DDL Zan, anche a Vicenza nostalgici del Duce affiggono cartelli: “no alla prigione per un’opinione”

vicenza movimento nazionale legge omofobia
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“No alla prigione per un’opinione” è uno slogan strano per chi difende e sostiene Christian Braccini, sospeso dalla Lega per aver postato su Facebook un suo pellegrinaggio a Predappio, alla cripta di Mussolini, un uomo che fece arrestare altri uomini, alcuni morti a seguito di pestaggi come Gobetti e Gramsci, proprio per le loro opinioni. Eppure il Movimento Nazionale Rete dei patrioti ha usato proprio queste parole, anche fuori dal tribunale di Vicenza, che ricordano altri simpatizzanti di estrema destra che parlano di dittatura sanitaria per il Covid postando su Facebook l’azione simbolica e non molto democratica di strappare il decreto.

Il DDL Zan, approvata alla Camera, è la legge “liberticida” criticata dal Movimento che ha stima per l’unico uomo che in Italia la libertà l’ha tolta davvero. Come abbiamo già spiegato qui, la legge introduce importanti novità soprattutto da un punto di vista linguistico, ma aggiunge anche una parte all’attuale legge Mancino. Il carcere è previsto, oltre per chi istiga e fa propaganda al razzismo, anche per chi istiga e fa propaganda in base al sesso, all’identità di genere, all’orientamento sessuale e alla disabilità. Come per la questione della legittima difesa e anche altri casi, non esiste una legge che spedisca in galera senza passare per un tribunale e il giudice può interpretare la legge a seconda dei casi. Difficile quindi capire che cosa temano i militanti del Movimento ed è singolare soprattutto l’uso del termine ‘opinione’. L’insulto e la discriminazione, che sfociano in violenza fisica, non sono opinioni.

Possibile che qualcuno vada in galera per essersi dichiarato contrario, per esempio, all’utero in affitto? O, dato che le risse fanno parte della cultura di destra, si teme che qualcuno possa usare il genere come scusa?. Se uno picchia un uomo per un parcheggio, senza sapere che è gay, poi può capitare che oltre alle accuse di aggressione si aggiunga la discriminzione sessuale come aggravante? Un datore di lavoro sarà obbligato per legge ad assumere persone transgender? Un prete non potrà più dire in chiesa che nella famiglia c’è un padre e una madre? In questo caso ci sono state enormi aperture direttamente dal Santo Padre. Lo Stato non riesce nemmeno a farsi pagare l’Ici dalla Chiesa, figuriamoci se riscriverà i Vangeli in chiave gender. Chi vive in pace, senza odiare, senza giudicare, con spirito di compassione, umiltà, accoglienza, come predicava Gesù, non avrà nulla da temere da questa legge. Secondo il filosofo austriaco Popper tollerare gli intolleranti mette in pericolo la società tollerante, che quindi per essere tale deve essere intollerante con gli intolleranti. Leggi come il DDl Zan o le leggi contro la violenza sulle donne o contro il razzismo servono per tutelare delle minoranze. È assurdo che siano viste come autoritarie. Un po’ come la vicenda della clausola antifascista a Vicenza: se il fascismo è un reato e non un’opinione, perché chi vive in uno Stato democratico e antifascista per Costituzione dovrebbe essere restìo a dichiararsi antifascista? Allo stesso modo, chi ha veramente da temere dal DDl Zan? Sicuramente non i moderati e comunque gli effetti della legge non si possono prevedere prima che venga approvata e messa in pratica caso per caso. Per il momento si sanno con chiarezza solo le intenzioni, che non fanno altro che rafforzare quanto già espresso in Costituzione e che evidentemente non bastava, come dimostra il caso di Maya Gargiulo.


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Tommaso De Beni
Giornalista pubblicista dal 2020 nato nel Basso Vicentino nel 1987, laureato in Teoria e critica letteraria. Ex presidente dell'associazione culturale e redattore della rivista "ConAltriMezzi". Ho pubblicato racconti nelle raccolte "Write not die" ed "Escape" e poesie in siti vari e "Pagine". Ospite della trasmissione televisiva "MattinaInFamiglia" nel 2013. Ex collaboratore di PopcornTv, Notizie.it, BlastingNews e Vvox