Federazione Lega – Forza Italia, la Repubblica: Berlusconi frena, “L’unità con la Lega è solo un’idea”

Berlusconi e Salvini (archivio)
Berlusconi e Salvini (archivio)
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Di Giovanna Vitale, da la Repubblica. È rimasto stupito, Silvio Berlusconi. Dopo aver chiesto via Zoom ai suoi parlamentari di «valutare con grande attenzione» il patto federativo fra Forza Italia e Lega, aveva messo in conto qualche malumore, la scontata opposizione della frangia interna storicamente ostile a Matteo Salvini. Ma certo non si aspettava che nel partito esplodesse una mezza rivolta: con buona parte della truppa, specie quella eletta al Sud, decisa ad ostacolare l’Opa lanciata dal leader padano attraverso la costituzione di gruppi unici in entrambe le Camere. Né poteva immaginare che i transfughi Toti e Brugnaro, anziché cedere alle sirene nordiste, si mettessero di traverso: pronti ad approfittare della liquefazione azzurra per ingrossare la neonata Coraggio Italia, accogliendo fra le sue fila i malpancisti contrari a quello definito da tanti «un progetto di annessione».
Perciò al mattino il Cavaliere, infastidito pure dall’accelerazione impressa da Salvini, alza il telefono e digita il numero di Mara Carfagna, da anni trincea forzista contro le spinte filo-leghiste e icona dei ribelli. È a lei che l’ex premier chiede di intercedere per rassicurare tutti, spiegando che «quella della federazione è solo un’idea su cui si rifletterà ». Tradotto: nulla è ancora deciso. Esattamente quel che trapela anche da ambienti vicini al capo: «Allo stato non c’è nessuna ipotesi di fusione con la Lega», la frenata dei fedelissimi. «Berlusconi vuole la collaborazione di tutte le forze che compongono il centrodestra e non intende rinunciare né alla storia né all’identità di Forza Italia ». Il modello di riferimento resta quello della vecchia Casa delle Libertà, dice chiaro Antonio Tajani: è lì che si vorrebbe e dovrebbe tornare. «È chiaro che, stando al governo con i leghisti, il dialogo con loro è più facile», la precisazione, «ma dobbiamo rafforzare pure il rapporto con Fratelli d’Italia». I quali avrebbero recapito ad Arcore un messaggio perentorio: se il Cavaliere pensa di cedere il suo partito a Salvini per scalare il Quirinale, sappia che i voti di Fdi non sono scontati, visto che l’operazione orchestrata da Salvini mira a indebolire proprio la Meloni.
Ecco perché, insistono i pasdaran berlusconiani, «il confronto è appena iniziato» e proseguirà nei prossimi giorni, che si preannunciano cruciali per verificare se la nave verde-azzurra prenderà il largo o sarà costretta a restare all’ancora. Domani è in programma il vertice con i coordinatori regionali, mercoledì toccherà ai deputati, che si preparano a dare battaglia.
Ma il leader della Lega non demorde. «Incontriamoci a metà settimana », esorta, «per parlare di federazione di centrodestra con pari dignità per tutti i protagonisti e con l’obiettivo di rafforzare il lavoro di Draghi». Ma lo stato maggiore azzurro è spaccato. Con Mara Carfagna, subissata ieri da una valanga di telefonate di solidarietà dopo lo scontro con Anna Maria Bernini, e Maria Stella Gelmini, decise a sbarrare la strada a Salvini. «È giusto confrontarsi», ma il ruolo di Forza Italia va accentuato, non annacquato in una federazione», t aglia corto la ministra degli Affari regionali. La stessa opinione degli scissionisti di Coraggio Italia: «Noi siamo saldamente nel centrodestra, crediamo però che la pluralità della nostra coalizione sia una ricchezza. Pertanto noi continueremo il nostro percorso», chiudono Brugnaro, Toti e Marin. Uno scoglio per Salvini. Deciso tuttavia a non mollare. Il nuovo gruppo, qualora la fusione andasse in porto, conquisterebbe il primato in Parlamento superando anche i 5Stelle: conterebbe infatti 96 senatori (contro i 75 grillini) e 210 deputati (contro 162). Un peso enorme, che potrebbe spostare gli equilibri anche all’interno della maggioranza, regalando ai lega-forzisti la golden share del governo Draghi. Obiettivo da perseguire a ogni costo. Perciò a sera è il segretario del Carroccio ad alzare il telefono e chiamare Berlusconi: «Insieme si è convenuto che il progetto è importante e positivo», dunque va avanti. Segno che la partita è tutt’altro che chiusa.
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