Covid, marcia indietro di Bocelli dopo intervento “negazionista” in Senato: “chiedo scusa se ho offeso qualcuno”

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Il cantante lirico Andrea Bocelli in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook fa marcia indietro rispetto a quanto dichiarato tre giorni fa in Senato nell’incontro organizzato dal senatore leghista Armando Siri, figura politica vicina a Salvini e molto complessa: collega giornalista, ex craxiano, ha patteggiato una condanna per bancarotta fraudolenta nel 2014, è stato indagato nel 2019 per una presunta tangente, poi di nuovo, nello stesso anno, per autoriciclaggio. Nel frattempo ha ammesso di non aver mai conseguito la laurea in Scienze Politiche come invece aveva ammesso precedentemente.

Bocelli aveva detto di aver infranto il lockdown, perché si è sentito “umiliato e offeso” (apprezzabile se non altro la citazione di Dostoevskij) dall’obbligo di rimanere in casa (e che casa). Oggi dice che non voleva mancare di rispetto a chi si è ammalato di Covid e che “chiede scusa se qualcuno si è sentito offeso per le sue parole. Lo scopo del mio intervento al Senato era quello di sperare in un prossimo futuro in cui i bambini soprattutto, possano ritrovare la normalità, possano sperare di vivere “da bambini”, giocando tra loro, abbracciandosi, come devono fare i bambini per poter crescere sani e sereni – ha aggiunto -. Questo solo era il senso del mio intervento ed a tutti quelli che a causa del modo in cui mi sono espresso – sicuramente non il più felice – e dalle mie parole hanno trovato ragioni per sentirsi offesi o hanno sofferto per quello che ho detto, a loro chiedo sinceramente scusa, perché le mie intenzioni erano tutt’altre, erano esattamente il contrario”.

Forse, più che criticare, giustamente, l’intervento di Bocelli, e rimanere amareggiati dalla sua strumentalizzazione, i cittadini italiani, soprattutto quelli che pagano le tasse, dovrebbero preoccuparsi di più del fatto che la democrazia troppo spesso negli ultimi tempi diventa sinonimo di scarso senso di responsabilità in primis delle istituzioni. Se Salvini e l’indagato Siri vogliono fare casino contro Conte, lo facessero, a casa loro, e non in Senato a spese nostre. Se vogliono parlare del virus, portino in aula medici, dottori, infermieri, mostrino evidenze scientifiche. O, per una volta, tacciano.

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Tommaso De Beni
Giornalista pubblicista dal 2020 nato nel Basso Vicentino nel 1987, laureato in Teoria e critica letteraria. Ex presidente dell'associazione culturale e redattore della rivista "ConAltriMezzi". Ho pubblicato racconti nelle raccolte "Write not die" ed "Escape" e poesie in siti vari e "Pagine". Ospite della trasmissione televisiva "MattinaInFamiglia" nel 2013. Ex collaboratore di PopcornTv, Notizie.it, BlastingNews e Vvox