Migranti, dal processo a Salvini ai decreti sicurezza: il Movimento 5 Stelle ha cambiato idea o è solo diventato democristiano?

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A due anni di distanza la questione migranti torna a scaldare un’estate politica già bollente. In questi giorni gli sbarchi vengono associati all’emergenza Coronavirus, anche nel Veneto leghista del seppur moderato Zaia, che però da un mese circa sta dando colpa agli stranieri per la nascita di nuovi focolai di Covid e la risalita dei contagi. Inoltre è stato stabilito che l‘ex ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini andrà a processo per il caso dei migranti della Open Arms, non fatti sbarcare in Italia. In un’intervista al Corriere della Sera il ministro degli Esteri Luigi Di Maio afferma che “bisogna bloccare le partenze, non gli sbarchi”. E per farlo, dice “bisogna sequestrare i barconi”. L’onorevole Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, all’opposizione di Di Maio, venne criticata perché propose di distruggerli. Ma sembrano soluzioni simili. All’epoca del caso Open Arms il Movimento di Di Maio governava con Salvini e non chiese le sue dimissioni, segno implicito che Salvini non può aver agito d’impulso, per iniziativa personale (può davvero farlo un ministro?). Il “Capitano” afferma che c’era la firma di tre persone dietro la decisione sulla Open Arms.

Durante la campagna elettorale del 2018, del resto, il Movimento 5 Stelle puntò molto sullo slogan “zero sbarchi”, lo stesso della Lega, e questo punto d’incontro fu un cardine fondamentale per la nascita del governo “gialloverde”. Ora però Di Maio governa con il PD, il partito di Enrico Letta che nel 2013 provò a trovare una soluzione comune europea alla questione, ma anche il partito di Renzi che fece fuori Letta e mise all’Interno Minniti che creò in Libia quei “campi di trattenimento” dei migranti che secondo diverse associaizoni umanitarie nascondono torture e supplizi atroci. Però il Movimento 5 Stelle ieri ha votato a favore del processo contro Salvini.

Nel frattempo in aula si discute sui decreti sicurezza, noti anche come decreti Salvini, che riguardano anche i migranti, soprattutto per quanto riguarda i richiedenti asilo e la loro iscrizione anagrafica in Comune, e che, come per la Open Arms, furono avallati anche dal Movimento di Di Maio. Un tema che tocca anche Vicenza, riportato alla luce dalla maxi-retata di due giorni fa contro il micro-spaccio. Il Movimento 5 stelle ha presentato 5 proposte, tutte accolte, di modifica ai decreti Salvini durante la riunione di questa notte al Viminale.

Innanzitutto, si legge in una nota firmata dal presidente della commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia e dalla deputata Vittoria Baldino (entrambi del M5s), “le multe alle ong” saranno “davvero applicabili”. Ma saranno comunque ridotte rispetto a quelle attuali. Chi viola le regole rischierà sanzioni “da 10mila a 50mila euro”. Nei nuovi testi ci sarà un “rafforzamento della protezione speciale”, ma non il ritorno alla protezione umanitaria. Si parla inoltre di  “Chiusura dei grandi centri di accoglienza e promozione del modello dell’accoglienza diffusa. Non un mero ripristino dello Sprar, ma una riforma ambiziosa per garantire ordine e integrazione”.

“Trasparenza sulla gestione dell’accoglienza con report mensili sul sito del Viminale su presenze nei centri e costi e, infine, miglioramento delle condizioni dei centri di permanenza dei rimpatri. La durata del trattenimento – scrivono i deputati – “sarà legata all’effettiva possibilità di rimpatriare i trattenuti, un fattore che incentiverà gli accordi per i rimpatri”. (Fonte Public Policy). Posto che quello dei flussi migratori è un tema molto complesso e che è molto più sensato pensare a una gestione del fenomeno che non a una sua repressione, soprattutto finché la ricchezza mondiale non verrà redistribuita seriamente, non resta che prendere atto di come il Movimento 5 Stelle non abbia una linea precisa sulla questione. Il metodo Di Maio è quello del camaleonte: se sta vicino ai leghisti ha un certo colore e atteggiamento, poi se sta vicino al PD lo cambia. Alla fine, non sarà che questa operazione di sintesi di due posizioni estreme è la stessa della Democrazia Cristiana?

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Tommaso De Beni
Giornalista pubblicista dal 2020 nato nel Basso Vicentino nel 1987, laureato in Teoria e critica letteraria. Ex presidente dell'associazione culturale e redattore della rivista "ConAltriMezzi". Ho pubblicato racconti nelle raccolte "Write not die" ed "Escape" e poesie in siti vari e "Pagine". Ospite della trasmissione televisiva "MattinaInFamiglia" nel 2013. Ex collaboratore di PopcornTv, Notizie.it, BlastingNews e Vvox