Fitbit verso fusione con Google, le preoccupazioni della Commissione europea: rischio posizione dominante per pubblicità online

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Come si legge in una sua nota stampa “la Commissione europea ha avviato un’indagine approfondita per valutare la proposta di acquisizione di Fitbit (società americana attiva nello sviluppo di dispositivi indossabili, smartwatch e fitness tracker, Ndr) da parte di Google ai sensi del regolamento Ue sulle fusioni”.

Il timore al riguardo è che “la transazione proposta rafforzi ulteriormente la posizione di mercato di Google nei mercati della pubblicità online aumentando la già vasta quantità di dati che Google potrebbe utilizzare per personalizzare gli annunci che serve e propone”.

Terminata la prima fase di indagini, spiega la nota stampa, “la Commissione nutre preoccupazioni sull’impatto dell’operazione sulla fornitura di servizi di ricerca online e di pubblicità su display (la vendita di spazi pubblicitari rispettivamente sulla pagina dei risultati di un motore di ricerca su Internet o su altre pagine Internet), nonché sulla fornitura di servizi ‘ad tech’ (analisi e strumenti digitali utilizzati per facilitare la vendita e l’acquisto programmatico di pubblicità digitale)”.

Con l’acquisizione di Fitbit, Google acquisirebbe il database gestito da Fitbit sulla salute e la forma fisica dei suoi utenti e la tecnologia per sviluppare un database simile a quello di Fitbit.

I dati raccolti tramite dispositivi indossabili da polso sembrano, in questa fase dell’esame della Commissione, “costituire un importante vantaggio sui mercati della pubblicità online. Aumentando il vantaggio di Google nella personalizzazione degli annunci che serve tramite il suo motore di ricerca e che visualizza su altre pagine Internet, sarebbe più difficile per i concorrenti abbinare i servizi di pubblicità online di Google. Pertanto, la transazione innalzerebbe le barriere all’ingresso e all’espansione per i concorrenti di Google per questi servizi, a scapito, in ultima analisi, degli inserzionisti e degli editori che si troverebbero ad affrontare prezzi più alti e avrebbero meno scelta”.

In questa fase dell’indagine, la Commissione ritiene, quindi, che Google “sia dominante nell’offerta di servizi di ricerca pubblicitaria online nei paesi del See (ad eccezione del Portogallo, per il quale non sono disponibili quote di mercato) e detiene una forte posizione di mercato nella fornitura di servizi di pubblicità su display online almeno in Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, in particolare per quanto riguarda gli annunci pubblicitari su reti non sociali”.

La Commissione quindi, prosegue la nota, svolgerà “un’indagine approfondita sugli effetti dell’operazione per determinare se le sue preoccupazioni iniziali sotto il profilo della concorrenza relative ai mercati della pubblicità online sono confermate”.

Durante l’indagine iniziale, la Commissione ha collaborato strettamente con le autorità garanti della concorrenza di tutto il mondo e con il Comitato europeo per la protezione dei dati. La Commissione proseguirà tale cooperazione anche durante l’indagine approfondita.

L’operazione è stata notificata alla Commissione il 15 giugno 2020 e Google ha presentato impegni per rispondere alle preoccupazioni della Commissione il 13 luglio 2020: “L’impegno, spiega la nota, consisteva nella creazione di un deposito virtuale di dati, in cui alcuni dati raccolti attraverso dispositivi indossabili sarebbero stati tenuti separati da qualsiasi altro set di dati all’interno di Google. Questi dati sarebbero stati esclusi dall’utilizzo per scopi pubblicitari di Google

Tuttavia l’esecutivo ritiene “che l’impegno proposto da Google non sia sufficiente a dissipare chiaramente i seri dubbi individuati in questa fase sugli effetti della transazione. Ciò è dovuto, tra l’altro, al fatto che la misura correttiva non riguardava tutti i dati a cui Google avrebbe avuto accesso a seguito della transazione e sarebbe stata utile a fini pubblicitari”.

La Commissione ha ora 90 giorni lavorativi, fino al 9 dicembre 2020, per prendere una decisione.

Margrethe Vestager, vicepresidente per la Concorrenza, ha dichiarato (fonte Public policy): “l’uso di dispositivi indossabili da parte dei consumatori europei dovrebbe crescere in modo significativo nei prossimi anni. Questo andrà di pari passo con una crescita esponenziale dei dati generati attraverso questi dispositivi. Questi dati forniscono informazioni chiave sulla vita e sulla situazione sanitaria degli utilizzatori di questi dispositivi. La nostra indagine mira a garantire che il controllo da parte di Google sui dati raccolti attraverso i dispositivi indossabili, come risultato della transazione, non distorca la concorrenza“.

A margine di questa questione e solo per dare un’idea di cosa possa rappresentare è di oggi la notizia che, se la raccolta pubblicitaria in Italia su Internet ha superato nel 2019  per la prima volta quella Tv, il 68% dei ricavi relativi va all’1% delle piattaforme

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