Caino e la morte, che non conosceva prima di colpire Abele

Caino e Abele di László Hegedűs (Galleria Nazionale Ungherese, Budapest)
Caino e Abele di László Hegedűs (Galleria Nazionale Ungherese, Budapest)
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Quando Caino bastonò Abele, sapeva Caino che Abele sarebbe morto?

Conosceva Caino, primo prodotto dell’umana esistenza, cosa fosse la morte non avendo mai visto un morto? Morire era un fattore da Caino ignorato, lasciare il mondo ed iniziare la non esistenza non poteva essere cosa nota in quanto la vita del mondo degli umani, era appena iniziata.

Caro sommo Padre Dante hai creato una parte dell’inferno, la peggior parte dell’inferno sul nome di Caino, quando, sì, il primo antenato uccise il fratello, ma senza aver cognizione del suo agire non conoscendo quale, nel genere umano, fosse l’inevitabile conclusione, fosse questa per legge di natura o per violenza. Massimo Poeta a che allora creare la Caina? Ovviamente è provocazione od ilarità la mia, ma a ben pensarci punto di partenza per una elucubrazione sul tema “moriamo solo perchè siamo nati?“. A che, allora, nasciamo!

Ripeto una provocazione di cui uso, e spesso abuso, rivolgendomi a chicchessia “Tu hai mai chiesto di nascere?” Nessuno può o potrebbe dire di “si” per cui alla risposta si sostituisce una perifrasi secondo la quale si dovrebbe stabilire se si sta bene o male o se si è felici di vivere. Traggo d’imbarazzo, a questo punto, l’interpellato dicendo “sei il risultato dell’altrui divertimento“.

Tra le storie ilari o serie o fatte passare per opera divina di cui siamo a conoscenza, si trova sempre un inizio che, però, non comincia dall’inizio, ma da un certo punto di quella storia che non si scrisse. Allora anche Caino sapeva cosa fosse la morte e che picchiando il fratello l’avrebbe ucciso.

Ma io vorrei diversamente. Vorrei si cominciasse da quando l’umano appena tolto dall’humus si rese conto di vivere, chiedendomi quando quel primo essere si rese conto di vivere, cosa pensò di essere e cosa scelse di fare.

Mi si dirà e mi si chiederà cosa ciò abbia importanza. Il fu è immerso nella notte dei tempi, sepolto e disperso quale sabbia nel deserto col vento del Ghibli. Giusta perplessità, ma io non lascio. Non è che se fossero allora le cose andate diversamente, diverso sarebbe il nostro attuale essere? E’ che allora nacque il bene perchè era nato il male? E’ che senza la morte si sarebbe spenta la fiaccola della vita e che passeggiando potrei incontrare Caino od Abele o qualche altro fratello di allora o fratello di adesso.

Frugandomi nelle tasche trovai dei grani di frumento. Se li pianto, pensai, ne cresceranno delle spighe che mi daranno ancora grani di frumento che potrei piantare ancora e raccogliere spighe, sempre perchè sempre vivono. Questo, a ben guardare non è per l’essere umano, come a dire che una spiga di frumento può essere considerata eterna e l’uomo no.

Amici miei! Lucrezianamente parlando, non credo alla ricomposizione degli atomi, in quanto, in ogni caso, formerebbero qualcosa che niente ha a che fare con l’aggregato precedente. Sto discutendo, meglio mi sto sbrodolando sull’esistenza e sue conseguenze per il gusto di farlo lasciando che le parole trascinino i miei pensieri. Inutilmente pensieri e parole al vento? perchè no! Ogni volta che mi guardo allo specchio vedo la stessa persona dicendomi “quello sono io” ma non posso smettere l’uso dello specchio chè la barba me la devo pur fare. Tra parentesi “vivo, ma mai mi è piaciuto, e mi dò del vigliacco”.

Meno male che ci fu Caino ed anche Abele.

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Umberto Riva
Nasce nel 1932 e vive a Vicenza. Dipinge quando si sente ispirato e modella ceramica e maiolica. Scrive poesie, racconti, opere teatrali. Ama la musica, tutta purché sia musica e non rumore, passatempi che ne impegnano mente e fantasia. E' un matematico, che opera nel mondo delle scienze matematiche nella Oltre matematica creando nuove teorie, sistemi di pensare diversi. Per esprimersi nella scienza metamatematica e nel Fattore Temporale respira filosofia trascendentale. In seno a più atenei opera in libertà di pensiero.