Con il Frosinone il Lane non ripete il capolavoro (0-0). Arriva Agazzi per rinforzare il centrocampo. Di chi prenderà il posto?

Vicenza Frosinone ph LR Vicenza
Vicenza Frosinone ph LR Vicenza
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Il capolavoro non si è ripetuto. Contro il Frosinone, dieci giorni dopo la travolgente vittoria sul campo del Brescia, il Lane non è riuscito a ottenere la seconda vittoria al Menti e si è dovuto accontentare di uno 0-0, che è la corretta espressione numerica di una partita in cui, nei rispettivi 16 metri, si sarebbe potuto giocare a carte.
Si è giocato tanto invece a metà campo e piuttosto male su entrambi i fronti. Raramente si sono visti tanti errori di misura e direzione nei passaggi, tante esitazioni e ripensamenti nell’impostare l’azione offensiva. Più di una volta il pallone è rimbalzato da una fronte all’altra dei centrocampisti dell’una e dell’altra squadra in un flipper senza senso. Un brutto spettacolo.
Perché stavolta il perfetto meccanismo tattico escogitato da Di Carlo nell’ultimo match prima della minisosta non ha funzionato altrettanto bene? Gli interpreti in biancorosso erano gli stessi con la sola variante di Meggiorini al posto di Jallow. Rientrava il capocannoniere della squadra, quindi un’aggiunta di qualità e di efficacia offensiva. Ma non è stato così. L’attaccante di Isola della Scala non ha fatto soffrire più di tanto la difesa di Alessandro Nesta ed è anche stato sostituito nella ripresa.
Contro il Frosinone il limite del Vicenza è stato piuttosto il centrocampo. Il reparto che a Brescia, nella nuova versione a 4, era risultato la chiave di volta del successo biancorosso. Ho scritto “a 4” volutamente. Il reparto ideato dall’allenatore vicentino è composto in realtà da quattro giocatori: due mediani, un centrale e Giacomelli senza una posizione precisa ma libero di spaziare a tutto campo, per lungo e per largo. È quanto mai improprio quindi definire il ruolo del capitano come di trequartista.
Giacomelli a Brescia era stato l’architrave del successo del Lane. Instancabile, immarcabile, imprevedibile. Non si è ripetuto con altrettanta efficacia la volta successiva. La corsa è stata la stessa, come i continui cambi di posizione, ma non è riuscito a interpretare con la stessa efficacia la doppia funzione affidatagli da Di Carlo: sparigliare il centro-campo avversario e avviare le ripartenze.
La manovra del Vicenza è risultata in conseguenza più prevedibile e quindi più facile da fronteggiare, anche perché non sono stati così frequenti gli inserimenti delle mezzeali, che invece a Brescia erano state decisive nella finalizzazione del gioco.
In una situazione tattica ingabbiata come questa l’unica via per il gol poteva essere l’episodio: una punizione tirata magistralmente, la giocata di un attaccante, l’incornata di un difensore su palla inattiva. Ma episodi di questo tipo non ci sono stati. È riemerso, quindi, un vecchio e noto problema: la mancanza di un goleador.
In rosa ci sono, al momento, cinque attaccanti ma solo Meggiorini è stato all’altezza del campionato come marcatore. Non sempre si può contare sui gol di centrocampisti e difensori e contro il Brescia così è stato.
Infine: al Lane è mancato il gioco largo, vuoi per necessità vista la perdurante indisponibilità di esterni, vuoi per lo scarso apporto dei terzini sulle fasce. Cappelletti a destra è un rimedio e Barlocco, a sinistra, non spinge come Beruatto.
Ci sono state anche buone risultanze dal match, ovviamente: la sicurezza di Rigoni nel ruolo di centrale basso, la tenuta della difesa, la capacità di Cinelli e Da Riva di proporsi al tiro. In generale, poi, è cresciuta la condizione e non si sono più visti certi secondi tempi del recente passato.
Di concreto resta però solo l’ennesimo pareggio del Vicenza in questo campionato e l’impressione che, contro un avversario come l’attuale Frosinone, si sarebbe potuto vincere. Non bisogna dimenticare che la squadra laziale si trova nella stessa situazione del Vicenza di due mesi fa perché ha avuto, a fine dicembre, ben quattordici giocatori positivi tanto da dover giocare contro la SPAL con solo tre giocatori in panchina. Nella ripresa si è ben visto, in campo, il vistoso calo dei giocatori giallo azzurri.
