Covid: over 70 “rinchiusi” per Toti & c.? Schiavon: Dpcm richiederebbe legge Stato, che non impone però a governatori di essere intelligenti

Covid, Toti e il tweet rinchiudi anziani
Covid, Toti e il tweet rinchiudi anziani
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Il Governo sta per varare il nuovo Dpcm per stabilire le misure di lotta al COVID 19, dopo un vertice con gli enti locali, nel corso del quale tre Regioni (Liguria, Lombardia e Piemonte) si sono dichiarate contrarie a lockdown generalizzati, ritenuti essere causa di stagnazione economica e, quindi, di pericoloso impoverimento per il tessuto aziendale. Il timore non è infondato ed è, quindi, comprensibile che il Governo tenti tutte le strade concretamente praticabili per limitare la mobilità dei cittadini ed indurli a stare, il più possibile, in casa, evitando pericoli di contagio.

Quella che, invece, è totalmente insensata è – se vera – la proposta del Governatore Toti (condivisa, pare, da quelli della Lombardia, Fontana e del Piemonte, Cirio) di limitare gli spostamenti delle persone che hanno più di 70 anni sul duplice presupposto che esse sarebbero non solo i più deboli e, quindi, i più esposti al rischio di gravi conseguenze da contagio Covid (com’è indiscutibile), ma anche i più marginali rispetto al circuito produttivo del Paese: in sostanza, sotto, questo aspetto, essi sarebbero cittadini  poco utili all’economia.

Pare che il Governatore Toti abbia poi, giustificato la sua uscita col dire che intendeva solo fare una battuta (peraltro, non percepita o non capita da nessuno come tale). Ma se, come è  verosimile, la sua considerazione fosse stata, invece, esternata proprio allo scopo di suggerire al Governo uno  strumento, facilmente praticabile di lockdown selettivo, su base generazionale, allora occorrerebbe ricordargli, anzitutto, che contrariamente al presupposto del suo ragionamento, gli over 70 svolgono un ruolo importantissimo per la formazione del Pil nazionale. Mettere in discussione questo concetto significherebbe non avere la minima idea di come funziona l’economia del Paese.

Ma, anche a prescindere da ciò, ci si deve chiedere come possano i tre governatori  pensare di limitare coattivamente (magari anche con l’utilizzazione di una contestuale disciplina sanzionatoria) il diritto di libera circolazione di determinate persone (e solo di esse) ricorrendo a un Dpcm (cioè a un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri), che, nel caso in cui contenga disposizioni astratte e generali, ha la natura giuridica di un mero regolamento.

Questo, in base al sistema gerarchico delle fonti del diritto previste dalla Costituzione, ha valore secondario e, come tale, richiede sempre, a monte, una legge ordinaria che lo autorizzi. E come si potrebbe pensare di far applicare coattivamente un sistema sanzionatorio a carico di un cittadino over 70 che non dovesse rispettare la stravagante disposizione impeditiva anti covid, pensata solo per lui, a causa della sua età?

Per fortuna, non risulta che un decreto governativo, con questo contenuto, sia stato ancora autorizzato, a monte, da una legge ordinaria.

Forse l’uscita del Governatore Toti era solo uno scherzo. Diversamente, bisognerebbe convincersi che è proprio vero che, in Italia, non esiste un obbligo giuridico di essere intelligenti: neppure per i presidenti di consigli regionali.

 


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Giovanni Schiavon
Nato a Treviso nel 1940 è stato magistrato dal 1967, svolgendo funzioni di giudice presso il Tribunale di Venezia , di consigliere presso la Corte di Appello di Venezia, di presidente di sezione del Tribunale di Treviso, di presidente del Tribunale di Belluno, di Capo dell’Ispettorato del Ministero della Giustizia, di Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, di presidente del Tribunale di Treviso. A partire dall’anno accademico 1989-1990, ha assunto l’incarico di docente presso la Cattedra di Diritto Fallimentare della Facoltà di Scienze Economiche e Bancarie dell’Università di Udine. E’ stato nominato componente della commissione ministeriale per l’elaborazione dei principi di riforma del diritto concorsuale e in seguito, membro della ristrettissima Commissione per la redazione della stessa legge di riforma. E’ stato componente della commissione Disciplinare della Federazione Ciclistica Italiana, componente della Commissione Nazionale Antidoping del CONI, presidente di una società professionistica ciclistica.