Conley e Trump, quando il medico obbedisce al paziente e gli fa da “spin doctor”. Mentendo

Conley
Dr. Sean Conley, physician to President Donald Trump, briefs reporters at Walter Reed National Military Medical Center in Bethesda, Md., Sunday, Oct. 4, 2020. Trump was admitted to the hospital after contracting the coronavirus. (AP Photo/Jacquelyn Martin)
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Conley mente più volte sulle condizioni di Trump, che omette la positività al Covid al primo test e appena torna alla Casa Bianca dopo il ricovero si toglie la mascherina invitando tutti a non aver paura del virus. Ma non tutti hanno i soldi di Trump per curarsi, soprattutto in un Paese come gli USA dove la sanità è privata, nonostante i tentativi di Obama puntalmente smantellati proprio da Trump.

Alessia Grossi sul Fatto Quotidiano

Più realista del re. O, in questo caso, più negazionista del negazionista in capo. Così Sean P. Conley, medico della Casa Bianca ha perso credibilità agli occhi del mondo, mentendo ripetutamente sulle condizioni di salute di Donald Trump. “Stavo cercando di riflettere l’atteggiamento ottimista della squadra”, si è giustificato, quando il reale stato del presidente era ormai trapelato per bocca delle fonti interne allo Studio Ovale. “Il suo è stato un discorso da spin doctor, più che da medico”, l’ha criticato il dottor Carlos del Rio, esperto di malattie infettive di Atlanta. Sì, perché il 40enne medico omeopata, sostituto di Ronny Jackson – il contrammiraglio della Marina ritiratosi per aver dispensato antidolorifici e ora in corsa per i repubblicani in Texas – non ha mai pensato di dire la verità su Trump, anzi, forse, sulle orme del predecessore, si è esposto in prima persona in uno strenuo, nonché vano occultamento della verità sul presidente. Sabato mattina, uscito dal Walter Reed Medical Center ha assicurato che lui e il suo team erano “soddisfatti dei progressi di Trump. Restiamo cautamente ottimisti. Sta andando alla grande”. Pochi minuti dopo, a smentirlo è il capo dello staff del presidente, Mark Meadows: “Le condizioni di Trump sono molto preoccupanti, le prossime 48 ore sono critiche”. Per non parlare della cronologia “creativa” del contagio. Inizialmente aveva detto che erano passate “72 ore” dalla diagnosi di Trump – il che avrebbe significato che il presidente era risultato positivo mercoledì, 36 ore prima di annunciare l’infezione –, ma Conley si è poi corretto: “Intendevo dire il terzo giorno”. Domenica l’ultima gaffe. “Il presidente ha assunto ossigeno”, dopo averlo negato. I messaggi contraddittori hanno sollevato preoccupazioni sulla trasparenza della Casa Bianca circa la salute del presidente in un momento cruciale per il Paese. Ma non è la prima volta che Conley fa il politico anziché lo scienziato. Nel febbraio 2019, a capo del team di 11 medici che controlla lo stato del presidente, annunciò: “Gode di ottima salute. Prevedo che rimarrà così per tutta la durata della presidenza e oltre”. Quando Trump si recò in ospedale per un dolore al petto, Conley giurò che “si trattava di un controllo di routine”. Ultimo, l’appoggio alle teorie sull’idrossiclorichina per curare, anzi, prevenire il Covid. Quando Trump annunciò di assumere il farmaco, lui assicurò che “il potenziale beneficio del trattamento ha superato i rischi relativi”. Peccato sia stato smentito da uno studio mondiale e dal suo stesso paziente.

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