Come può Trump pagare quelle tasse da “povero”? FQ: la grande evasione nasce nei primi anni 90

Trump e guerra
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su Il Fatto Quotidiano

È il 23 settembre 2016 quando Susan Craig, giornalista investigativa del New York Times, trova un pacco nella sua cassetta della posta. “Una busta porta-documenti, con francobollo di New York, mittente The Trump Organisation. Ho sentito il cuore in gola”.

Dentro c’è la dichiarazione dei redditi del 1995 di Donald Trump, che in quell’autunno 2016 è candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Ci sono, in dettaglio, le sue strategie per evadere la tasse. Susan le sventola di fronte al collega David Barstow, che convoca una riunione del team che sta da tempo indagando su Trump. “Abbiamo messo a punto un piano di battaglia”. Che consiste, come prima cosa, nel compilare una lista di nomi in grado di confermare l’autenticità di quei documenti.

Perché le carte contengono un’informazione cruciale: nel 1995 le perdite delle sue società sono tali, precisamente 915.729.293 dollari, da consentirgli di evitare il pagamento delle tasse federali sui redditi per quasi due decenni, calcolate in circa 50 milioni di dollari l’anno. Cifre ipotetiche, visto che finora Trump ha sempre rifiutato, rompendo con la tradizione di trasparenza dei presidente precedenti, di pubblicare le sue dichiarazioni dei redditi. “La lista era corta” nota la Craig. Nasce così l’inchiesta che ha portato il New York Times, dopo 4 anni di lavoro, a ricostruire un quadro completo delle finanze di Trump. Ma come è possibile che un personaggio pubblico già prima di andare alla Casa Bianca, riesca a giocare il fisco in modo tanto spregiudicato e macroscopico?

La grande evasione nasce appunto nei primi anni 90, grazie a quei conti in rosso e a un cavillo legale abilmente sfruttato dai suoi commercialisti e poi eliminato dal Congresso degli Stati Uniti. Negli anni 80, il giovane Donald tenta di rendersi indipendente dal business del padre costruendo tre casinò ad Atlantic City, finanziati con 1,3 miliardi di dollari di prestiti. Non soldi suoi, quindi, ma ottenuti tramite partnership. Il business affonda subito. Trump è quasi in bancarotta, tanto che i suoi finanziatori danno di matto quando scoprono che ha speso 250mila dollari per l’anello di fidanzamento alla nuova fiamma Marla Maple.

Quando appare chiaro che non c’è alcuna possibilità che ripaghi i debiti, i suoi partner commerciali si fanno convincere a cancellarli. Ma c’è un problema: per l’Internal Revenue Service, più o meno l’equivalente delle Agenzie delle Entrate, un debito cancellato equivale a reddito tassabile. Solo che Trump quel debito non lo denuncia come tale. Denuncia invece la mega perdita (di soldi, lo ricordiamo, che non ci aveva messo lui) che per un cavillo diventa una deduzione fiscale. È un trucchetto contabile che il Congresso ha appena cancellato per le società, ma non per le partnership. Una mossa così audace che perfino i legali di Trump la sconsigliano, perché su una deduzione così macroscopica è probabile che parta un’indagine. Trump non li ascolta e non solo ne esce in piedi, ma ricava un doppio beneficio: non ha più debiti e, grazie alla maxi deduzione, non paga tasse per decenni, defraudando la comunità di milioni di dollari.

Le nuove rivelazioni sfatano completamente il mito, costruito con lo show televisivo The Apprentice e da lui stesso alimentato prima e durante la presidenza, dell’uomo d’affari di successo. Come rivela il Nyt, il reddito netto fra il 2000 e il 2008, i primi anni di The Apprentice, è di 230 milioni in licenze e contratti di sponsorizzazione, di 197.3 milioni generati dallo show, di 178.7 milioni in investimenti. Ma le società guidate da Trump finiscono in rosso per 174.5 milioni. Riesce cioè a non pagare niente perché perde sempre più di quello che incassa, o con richieste di rimborsi per oltre 72 milioni di dollari su cui indagano le autorità fiscali. Così evita di versare tasse per 11 dei 18 anni esaminati; e nel 2016/17, il primo anno alla Casa Bianca, il conto è di solo 750 dollari al fisco federale. Ma la ricerca delle responsabilità potrebbe non essere così lineare.

Perché, seppure con molto meno dettagli, il tema della sua evasione fiscale monstre era già emerso durante la campagna elettorale del 2016. Trump si era vantato di non aver mai pagato un centesimo di tasse federali per decenni e di aver approfittato di escamotage legali messi a disposizione di tanti miliardari come lui.

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