Gaffe su Dante, il PD interroga l’assessore veneto all’Istruzione Donazzan

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Quest’anno, chi non è impegnato a improvvisarsi esperto di Covid, può sempre farsi passare per dantista. A voler essere pignoli, non è corretto dire che si celebrano i 700 anni di Dante Alighieri, nato nel 1265. Si celebrano i 700 anni dalla morte del sommo poeta, avvenuta appunto nel 1321, ma a settembre, e non il 25 marzo, come invece ha scritto l’assessore regionale veneto all’Istruzione Elena Donazzan in una circolare alle scuole, confondendosi con la data dell’inizio del viaggio ultraterreno del vate fiorentino, avvenuta nel primo giorno della settimana santa del 1300 e scelta per la celebrazione del Dantedì. Forse, dati i recenti episodi, l’assessore è più ferrata in materia di canzoni nostalgiche in odor d’apologia (non in storia però), che in letteratura. La gaffe non è sfuggita ad alcune esponenti del PD come le veronesi Elisa La Paglia e Alessia Rotta e la padovana Vanessa Camani. Quest’ultima per esempio scrive in una nota che “Mettendola sul ridere, chissà in quale girone l’avrebbe messa Dante! Viene però meno da ironizzare se pensiamo che Elena Donazzan, assessora all’Istruzione, ha inviato una lettera al mondo della scuola veneta, dai docenti agli studenti, decidendo che il 25 marzo non è la data che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia, bensì il giorno della morte del Sommo Poeta. Un errore da matita blu che era evitabilissimo”.

Donazzan Dante
Donazzan Dante

“Non è il primo scivolone della Donazzan, abituata a maneggiare la storia in modalità ‘un tanto al chilo’. Si tratta di episodi che evidenziano l’inadeguatezza di chi, da un’eternità, gestisce un settore delicato, penalizzato e lasciato all’abbandono in questa epoca di pandemia. Lo strafalcione di queste ore, inanellato dopo l’indegna esaltazione delle gesta fasciste e l’esibizione radiofonica sulle note di ‘Faccetta Nera’, testimonia che, pandemia o meno, la scuola in Veneto non è in mani sicure. Abbiamo presentato, insieme ai colleghi Possamai, Bigon e Zottis – conclude Camani – un atto ispettivo per ‘interrogare’ l’assessora su Dante. Questa figuraccia merita di essere tramandata ai posteri come esempio, per nulla sommo, di gestione istituzionale”.

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