Covid, Iss: “Regioni hanno tutti i dati, Veneto tra le peggiori per tracciamento contagi”

Il fatto Quotidiano stile una classifica con i dati dell'Istituto Superiore di Sanità. Il presidente Zaia aveva detto che voleva i dati o minacciava "procure"

Coronavirus Covid, i tamponi
Coronavirus Covid, i tamponi
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Alcuni giorni fa il presidente del Veneto Luca Zaia, parlando dell’indice Rt, che secondo lui non è un indicatore valido e penalizza le regioni virtuose che fanno tanti tamponi, aveva detto che le Regioni, per arginare l’emergenza Covid con chiusure mirate come mini-lockdown e zone rosse selettive (secondo il Dpcm possono fare restrizioni più pesanti ma non più leggere rispetto al governo), hanno bisogno dei dati dell’Iss e del Ministero, e se questi dati non arrivano, ha detto Zaia, sarà “pane per le procure“. Ma le cose stanno veramente così? Secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano i governatori hanno già in mano tutti i dati necessari per decidere.

I rapporti riservati dell’Istituto superiore di sanità con gli indici Rt e altri dati fondamentali provincia per provincia vengono costantemente inviati ai governatori per avere l’esatta fotografia di come corre veloce il coronavirus SarsCov2 nella cosiddetta seconda ondata in Italia.

E gli occhi di tutti sono puntati quindi sulle Regioni, perché – se come ormai acclarato il governo Conte II non vuole ricorrere al secondo lockdown nazionale per evitare conseguenze economiche e sociali devastanti – i governatori possono stringere le maglie dei provvedimenti anti-Covid come e quando vogliono, proprio sulla base dei dati inviati dall’Iss: “Le Regioni possono fare autonomamente il lockdown locale, le zone rosse, se lo ritengono perché ricevono un report dettagliato a livello provinciale sul livello di trasmissione. Il governo deciderà eventualmente il lockdown generale come ultima possibilità. Ma c’è in piedi un sistema adesso di monitoraggio abbastanza dettagliato e strutturato proprio in accordo con i governatori”: a parlare nei corridoi dell’Iss è una fonte qualificata. E sono proprio questi i dati che hanno chiesto di poter vedere anche i sindaci di Milano e Napoli Beppe Sala e Luigi de Magistris. Niente scuse quindi per i governatori, oggi meno che mai. Hanno tutti gli elementi per poter decidere quali aree delle loro regioni serrare. Nel rapporto si tiene conto anche della pressione sugli ospedali e il numero di posti in terapia intensiva.

Una preoccupante classifica quella che si può estrapolare dai dati dell’Iss che, comunque, rispecchia i dati della media settimanale del rapporto fra nuovi casi di positivi e persone testate per la prima volta (aggiornata quotidianamente dal consigliere regionale del Lazio Alessandro Capriccioli). Messa peggio di tutti è la regione autonoma Valle d’Aosta al 49,26%, praticamente ogni due persone sottoposte al tampone per la prima volta uno risulta positivo al coronavirus. Segue la provincia autonoma di Trento al 38,11; la Liguria al 34,78; il Veneto al 32,3; la Lombardia al 26,59; la Campania al 26,38; la provincia autonoma di Bolzano al 23,28; l’Umbria al 22,93; il Friuli Venezia Giulia al 22,85; le Marche al 22,51; il Piemonte al 21,2; la Toscana al 20,48; media nazionale d’Italia al 20,07; l’Abruzzo al 18,45; la Sicilia al 17,19; l’Emilia-Romagna al 15,68; la Puglia al 15,42; il Molise al 10,55; la Sardegna al 10,06; il Lazio al 9,49; la Calabria al 6,68; la Basilicata al 6,44%.

Dati allarmanti se si considera che il valore limite per mantenere un buon sistema di tracciamento, secondo molti esperti, è il 3 per cento o al massimo il 5 a voler essere più generosi. E non si può certo esultare per situazioni come quelle delle regioni del Sud in fondo alla classifica perché là la pandemia potrebbe presto presentare il conto di un sistema sanitario molto fragile e poco organizzato.

E, ovviamente, fanno restare col fiato sospeso situazioni come quella della Lombardia, dove dal 2 al 26 ottobre si è registrato un +50,9% di incremento dei casi così ripartiti per provincia: Varese +103,2%; Monza Brianza +91,5; Milano +90,4; Como +58,8; Pavia +42,5; Lecco +41,7; Sondrio +37,5; Lodi +28,6; Mantova +24,7; Brescia +17,7; Cremona +16,5; Bergamo +12,6%.

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