Giorno della memoria e non giornata: perché?

Le Vittime della Shoah
Le Vittime della Shoah
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Molte persone mi chiedono perché insisto con il Giorno della memoria.  In Italia, gli articoli 1 e 2 della Legge 20 luglio 2000 n. 211 definiscono così le finalità e le celebrazioni del Giorno della Memoria: La Repubblica Italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

I carnefici della shoah
I carnefici della shoah

In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione: in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia del Paese e in Europa affinché simili eventi non possano mai più accadere”.

La differenza tra giorno e giornata nella lingua italiana? Il giorno copre l’arco temporale delle 24 ore, la giornata o il dì le ore di luce. Ovvero che la Memoria sia per un giorno intero. Due in Italia sono le ricorrenze riconosciute come Giorno, “Il Giorno della Memoria (Shoà) e il Giorno del Ricordo (Foibe). Tutte le altre ricorrenze sono definite Giornate. Punto.

Che io, la mia vicina di casa o qualsiasi altra persona nella quotidianità chiamiamo “Giornata” il “Giorno della Memoria” è irrilevante. Ma che academici, docenti, televisione, giornali, ambasciate ne confondano reiteratamente il significato deve far riflettere, perché significa che nessuno di loro ha mai avuto voglia di approfondirne il significato. Il Giorno della Memoria diventa la giornata in cui per forza si deve ricordare, come fosse un oggetto, un mezzo anziché un’anima.

Il Giorno della Memoria non può essere oggetto di alcuna metamorfosi. E’ la testimonianza che l’odio ha generato più di 6.000.000 di ebrei assassinati nei campi di sterminio, altri ebrei dei quali quali non esiste traccia si sono liquefatti.  Anche le altre vittime meritano lo stesso rispetto, il numero dei morti non è preciso ma sono più di 13 milioni. Non mancano le persone che, a guerra finita, con i volti scavati e i corpi resi irriconoscibili sono usciti “vivi” dai campi di sterminio. C’è chi ha reagito ed è ritornato alla vita, chi non ha saputo reagire ha continuato il suo percorso verso la morte, camminando per le città apparentemente libere dal nazifascismo; persone che sentivano dentro la loro pelle lo stesso odore acre dei corpi bruciati nei campi di sterminio, ai piedi la stessa pesantezza con cui si muovevano nei campi di sterminio, in testa non avevano più i capelli e i neuroni erano stati cannibalizzati dagli orrori che avevano visto e vissuto nei campi di sterminio.

Winston Churchill disse “ Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti”: Per niente bizzarro ma regolare “Strano popolo gli italiani, il Giorno della Memoria 60.317.000 amici degli Ebrei, il giorno dopo, nessun amico o quasi”.

Ridatemi il Giorno della Memoria, quello di una volta, dove le persone avevano negli occhi le lacrime di altri occhi che avevano smesso di piangere, sapevano ascoltare in silenzio suoni e parole inusuali, gli studenti partecipavano commossi, la priorità era la partecipazione dei giovani, il programma istituzionale era uno solo e i dépliant pluri sponsorizzati che sembrano réclame di supermercati non esistevano, i docenti si mettevano da parte, in silenzio, per lasciar parlare la Memoria.

Io, da anni non ho più ricordi di questo Giorno, per favore fate in modo che si possano scomporre le giornate della memoria e ricomporre il Giorno della Memoria.

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Paola Farina
Nata a Vicenza il 25 gennaio 1954, studentessa mediocre, le bastava un sette meno, anche meno in matematica, ragazza intelligente, ma poca voglia di studiare, dicevano i suoi professori. Smentisce categoricamente , studiava quello che voleva lei. Formazione turistica, poi una abilitazione all’esercizio della professione di hostess di nave, rimasta quasi inutilizzata, un primo imbarco tranquillo sulla Lauro, un secondo sulla Chandris Cruiser e il mal di mare. Agli stipendi alti ha sempre preferito l’autonomia, ha lavorato in aziende di abbigliamento, oreficeria, complemento d’arredo, editoria e pubbliche relazioni, ha girato il mondo. A trent’anni aveva già ricostruito la storia degli ebrei internati a Vicenza, ma dopo qualche articolo, decise di non pubblicare più. Non sempre molto amata, fa quello che vuole, molto diretta al punto di apparire antipatica. Dove c’è bisogno, dà una mano e raramente si tira indietro. E’ generosa, ma molto poco incline al perdono. Preferisce la regia alla partecipazione pubblica. Frequenta ambienti ebraici, dai riformisti agli ortodossi, dai conservative ai Lubavitch, riesce nonostante il suo carattere a mantenere rapporti equilibrati con tutti o quasi. Sembra impossibile, ma si adegua allo stile di vita altrui, in casa loro, ovviamente.