Covid, tamponi fantasma, quarantene (sfi)fiduciarie e la sanità mentale degli anziani abbandonati a loro stessi: la testimonianza parte 2

Coronavirus Covid, i tamponi
Coronavirus Covid, i tamponi
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Gentilissimo direttore, le scrivo per aggiornarla sulla paradossale e terribile situazione che vivono coloro i quali risultano positivi al Covid-19, pur non essendo ammalati, ma asintomatici.

La situazione comincia a prendere una piega che francamente risulta insostenibile, pare di vivere all’interno di una bolla politica, sanitaria e sociale che a breve esploderà.

Come le avevo anticipato domenica 4 ottobre e come si legge nell’articolo che lei ha pubblicato il 6 ottobre, di cui la ringrazio (cfr. “Covid, distanza sociale, mascherine, tamponi, quarantene fiduciarie e forse una strategia di immunizzazione con carica virale bassa: una testimonianza“), mia madre è risultata positiva al Covid a seguito di un tampone che ha fatto privatamente perché non era inclusa nel tracciamento del cluster di un suo contatto che si è ammalato ed è in seguito risultato positivo. Questo era il primo aspetto che ci aveva destato non poche perplessità.

A seguito della segnalazione all’ASL competente, i miei genitori hanno ricevuto un provvedimento di isolamento, anche se mio padre era negativo, e l’indicazione che avrebbero fatto un tampone di controllo il 17 ottobre. Il tampone viene eseguito effettivamente in quella data, ma a quattro giorni di distanza non viene comunicato alcun risultato e poiché la sanità mentale dei due anziani genitori rinchiusi in casa da ormai più di 20 giorni comincia a vacillare, decido di recarmi presso gli uffici dell’ASL, facendo letteralmente irruzione, giacché l’ingresso ai locali per motivi legati all’emergenza sanitaria è vietato.

Dopo l’impatto con il personale preposto alla sicurezza e la ferma volontà del sottoscritto di affrontare il direttore della struttura per questioni concernenti la positività di persone a rischio in casa, al pronunciare del cognome ben noto dei miei genitori, gli animi si calmano e tutti diventano più mansueti. Vengo condotto con modi direi quasi affettati da un dipendente, il quale a questo punto mi comunica a voce che entrambi i miei genitori sono positivi al Covid e che la situazione in città ha preso una piega inaspettata.

Senza ricevere alcuna attestazione cartacea dell’esito del tampone positivo, circostanza davvero strana nel caso di mio padre, viene comunicato a me e non direttamente agli interessati, sempre a voce, che il 24 ci sarebbe stato il controllo del terzo tampone.

Ma….colpo di scena, a questo punto si viene a sapere che il resto del gruppo che, come i miei genitori, aveva effettuato il tampone il 17 ottobre, pur non avendo mai ricevuto l’attestazione cartacea ma solo una chiamata per notificare la positività, vengono contattati telefonicamente il 23 ottobre per invitarli a farsi fare dal medico di base un certificato di fine isolamento perché sarebbero in teoria guariti e non più contagiosi… di fatto senza mai essere passati per un tampone dall’esito negativo.

È evidente, caro direttore, che c’è qualcosa che non funziona nel sistema di raccordo tra istituzioni politiche locali e strutture sanitarie, ma anche tra le stesse strutture sanitarie, tra chi esegue materialmente i tamponi e chi deve tenere i contatti con i nostri anziani, malati e non, che nel frattempo si ammalano di malinconia e tristezza, costretti a non vedere nessuno per un mese intero pur non mostrando alcun sintomo.

Grazie per la disponibilità….tornerò ad aggiornarla.


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