Governo Draghi ed Innovazione

Colao e l’Italia nuova start-up nation
Colao e l’Italia nuova start-up nation
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Il neonato governo punterà molto su innovazione e trasformazione digitale, due punti chiave per la ripresa e lo sviluppo del paese post-pandemia. Nel portare avanti questa sfida, a cui faranno capo molti degli obiettivi del Next Generation EU, ha scelto come ministri Roberto Cingolani e Vittorio Colao. Il primo è considerato il padre dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova mentre il secondo è il manager che ha associato il suo percorso professionale e il suo successo a una startup di nome Omnitel diventata poi Vodafone.

Di particolare interesse risulta essere il piano proposto da quest’ultimo, Colao, nominato ministro alla Innovazione tecnologica e alla transizione digitale il 12 febbraio scorso. Già da un anno però il manager stava lavorando per il precedente esecutivo alla guida della task force che avrebbe dovuto garantire la ricostruzione economica del paese.

Il documento prodotto per il Conte Bis dall’ex super manager si compone di 121 pagine ed è intitolato “Iniziative per il rilancio 2020-2022”. Le principali aree di intervento ruotano attorno a 6 assi: imprese e lavoro come “motore dell’economia”; infrastrutture e ambiente come “volano del rilancio”, turismo arte e cultura come “brand del Paese”; pubblica amministrazione “alleata di cittadini e imprese”; istruzione, ricerca e competenze “fattori chiave per lo sviluppo” e infine indicazioni per “una società più inclusiva e equa”. Il minimo comune denominatore risultano essere gli incentivi per l’innovazione attraverso il ripristino e l’estensione delle misure previste dal piano Industria 4.0, gli incentivi per gli investimenti in sostenibilità e transizione energetica, e le misure di sostegno alle startup innovative.

In particolare per queste ultime le possibilità di finanziamento sono particolarmente interessanti e vengono portate avanti da diversi anni. Per il 2021 i soggetti che soddisfino i requisiti oggettivi e soggettivi, potranno presentare domanda per partecipare a diversi bandi promossi da diversi enti. I primi riguardano principalmente il codice ATECO di un’azienda, i mesi passati dalla fondazione e la registrazione presso la Camera di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura (CCIAA). I secondi, in base al bando preso in considerazione, riguardano sia l’avvio di aziende che la crescita di queste ultime. La domanda solitamente si compone di un business plan da predisporre a livello aziendale, che identifichi chiaramente l’ammontare della dotazione richiesta e le modalità che verranno adottate per le spese. Sarà poi una commissione a valutare la bontà delle iniziative ed in base al bando verrà redatta una graduatoria o verranno erogati finanziamenti fino ad esaurimento.

Tornando al piano redatto per la modernizzazione del tessuto economico e produttivo a livello più generale, il Comitato ha sviluppato proposte in quattro ambiti principali. In prima posizione troviamo gli incentivi per l’innovazione. In questa fase caratterizzata dall’adozione di interventi straordinari, sarà infatti fondamentale aumentare e accelerare l’innovazione tecnologica delle imprese italiane, ripristinando ed estendendo le misure previste dal piano Industria 4.0, incentivando gli investimenti in sostenibilità e transizione energetica, e ampliando le misure di sostengo alle start-up innovative. Sostegno che si concretizzerà attraverso l’incremento delle agevolazioni fiscali per l’investimento da parte di individui, società e fondi specialistici (detassazione proventi e aumento dell’ammontare di detrazione e deduzione) e con l’aumento di massimali previsti per gli investimenti annui.

Secondariamente sviluppare le competenze per aumentare la produttività. Lo sviluppo delle imprese italiane, e in particolare quelle di piccole dimensioni, è spesso frenato dalle carenze manageriali, dalla scarsa consapevolezza dell’importanza della formazione di qualità, e dalla mancanza di competenze adeguate alle necessità di oggi (ad esempio, digitali). Il Comitato propone interventi per sostenere gli investimenti in formazione e incentivare la riqualificazione della forza lavoro e dei disoccupati attraverso defiscalizzazioni temporanee per la partecipazione a formazione gestionale e per l’assunzione di competenze esterne (inclusi neolaureati) nelle PMI.

Non meno importante è il rafforzamento delle PMI e delle filiere. Le PMI, che rappresentano una porzione significativa del tessuto produttivo italiano, sono infatti particolarmente vulnerabili di fronte alla crisi in atto. Per rafforzarle, superando i limiti strutturali derivanti dalla loro dimensione e rendendole più competitive sui mercati internazionali, il Comitato propone interventi per favorire la ricapitalizzazione delle imprese di filiera, per rilanciare l’export, per incentivare le aggregazioni e per favorire il reinsediamento sul territorio nazionale di attività ad alto valore aggiunto in precedenza svolte all’estero. Per favorire l’innovazione tecnologica delle imprese si è pensato al ripristino ed al potenziamento delle misure di super-ammortamento e iperammortamento previste da Industria 4.0 prevedendo una durata pluriennale degli incentivi (5 anni). Inoltre, aumentare i limiti per gli investimenti previsti per i crediti R&D, ampliare il regime del patent box a ulteriori beni immateriali e incrementarne il beneficio.

Infine sostegni per lo sviluppo di un’economia sostenibile. Il Comitato propone di completare la riforma del Terzo Settore, in particolare per quanto riguarda la fiscalità delle imprese sociali.

Pietro Castellani


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