Fisco. Cnel: riforma con riequilibrio aliquote e riduzione uso contante. Corte dei Conti: meno aliquote Irpef e rimodulazione Iva

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Il tema del fisco è uno dei più delicati in discussione nella fase di messa in sicurezza rilancio del Paese dopo il via combattuto libera iniziale del Consiglio europeo alla proposta della Commissione europea che assegna all’Italia il 28% delle risorse complessive  del Next Generation EU: 82 miliardi circa a fondo perduto e altri 107 sotto forma di prestiti finalizzati a una serie di attività.

Il Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) nella relazione depositata in Parlamento, presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato, in occasione dell’audizione sul Programma nazionale di riforma (Pnr) per l’anno 2020 ha sostenuto  “è necessario dare seguito alle reiterate indicazioni del Governo, contenute anche nel Pnr, per attuare una vera riforma fiscale a sostegno della crescita e delle imprese, che superi il susseguirsi di interventi scoordinati e frammentati e sia orientata su quattro assi: riduzione del cuneo fiscale, contrasto all’evasione anche mediante la massimizzazione dei vantaggi delle tecnologie, progressiva riduzione dell’uso del contante, riequilibrio e razionalizzazione delle aliquote per una effettiva progressività“.

Per suo conto la Corte dei conti in un documento sul fisco consegnato anch’esso alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sostiene che “le evidenti problematiche di funzionamento dell’Irpef, a fronte di un processo di ridisegno complessivo del sistema, consiglierebbero di non escludere tra le opzioni una possibile rimodulazione delle esistenti aliquote Iva e anche alcune ipotesi di riduzione del numero delle aliquote (attualmente quattro), dalle quali potrebbero derivare alcuni vantaggi di natura amministrativa“.

Sul punto specifico – si legge ancora nel documento della Corte dei Conti – il Pnr non esplicita alcuna direzione di revisione. Ma ciò non riduce la necessità di compiere una scelta netta in merito al ruolo che le due principali imposte del sistema tributario (Irpef e Iva) debbano svolgere. In favore di uno spostamento del prelievo dall’Irpef all’Iva, giova ricordare che, nel confronto europeo in Italia il peso dell’Irpef rispetto al Pil è tra i più elevati e quello dell’Iva è invece tra i più bassi; e anche che una revisione dell’Iva potrebbe avvenire, modificando opportunamente le aliquote, in assenza di effetti redistributivi indesiderati“.

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