Donazzan ‘Faccetta nera’, Il Fatto: l’assessore perde i social ma mantiene la poltrona

- Pubblicità -

Elena Donazzan perde i social, ma non la poltrona. Tutto sommato poteva andare peggio all’assessore all’Istruzione della Regione Veneto in quota Fratelli d’Italia: qualche sera fa, durante il programma radiofonico La Zanzara, la Donazzan aveva intonato il noto canto fascista Faccetta Nera, provocando le unanimi richieste di dimissioni dall’opposizione.

Ieri però il governatore Luca Zaia ha preferito graziarla e non rimuoverla dalla giunta, pretendendo solo pubbliche scuse: “Ne conosco la sensibilità e sono sicuro che, se non ha ancora provveduto a rimediare, lo farà – ha detto il presidente della Regione -. Quantomeno le scuse sono doverose. Faccetta Nera è una canzone che riprende un periodo buio della nostra storia”.

E in effetti le scuse dell’assessore – che a dimettersi non ci pensa proprio – sono arrivate, seppur con formula piuttosto blanda: “Se a sinistra qualcuno si è sentito offeso, me ne scuso. A tutti quelli, invece, che non vedono l’ora di sfruttare certe strumentalizzazioni per ribadire odio e livore, non ho nulla da dire”.

Tanto è bastato dunque a conservare il posto, anche se poche ore più tardi la stessa Donazzan ha dovuto soffrire il pugno duro dei social: Facebook, Twitter e Instagram hanno infatti rimosso i suoi profili, probabilmente per violazioni nei confronti delle regole delle rispettive community. Una decisione che ha fatto infuriare l’assessore, cacciata dai social in maniera simile a quella appena toccata all’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump dopo l’assalto dei suoi sostenitori a Capitol Hill. E così la Donazzan ha sbottato all’Ansa: “Uccisa da Facebook e company. Si chiama pulizia etnica del pensiero”.

Il caso veneto arriva peraltro in un momento particolare: come raccontato ieri dal Fatto Quotidiano, Fratelli d’Italia è alle prese con un ampio dibattito interno sulla presenza degli ex fascisti, con il senatore Andrea De Bertoldi che si è fatto paladino del repulisti nei confronti dei nostalgici proprio mentre Francesco Storace, da fiero missino, ha rivendicato con orgoglio le origini del partito. Col plauso indiretto, intonato al suono di Faccetta Nera, della Donazzan.

di L. Giar sul Fatto Quotidiano

-Pubblicità-