Il mondo non finì nel 2016 con Trump, non finirà nel 2020 con la sua (buon)uscita

Donald Trump: I... first
Donald Trump: I... first
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Quatro anni fa, a quest’ora, stavo spiegando a diversi amici che no, il Mondo non sarebbe finito quell’anno e che per noi le cose sarebbero rimaste più o meno le stesse: vivevamo in Italia, non negli Stati Uniti.

Leggevo pensose articolesse di compunti commentatori in gramaglie: Trump avrebbe affossato l’economia mondiale (se non fatto scoppiare, direttamente, la terza guerra mondiale).
Negli anni successivi, ad ogni trimestre, l’economia USA infrangeva un muovo record e puntualmente arrivavano moniti che no, c’era poco da festeggiare, erano dati drogati (?) signora mia, vedrà alla prossima rilevazione.
La dimostrazione empirica che gli economisti, per lo più, hanno le stesse capacità previsionali dell’oroscopo di Branko e che, spesso, confondono i propri desiderata con l’analisi della realtà.
Tutto questo, unito ad un imbarazzante provincialismo che ci fa partecipare alle elezioni degli Stati Uniti come nemmeno avessimo votato anche noi, per posta, per un candidato, o per un altro.
Quest’anno, la palma del peggiore va a Matteo Salvini, che potrebbe essere il futuro premier del nostro Paese e che se ne andava in giro con una mascherina “Trump 2020″, a sostenere un tizio che, oltretutto, non se lo è mai neppure filato (su Il Fatto Quotidiano scrivere”cagatoi”, ma qui a Vicenza i magistrati ci aggredirebbero, ndr). The Independent lo ha definito con accuratezza “lla cheerleader italiana di Trump“. Autentico disagio. Ma almeno ha cominciato ad indossare la mascherina.
E adesso tocca consolare gli altri. Tipo la Meloni che apprezzava Trump, non perché costruiva muri anti immigrati e teneva i bambini nelle gabbie, ma perchè corrispondeva con l’interesse nazionale Italiano. E infatti l’amministrazione Trump ha aumentato del 25% i dazi su prodotti di punta del nostro export agroalimentare verso gli Stati Uniti.
O come giornalisti e commentatori di destra che vedono in Biden l’avvento del comunismo in Occidente. Comunismo? Con Biden…? Vabbè, siamo oltre il ridicolo.
Nel frattempo, il Tycoon non molla la cadrega: parla di brogli, di voti falsi, annuncia ricorsi e chiede riconteggi. Non lo fa perchè è un bambino viziato, e neppure pensa davvero di avere qualche speranza di sovvertire il risultato elettorale. Lo fa, con ogni probabilità, per trattare una buonuscita politica che lo tenga al riparo, quanto più possibile, dalle indagini fiscali e penali sul suo conto. Quando avrà avuto dall’amministrazione Biden garanzie sufficienti su tali questioni (magari una promessa di grazia) si ritirerà in buon ordine. Sempre mugugnando, del resto parliamo di Trump, ma accettando il verdetto delle urne. E delle cassette postali.
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Marco Tullio
Marco Tullio è un appassionato di legge, ama la critica politica, la buona scrittura quanto basta e, se provocato, è un oratore loquace meno che sull'età su cui non risponde. Di certo, nel 2020 quando comincia a collaborare con noi, è meno che cinquantenne, visto che i 50 anni sono il suo obiettivo, non ancora raggiunto, per mettere nel cassetto ogni strumento di lavoro che Fornero voglia o non voglia. Esponente di un'agiata famiglia di una delle storiche repubbliche dello Stivale Marco Tullio ammira la cultura ma esercita l'indolenza, cioè il non dolersi delle altrui debolezze che ama, invece, punzecchiare.