Ava rifiuti ai privati? Usb al Comune di Schio: “rischia di essere un affare per mafie e malavita”

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La delibera del Comune di Schio – è scritto in un comunicato dell’Unione Sindacale di Base Privato di Schio – in cui si da’ incarico ad un consulente per valutare la possibilità di cedere  a privati proprie  quote e la possibilità di dare a privati la gestione AVA rischia di essere un punto di non ritorno della guerra in corso tra Comune di Schio (solo?) da una parte e C.d.A e direzione AVA dall’altra.

Noi non  dubitiamo della serietà degli argomenti e anzi diciamo che su bilanci, tariffe, gestione di una partecipata pubblica la chiarezza e la trasparenza sono un obbligo. Ava non è una società privata!

Un punto di non ritorno che avrà lacerazioni e conseguenze pesanti per i lavoratori di AVA  in quanto potrebbero essere a rischio posti di lavoro e livelli salariali e per i cittadini con un servizio che non risponderebbe piu’ al bene comune, ad un controllo sulle tariffe che già  adesso mostra alcuni punti non chiari, ma al profitto di chi gestirà Ava.

Diciamo subito che come lavoratori siamo assolutamente contrari ad un ritorno in mani private del servizio rifiuti e alla privatizzazione del termovalorizzatore, come siamo contrari ad una gestione mista pubblico privato, ricordiamo che non sono nemmeno tanti anni che si è fatto il percorso inverso  ovvero  la raccolta rifiuti in mano ad una società privata, la CIAS, che  è stata internalizzata all’interno dell’AVA e ora tutto il settore raccolta e  termovalorizzatore sono a totale gestione pubblica.

Va detto  che la nostra opposizione a privatizzare non ci impedisce di  segnalare che alcune cose  non vanno. Abbiamo l’impressione che  le tappe dell’inasprirsi di questa  “guerra” risalgono alla stessa configurazione statutaria di Ava, al fatto che il presidente nominato Carlo Lovato è stato di fatto dimissionato senza sapere perché, che tra Comune di Schio e Ava si è andati a tribunali e a carte bollate, che ci sono stati problemi su regolamenti per la gestione dell’ambito territoriale e che Ava non avrebbe preso il Cip6 o certificato.

In questi anni come lavoratori  ci siamo dati da fare sia professionalmente  affrontando tutte le innovazioni necessarie, sia sindacalmente facendo in modo che queste innovazioni non fossero mere dichiarazioni: abbiamo lottato per il rinnovo del parco  automezzi, per la messa in sicurezza degli impianti,  per la messa in sicurezza della buca 2, (ricordiamo che ci sono stati due incidenti mortali!), per la trasparenza amministrativa e dei compensi dei vari componenti degli organismi compreso il Direttore Generale.

Questo anche in presenza di contratti aziendali non del tutto soddisfacenti che vedono tutt’ora una disparità inaccettabile tra il settore raccolta, penalizzato, e il settore termovalorizzatore.

Le disparità dimostrano che la tanto agognata società unica non esiste del tutto e che da parte di chi governa AVA si privilegia il termovalorizzatore, entrano soldi, dalla raccolta, considerata …”una spesa”!

Siamo preoccupati  e molto, perchè il settore dei rifiuti in mano a privati rischia di essere un affare per mafie e malavita. Non è una “nostra” opinione basta vedere  gli arresti e i “provvidenziali incendi” in giro per il nostro paese. Chiediamo che Ava resti in mano Pubblica  e che i comuni  soci di Ava  chiariscano tutte le situazioni e mandino un segnale chiaro ai lavoratori e ai cittadini.

Diciamo chiaramente che sia questa mano Pubblica ad avere il potere delle politiche  ambientali del territorio e che la partecipata sia il braccio operativo.

E non viceversa.

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