10,9%), esperti di marketing e comunicazione (7,8%) e infine tecnici per la progettazione 2d (4,7%).

Nuove assunzioni

Il 53,3% delle aziende intervistate ha fatto nuove assunzioni nel corso del 2018 e il 46,7% lo ha fatto tra il 2016 e il 2017. Questo dato, tuttavia, varia molto in funzione delle dimensioni aziendali: si passa dall’8,8% delle microimprese fino a 2 addetti all’88,5% delle imprese con più di 9 addetti (38,2% da 3 a 5 e 40,5% da 6 a 9). Più equilibrata invece la distribuzione per anzianità di attività delle aziende: si passa dal 35,8% di quelle sorte prima del 1990 al 50,1% di quelle fondate tra il 2001 e il 2010.
I canali di reclutamento
Nella ricerca di candidati, il mezzo di gran lunga più utilizzato dalle aziende continua a essere il passaparola (73,1%), seguito dalle agenzie di selezione (19,6%), dalle scuole (18,3%) e dai centri per l’impiego (19,8%); più staccati il web (5,4%), la partecipazione a fiere ed eventi (4,3%), le associazioni di categoria (3,2%), il programma Garanzia Giovani (2,4%) e il contatto diretto con i candidati (2,2%).

La filiera formativa

Per quanto riguarda il rapporto tra le imprese e le strutture di formazione nel territorio rivolte al settore orafo, punto di riferimento riconosciuto si conferma essere la Scuola d’Arte e Mestieri gestita dalla Fondazione Centro Produttività Veneto (la conosce il 71,4% delle aziende), anche se solo il 17,9% conosce il percorso biennale post diploma ITS per Tecnico Superiore per la Progettazione e la Lavorazione Orafa, attivo proprio presso la scuola vicentina. Più staccata la formazione professionale con il sistema duale, che prevede un’attività estesa di alternanza scuola-lavoro e vede le aziende attivamente coinvolte anche nella definizione dei programmi didattici. In ogni caso, giudizi positivi da parte delle aziende sono registrate sia per la Scuola d’Arte e Mestieri e sia per il corso ITS (3,6 per entrambi, su una scala da 0 a 5), meno per la formazione duale (2,4).
E ancora, il 37,5% delle imprese dichiara di avere ospitato studenti per periodi di alternanza scuola-lavoro e tra chi lo ha fatto il giudizio sull’esperienza è ampiamente favorevole: molto positivo per il 23,7%, abbastanza positivo per il 50%, solo il 18,4% e il 7,9% la ritengono poco o per niente positiva. Tipicamente, l’adesione a questo strumento cresce di pari passo con le dimensioni aziendali (dal 23,5% delle imprese fino a 2 addetti al 53% delle aziende con più di 9 dipendenti), mentre l’età dell’azienda in questo caso appare meno rilevante come paramento.

Formazione continua

In ogni caso, la formazione è ritenuta un fattore strategico anche per il personale già in forza alle aziende: il 68,4% dichiara di svolgere attività di formazione per i propri addetti, soprattutto interna (68,3%) ma anche esterna (12,6%) o entrambe (19,1%). Anche in questo caso le maggiori dimensioni aziendali risultano premianti: vi ricorre solo il 37,3% delle microaziende con 2 addetti, ma già il 70% da 3 a 5 addetti, per salire all’80% fino a 9 addetti e al 92,3% oltre i 9 addetti.
Il principale ambito di tale formazione continua è di gran lunga l’area tecnica (60,4%), seguita a distanza da quella commerciale (33,8%), creativa (29,2%) e amministrativa (20%).
Industria 4.0, un’opportunità ancora da cogliere
Solo l’11,6% ha compiuto investimenti sulle tecnologie dell’Industria 4.0 tali da rendere necessaria una specifica formazione, e curiosamente questo dato varia poco in base alla dimensione aziendale: lo ha fatto l’8,8% delle microimprese con 2 addetti e l’11,1% di quelle con oltre 9 addetti.

In compenso, quasi la metà delle aziende (49,1%) si dichiara favorevole a modelli innovativi di collaborazione di Distretto per la formazione, come già sperimentato in altri contesti, con la possibilità per i tecnici delle aziende di svolgere attività di aggiornamento anche per i dipendenti di altre imprese.

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