Emergenza Covid e comunicazione, l’ironia tedesca e il terrore francese negli spot governativi. Italia tra istituzionalità e influencer

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“Siate pigri come procioni”. Ha spiazzato tutti, ma è piaciuto e ha suscitato molta invidia tra i pubblicitari, lo spot del governo tedesco che, in concomitanza con il lockdown imposto contro l’emergenza Covid, ha lanciato la campagna di sensibilizzazione ai tedeschi. Il video inizia con due anziani che raccontano di quando erano giovani e di come le loro vite siano state travolte da un evento catastofico. I toni fanno pensare alla guerra, ma poi si capisce che gli anziani del video sono due giovani d’oggi che raccontano la loro quarantena, dove ad uccidere non sono le bombe ma semmai la noia. Il messaggio è chiaro: l’unico sforzo che vi chiediamo è di rimanere in casa. Potete leggere, guardare la tv, stare con la fidanzata (per chi ce l’ha), consolarsi su internet per chi non ce l’ha, mangiare, cucinare. Certo, la Germania se lo può permettere di più dell’Italia forse, perché c’è più benessere, ma soprattutto più organizzazione nella sanità e nei trasporti. E in generale c’è maggiore fiducia nel governo, che finora ha sempre fatto gli interessi dei tedeschi e quindi la popolazione si fida anche della bontà delle sue misure anti-Covid. O almeno questa è l’immagine che trapela, perché magari in Germania c’è più controllo da parte del governo sui media.

In Francia si è scelta una via che si potrebbe definire “del terrore”, termine che rimanda alla rivoluzione francese. Nel video infatti si vedono delle persone baciarsi e abbracciarsi ma poi una di loro finisce in ospedale e muore. Anche in questo caso, con un Paese in lockdown, il messaggio è chiaro: scordatevi la normalità perché qua la cosa è seria. Anche in questo caso sembra che le decisioni drastiche siano state accettate e il messaggio sia passato. Non c’è più traccia di gilet gialli da tempo ormai.

L’Italia ha scelto una via più istituzionale da un lato, con diversi appelli del premier Conte, del ministro Speranza, di virologi, dell’Iss, ma allo stesso tempo sta facendo di tutto per abbassare la curva senza ricorrere al lockdown totale. Dall’altro ha chiesto a personaggi famosi di lanciare messaggi. L’ultimo è quello della nota influencer Chiara Ferragni, chiamata direttamente da Conte per convincere i giovani a mettere la mascherina. Sono piovute critiche da parte di un’opposizione e di un popolo del web che dall’inizio della pandemia non hanno fatto altro che attaccare il governo. Perché in Italia il primo sport nazionale non è il calcio, ma la critica fine a se stessa, che è diversa dalla critica costruttiva e dalla polemica in senso etimologico legata a polis, cioè alla politica e prima ancora alla polis, alla città-stato, cioè alla comunità. Troppo spesso invece si fanno tacere le voci che danno fastidio al potere accusandole di fare polemica in senso negativo, quando la polemica di per sé sarebbe il sale della dialettica e quindi della società civile e democratica. Ma in Italia purtroppo c’è una vera e propria cultura del sospetto e una mentalità alla “ti frego io prima che mi freghi tu” per cui si arriva a mettere in dubbio tutto e si finisce per mettere sullo stesso piano uno scienziato e un opinionista di Facebook laureato all”Università della strada’.

 


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Tommaso De Beni
Giornalista pubblicista dal 2020 nato nel Basso Vicentino nel 1987, laureato in Teoria e critica letteraria. Ex presidente dell'associazione culturale e redattore della rivista "ConAltriMezzi". Ho pubblicato racconti nelle raccolte "Write not die" ed "Escape" e poesie in siti vari e "Pagine". Ospite della trasmissione televisiva "MattinaInFamiglia" nel 2013. Ex collaboratore di PopcornTv, Notizie.it, BlastingNews e Vvox