Canzoni che raccontano la Storia d’Italia, quinta puntata: la Resistenza

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La quarta puntata di questa breve (e poco scolastica) storia d’Italia ((qui tutte le puntate “Canzoni che raccontano la Storia“) vista attraverso la lente di canzoni spesso poco conosciute o dimenticate finiva con un brano che ricordava gli scioperi che ci furono nel marzo del ’43 in molte fabbriche del nord. Scioperi che dimostrarono la resistenza operaia verso il regime fascista.

La resistenza
La resistenza

Un NO chiaro e deciso contro la guerra e contro lo sfruttamento che furono una premessa alla lotta armata per un futuro migliore e liberare l’Italia dal giogo nazifascista. Viene considerato uno dei primi atti di vera e propria ribellione. La classe lavoratrice dimostrò di contare e di poter agire, di sapersi organizzare e difendere.

Ricordiamoci che poco più di due anni dopo furono i lavoratori stessi (e non certo i padroni) a difendere, con le armi, le fabbriche del nord dai sabotaggi dei nazifascisti in fuga.

Oltre vent’anni prima, nel 1922, i sindacati di sinistra indissero uno sciopero legalitario contro le violenze dei fascisti che imperversavano nelle città. Il Mussolini inviò una circolare alle federazioni del PNF: “Se a quarantotto ore dalla proclamazione dello sciopero il Governo non sarà riuscito a stroncarlo i fascisti provvederanno essi direttamente alla bisogna. I fascisti debbono, trascorso il suaccennato periodo delle quarantotto ore, e sempre che lo sciopero perduri, puntare sui capoluoghi delle rispettive Province e occuparli.”

Circa 10.000 fascisti agli ordini di Italo Balbo attaccarono Parma con l’intenzione di occuparla. La assediarono per 5 giorni, ma la città resistette. I fascisti si ritirarono e intervenne l’esercito.

Questa, che fu una delle ultime opposizioni organizzate e una delle primissime azioni resistenziali verso l’allora nascente regime, è ben descritta nella canzone “Alle Barricate” dei “Gang” (https://www.youtube.com/watch?v=077oZ6pY2Sk in copertina, ndr)

Ricordare la Resistenza con la musica e le canzoni … sarebbe, forse, facile farlo con i brani più famosi, quelli della “tradizione”, Bella Ciao o Fischia il Vento, Festa d’Aprile o “La Brigata Garibaldi” …

La scelta è caduta, invece, su canzoni scritte anni dopo il ’45. Sono diventate più o meno famose. Scritte da artisti anche di successo che si sono sempre dimostrati coerenti con le proprie idee.

Ne abbiamo scelte cinque che raccontano storie di “normale eroismo”, senza perdersi nella retorica così facile in queste occasioni. Rispecchiano la realtà di quella che è stata la Resistenza, di cosa guidava giovani e meno giovani ad opporsi con l’intelligenza e le armi ai nazifascisti. Quali fossero le speranze e le spirazioni che facevano loro compagnia e le disillusioni, successive, che costrinse tanti a continuare la lotta per il lavoro, per i diritti, per un futuro che si sperava migliore.

La prima è una canzone di Enzo Jannacci “Sei minuti all’alba” e racconta di una condanna a morte, la fucilazione di un partigiano. Uno senza nome, sconosciuto, uno dei tanti.

https://www.youtube.com/watch?v=2hEFRypsmCI

La seconda è “Dante Di Nanni” degli Stormy Six e ricorda la resistenza eroica di un giovane partigiano gappista che riuscì a fermare decine di fascisti. Una storia vera che viene raccontata nel libro “Senza tregua” di Giovanni Pesce.

https://www.youtube.com/watch?v=XXnEMfoXaCU

Le terza è del Teatro degli Orrori ed è dedicata alle donne che fecero la Resistenza. Giovani donne come Irma Bandiera che fu torturata e brutalmente uccisa (https://www.storiaememoriadibologna.it/bandiera-irma-478043-persona).

La musica della canzone “Compagna Teresa” è violenta e “dura” un rock che esprime rabbia e dolore.

https://www.youtube.com/watch?v=jCcrj-YY7D4

La quarta canzone è di Sergio Endrigo e si intitola “La ballata dell’ex”. Esprime la disillusione del dopo.

https://www.youtube.com/watch?v=wF6fkLTVubw&t=6s

La quinta, infine, è considerata una delle più toccanti canzoni della Resistenza che racconta fatti successivi alla Liberazione. “Per i morti di Reggio Emilia” di Fausto Amodei, infatti, ricorda l’uccisione di 5 operai nel 1960, durante una manifestazione sindacale. (https://www.anpireggioemilia.it/agenda-della-resistenza/1960-7-luglio-eccidio-reggio-emilia/)

Viene proposta nella versione cantata da Milva

https://www.youtube.com/watch?v=oHc18XMhFpY

La Resistenza, questa gloriosa pagina della nostra Storia, non è finita del tutto nell’aprile del ’45. È continuata nelle mobilitazioni degli operai e dei contadini, nelle lotte per i diritti civili, nelle decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori scesi in piazza per combattere le bombe fasciste, la strategia della tensione, il terrorismo, le trame oscure, le mafie. Continua oggi quando ci si oppone alla cancellazione dei diritti conquistati dalle lotte del movimento dei lavoratori, ai tentativi di stravolgere la Costituzione. E continua quando si grida la rabbia e il dolore per i morti nei luoghi di lavoro, quando si sciopera per il lavoro, quando non ci si rifugia nell’indifferenza. Quando ci si ribella al pensiero unico, al realismo capitalista. Quando si riesce ancora a credere che sia possibile migliorare il mondo e la vita di ognuno. Quando non ci si rassegna.


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Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.