Donazzan “senza essersi fumata una canna” si inchina a Mussolini le cui leggi razziali furono un “errore” e non un crimine

Elena Donazzan:
Elena Donazzan: "mi inchino a Mussolini. Le leggi razziali? Un errore"
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Qualche giorno fa Elena Donazzan durante una telefonata del programma radiofonico “La zanzara” su Radio 24 ha affermato (come riporta dagospia.com) “Mussolini? E’ stato un grande statista, l’ha detto Churchill, quindi io non faccio che inchinarmi. Pure Ghandi disse qualcosa di molto positivo su Mussolini. Che sia stato uno dei più grandi statisti italiani è una cosa oggettiva, credo. L’economia con lui crebbe, ci furono grandi opere infrastrutturali, ci furono tutte le azioni sociali…e pensate che non mi sono neanche fumata una canna”.

Il twit di Carofiglio sull'inchino di Donazzan
Il twit di Carofiglio sull’inchino di Donazzan

E poi “Trovo assurdo dirsi fascista oggi. Poi qualche errore il Duce lo ha commesso, le leggi razziali su tutto. Ma resta nel mio cuore, resta nel cuore e nella testa della mia famiglia. Io vengo da una famiglia di militari che fecero la scelta di rimanere nel giuramento che fecero prima della guerra. E quindi io amo la mia famiglia prima di tutto. I partigiani? Come in ogni guerra civile che è forse la peggiore delle forme di guerra hanno fatto cose allucinanti, quando parliamo di partigiani rossi. Quelli bianchi erano tutt’altro, però si fa ancora fatica a distinguere tra partigiani bianchi e rossi”.

Qualche riflessione, penso, sia doverosa. Così come qualche domanda. L’assessore veneta all’istruzione (sic) dice che trova “assurdo dirsi fascista oggi”, ma esserlo? È, anche questo, assurdo per Elena Donazzan? Inoltre, è abbastanza imbarazzante “inchinarsi” (di fronte a Churchill o a Mussolini?) o affermare che le leggi razziali furono “un errore”.

No, signora Donazzan, le leggi razziali non possono essere considerate “un errore” ma un crimine atroce voluto da Mussolini (non, quindi, uno dei più “grandi statisti italiani”, ma un criminale). Infine si tenga nel suo cuore Mussolini e resti fedele al giuramento che fecero i suoi familiari (a, proposito, da militari avevano giurato a Mussolini o al re? Perché, vede, molti militari non si “inchinarono” a Mussolini e scelsero di diventare partigiani o furono deportati nei campi di sterminio tedeschi).

Ma tenga presente che se può dire quello che vuole è grazie al fatto che i partigiani “rossi o bianchi”, repubblicani o monarchici, socialisti, azionisti, comunisti, liberali e cattolici non si inchinarono ai fascisti ma li combatterono in tutte le forme possibili e riuscirono a riscattare la nostra Patria dall’orrore nel quale Mussolini l’aveva fatta precipitare.

Un’ultima cosa. Circa un mese fa ricorreva l’anniversario della morte di Camilla Ravera. Partigiana e comunista. Io la vorrei ricordare. Camilla Ravera era una piccola signora, esile e, apparentemente, fragile che fu incarcerata e mandata al confino da Mussolini e che non abbassò mai la testa e non si inchinò mai di fronte a niente e nessuno. Si tenne stretta la sua determinazione di lottare perché non esistessero più né sfruttati né sfruttatori. Un patto che aveva stretto con se stessa e il popolo italiano.

Ecco, furono persone come Camilla Ravera che mantennero alto l’onore del popolo italiano, nonostante tutto, anche se erano un’esigua minoranza, anche se hanno dovuto subire torture fisiche e morali. Fu la presa di coscienza e la ribellione di quelle persone integre come Camilla Ravera che permisero di sconfiggere il nazifascismo e di scrivere una Costituzione nella quale il principio fondamentale è quello della solidarietà e dell’uguaglianza, non certo quello della discriminazione e della prevaricazione.

Mi sembra che esista una grande differenza tra Camilla Ravera e Elena Donazzan.

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Giorgio Langella
Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.