Banche, Sabatini (ABI): “con nuove norme default rischio crisi imprese e aumento NPL”

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“Le banche sono sotto la forte pressione delle autorità di regolamentazione e vigilanza affinché evitino l’accumulo di Npl. Questa è una crisi asimmetrica quindi più che per dimensioni di imprese farei riferimento alle classi di dimensione dei finanziamenti. Andare a fare una stima delle probabilità di default su queste singole situazioni è molto difficile ed è per questo che stiamo chiedendo di abbandonare gli approcci automatici che trattano tutte le imprese allo stesso modo all’apparire di segnali che fanno presagire difficoltà: faccio riferimento alle nuove norme” europee sulla classificazione del default “e al calendar provisioning. Un approccio come quello della nuova definizione di default che prevede un’automatica classificazione di default ci sembra un meccanismo fortemente prociclico che può determinare un’accelerazione delle crisi di imprese e quindi aumentare i crediti deteriorati”. Lo ha detto il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, rispondendo a una domanda in audizione sul Recovery plan nelle commissioni Bilancio e Politiche Ue del Senato.

“Quello che bisogna fare – ha aggiunto Sabatini – è aumentare le misure di sostegno” alle imprese “così che non si generino crediti deteriorati. Quindi quello che servirebbe è che queste nuove norme siamo sospese o eliminate. Bisogna mantenere tutte le misure di supporto finché ci sarà l’emergenza e poi attenuarle con la massima gradualità. Le misure previste nell’ambito del Piano Transizione 4.0 – ha aggiunto Sabatini – potrebbero registrare ulteriori adesioni soprattutto se stabilizzate (temporalmente, ma anche nelle sue caratteristiche), favorendo in questo modo anche programmazioni di lungo periodo, che proprio per la complessità dei processi industriali coinvolti possono implicare piani di investimento che si articolano su più periodi di imposta”.

“Con riferimento al superbonus al 110%, nel Piano viene prevista una estensione dell’applicazione della misura per gli Iacp, fino al 30 giugno 2023; e per i condomìni fino al 31 dicembre 2022, a prescindere dalla realizzazione di almeno il 60% dei lavori. Considerato che lo scopo del beneficio è di favorire gli interventi di efficientamento energetico e di conseguire la “transizione verde” dell’edilizia privata, la chiave di successo della misura risiede nella sua stabilità e semplificazione. In tal senso – conclude De Palma – sarebbe utile estenderne la durata ad una o più annualità successive al 2022”.

Fonte Public Policy

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