Mi ha stupito, francamente, che il Vicenza non sia stato in grado di ripetere la grande prestazione di Brescia. L’iniezione di autostima ricevuta nell’occasione avrebbe dovuto essere un additivo alla consueta carica che Di Carlo instilla nei suoi giocatori preparando le partite e che puntualmente rammenta nelle conferenze stampa, profilando quale vorrebbe fosse l’atteggiamento in campo dei suoi.
Mi aspettavo una squadra più battagliera, aggressiva dal primo all’ultimo minuto, più risoluta nell’assalto alla porta del Frosinone. Non mi aspettavo, invece, che regalasse il primo tempo ad avversari apparsi subito ben poco pericolosi. E non c’era nemmeno, stavolta, la scusa della stanchezza e degli impegni ravvicinati.
La società è evidentemente consapevole dei deficit della rosa e ha acquistato dal Livorno Davide Agazzi, un centrocampista di 27 anni che ha come primo ruolo di centrale ma può essere utilizzato anche come mediano e trequartista. È un prodotto dell’inesauribile Settore Giovanile dell’Atalanta, con cui peraltro non ha mai giocato in prima squadra e che lo ha ceduto in prestito ogni anno a varie società fino al campionato 2019-2020 in cui lo ha ceduto al Livorno.
Ha una buona esperienza di Serie B e potrebbe essere quel tipo di centrocampista che mancava al Vicenza. L’unico limite che emerge dal suo curriculum sono i pochi gol segnati in carriera.
L’aspetto più positivo invece è che quest’anno ha sempre giocato e quindi sarebbe pronto a scendere in campo già nel recupero contro il Chievo. Vedremo come di Carlo (ex importante, nel derby, come Meggiorini e Rigoni) lo utilizzerà.
Agazzi non sembra un profilo adatto per un 4-4-2. Nel nuovo modulo, di chi prenderà il posto?

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Gianni Poggi
Gianni Poggi risiede e lavora a Vicenza. È iscritto all’Ordine dei giornalisti. Le sue principali esperienze giornalistiche sono nel settore radiotelevisivo. È stato il primo redattore della emittente televisiva vicentina TVA Vicenza, con cui ha lavorato per news e speciali ideando e producendo programmi sportivi come le telecronache delle partite nei campionati del Lanerossi Vicenza di Paolo Rossi, i dopo partita ed il talk show «Assist». Come produttore di programmi e giornalista sportivo ha collaborato con televisioni locali (Tva Vicenza, TeleAltoVeneto), radio nazionali (Radio Capital) e locali (Radio Star, Radio Vicenza International, Rca). Ha scritto di sport e di politica per media nazionali e locali ed ha gestito l’ufficio stampa di manifestazioni ed eventi anche internazionali. È stato autore, produttore e conduttore di «Uno contro uno» talk show con i grandi vicentini della cultura, dell’industria, dello spettacolo, delle professioni e dello sport trasmesso da TVA Vicenza. Ha collaborato con la testata on line Vvox per cui curava la rubrica settimanale di sport «Zero tituli». Nel 2014 ha pubblicato «Dante e Renzo» (Cierre Editore), dvd contenente le video interviste esclusive a Dante Caneva e Renzo Ghiotto, due “piccoli maestri” del libro omonimo di Luigi Meneghello. Nel 2017 ha pubblicato per Athesis/Il Giornale di Vicenza il documentario «Vicenza una favola Real» che racconta la storia del Lanerossi Vicenza di Paolo Rossi e G.B. Fabbri, distribuito in 30.000 copie con il quotidiano. Nel 2018 ha pubblicato il libro «Da Nobile Provinciale a Nobile Decaduta» (Ronzani Editore) sul fallimento del Vicenza Calcio e «No Dal Molin – La sfida americana» (Ronzani Editore), libro e documentario sulla storia del Movimento No Dal Molin. Nel 2019 ha pubblicato per Athesis/Il Giornale di Vicenza e Videomedia il documentario «Magico Vicenza, Re di Coppe» sul Vicenza di Pieraldo Dalle Carbonare e Francesco Guidolin che ha vinto nel 1997 la Coppa Italia.